martedì 12 gennaio 2010

Poesia e Musica : La ballata degli impiccati-François Villon(1489) e Fabrizio De Andrè(1968)


La ballata degli impiccati è una poesia del 1489 di François Villon;il poeta francese la compose mentre era recluso in carcere e temeva di essere presto giustiziato.La traduzione purtroppo non può rendere giustizia alla perfezione metrica delle rime del Villon.La canzone incisa da De Andrè e compresa nel suo capolavoro Tutti morimmo a stento,fu scritta dallo stesso cantautore genovese assieme a Bentivoglio e Reverberi.Come si può notare il testo di De Andrè è solo ispirato alla poesia;se questa,infatti,consiste in un accorato appello a chi vive affinchè perdoni i giustiziati,il testo della canzone è in realtà un durissimo attacco da parte degli stessi impiccati verso perbenisti e ipocriti che non lascia nessuno spazio al pentimento,ma solo ad un odio e un rancore smisurati e terribili,il tutto con un arrangiamento minimale e la voce mai così tombale di De Andrè.E' forse il pezzo più duro mai inciso da De Andrè e forse in tutta la musica leggera italiana.

La ballata degli impiccati

Fratelli umani che dopo noi vivete,
non abbiate con noi i cuori induriti,
perché se avete pietà di noi, poveri,
Dio avrà più presto pietà di voi.
Voi ci vedete qui, in cinque, sei, appesi :
quanto alla nostra carne, troppo nutrita,
dopo molto tempo è divorata e putrida,
fino all'osso, siam polvere e cenere.
Della nostra sventura, nessun si rallegri,
ma pregate Dio che tutti noi assolva!

Se noi vi chiamiamo fratelli, non dovete
averne sdegno, anche se siamo uccisi
dalla giustizia. Tuttavia voi sapete
che animo turbolento hanno gli uomini.
Perdonateci, perché siamo trapassati,
verso il figlio della Vergine Maria,
ché la sua grazia non ci sia arida,
e ci preservi dalle fiamme infernali.
Siamo morti, nessuno ci tormenti,
ma pregate Dio che tutti noi assolva!

La pioggia ci ha lavati abbastanza
e il sole ci ha anneriti e seccati;
Gazze, corvi ci hanno gli occhi scavati,
e strappata la barba e le sopracciglia.
Mai un solo istante restiamo seduti;
di qua e di là, come fa il vento soffiando,
a suo agio, senza tregua siam sballottati
e in più colpiti e dagli uccelli beccati.
Non siate della nostra confraternita,
ma pregate Dio che tutti noi assolva!

Principe Gesù che hai potere su tutti,
fa che l'inferno in potere non ci abbia :
non avendo nulla a che spartire con lui.
Uomini, adesso, non derideteci,
ma pregate Dio che tutti noi assolva.

Ieri,11.01.2010,ricorreva l'undicesimo anniversario dalla morte di De Andrè.

2 commenti:

  1. E non a caso hai scelto questo pezzo per commemorarlo! :)

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  2. Bravo andrea, non mi stancherò mai di leggere e sentire la voce di un grande uomo, e cantautore...come lui sono introvabili.
    Notte Lilly

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