domenica 24 giugno 2012

Avvistamenti Veloci #5

Glen Hansard-Rhythm And Repose
Personaggio multiforme, cantautore, attore e chitarrista, sempre a un passo e mezzo dal trionfo(ma un Oscar per la miglior canzone l'ha vinto), Glen Hansard è passato dall'essere uno dei protagonisti del mitico The Commitments ai fasti in patria(Dublino) della band The Frames, fino al progetto The Swell Season. Ora esordisce come solista con un lavoro per me assai azzeccato, sorta di folk-soul intenso, dove la fantastica voce del nostro si regge in magico equilibrio tra Van Morrison, Ben Harper e Cat Stevens(Maybe Not Tonight è un gioiello ai limiti della clonazione).

Dr. John-Locked Down
Personaggio leggendario di New Orleans, Dr. John viene riportato alla ribalta dal Re Mida del blues odierno, Dan Auerbach, con un'operazione sulla falsariga di quanto fatto da Rick Rubin a suo tempo con Johnny Cash e da Jack White con Loretta Lynn e Wanda Jackson. Auerbach costruisce una serie di groove irresistibili tra blues di New Orleans e rock à la Tom Waits(di cui però, va detto, Dr. John va annoverato tra gli ispiratori e non viceversa), impegnandosi in prima persona con l'assolo al fulmicotone della favolosa Getaway. Un lavoro genuino e assolutamente credibile.

Guillemots-Hello Land!
Al quarto lavoro, la band inglese guidata da Fyfe Dangerfield si dà ad atmosfere placide e bucoliche, pur senza rinunciare a sferzate di leggerezza pop, confezionando un disco piacevole che cresce con gli ascolti. Perfetta Up On The Ride, parte piano, cresce, poi si avvita su sé stessa per rinascere pezzo pop con una melodia che manco gli Abba. In Southern Winds il falsetto di Fyfe la fa da padrona, con atmosfere che rimandano a Scarborough Fair di Simon & Garfunkel, ma è tutto il lavoro a colpire per  qualità e ispirazione.

The Tallest Man Earth-There's No Leaving Now
Parte il primo pezzo dell'album, To Just Grow Away, e le coordinate dell'uomo più alto sulla terra, alias lo svedese Kristian Mattson, sono ben chiare: Bob Dylan, quello a cavallo tra il purismo folk e le prime istanze elettriche. Certo, la forza di Dylan non stava solo nella semplicità degli arrangiamenti e nella voce indolente e strascicata, ma soprattutto nella rivoluzionarietà di quei testi in quel momento storico, tuttavia i pezzi di Mattson rimangono un bel sentire, come era stato per Pete Molinari, altro credibile epigono del menestrello di Duluth. Specie quando il nostro fruga nei recessi più oscuri dell'anima, come nella title track o in Bright Lanterns, un vero gioiellino.

 

domenica 10 giugno 2012

Avvistamenti: Cate LeBon-Cyrk

 
Dici LeBon e ti si presentano alla mente scene deliranti popolate da ragazzine isteriche e parrucchieri impazziti tra toupé ossigenati e ciuffi color arancio, il tutto condito dagli sguaiati vocalizzi del buon Simon, venerando leader dei Duran Duran; ossia di una band che ha le sue belle responsabilità in quel disastro che fu il mainstream degli anni '80, oggi tanto amato dagli amanti del trash e delle rivalutazioni post(mortem). Invece qui parliamo di Cate LeBon, cantautrice gallese dalle oscure origini francesi, non chiedetemi perché oscure altrimenti non lo sarebbero più, e poi fa molto cool avere origini misteriose. Si tratta del suo secondo lavoro, ed è un disco che propone sonorità tra indie-folk e certo rock alternativo, rimanendo nell'ambito comunque di atmosfere molto soffuse e tranquille, con la bella voce di Cate mai sopra le righe e arrangiamenti discreti, irrorati da un filo di elettricità e con piacevoli sorprese, quali la tromba in sordina che accompagna il finale da marcetta di Greta. I nomi che vengono in mente di volta in volta sono tutti nobili, da Chrissie Hynde a Joni Mitchell, fino ad accenni di Tim Buckley e ai sublimi Velvet Underground più rilassati(si veda Puts me to work). Un lavoro che merita un ascolto attento.

sabato 2 giugno 2012

Letture

Trilogia della città di K-Agota Kristof
Il capolavoro della Kristof, ambientato nella non meglio specificata città di K, durante una non meglio specificata guerra e una non meglio specificata dittatura. Nel primo dei tre romanzi brevi riuniti nella trilogia non vengono rivelati addirittura nemmeno i nomi dei protagonisti. Ma il messaggio che viene fuori dalla prosa inquietantemente asciutta della Kristof è comunque palese. L'orrore di ogni guerra e dittatura, e come queste trasformano chi le subisce. La capacità di sopravvivenza dei bambini inventando altri mondi(i bambini hanno la pelle dura, diceva, mi pare, Truffaut). E la confusione tra realtà e finzione, tra verità e menzogna. Consigliatissimo.
Voto: 8

Tre atti e due tempi-Giorgio Faletti
Sono stato spinto ad impiegare una giornata nella lettura di quest'ultimo Faletti dalla curiosità ingenerata da un'intervista televisiva, in cui l'ex(ahimé) comico si atteggiava a grande scrittore contemporaneo. Archiviati dopo poche pagine i suoi tentativi di thriller, scoraggiato da dosi elefantiache di sesso, violenza, scrittura da best seller americano e parolacce(ah, se bastasse il turpiloquio per essere Bukowski basterebbe girare per bar dopo il posticipo), mi sono ingenuamente fidato di alcune critiche positive e ho preso(al book browsing, per fortuna) questo suo recente lavoro. La storia, in verità, non parte malissimo; Faletti si sforza di scrivere in modo meno commerciale e i personaggi sembrano discretamente approfonditi. Ma è solo un'illusione; la scelta dell'ambientazione calcistica è quantomeno banale, l'intreccio è farraginoso e il lieto fine forzato e esagerato, col protagonista che salva capra, cavoli e verduraio. Faletti cerca la frase ad effetto ogni due per tre, sfiorando a tratti l'effetto ridicolo o, peggio, il temuto effetto fabbiovolo. Completano il passo falso alcune ricadute nel vizio del turpiloquio gratuito e la delirante scena in cui il protagonista s'innamora della cameriera sfidandola nientemeno che alla ghigliottina di Carlo Conti.
Aridatece Vito Catozzo.
Voto: 4.5

Io sono Leggenda-Richard Matheson
Matheson è un misconosciuto, quanto fondamentale, della letteratura di fantascienza, nonché sceneggiatore di serie cult come Ai confini della realtà e di film come Duel e alcuni di Roger Corman. Io sono leggenda gode di grande popolarità grazie all'orrenda versione cinematografica con Will Smith, che ne travisa completamente trama e significato. Il romanzo merita invece grande attenzione, la prosa di Matheson è secca e l'ambientazione colpisce l'immaginario del lettore, contrapponendo la quotidianità più banale della provincia americana con l'orrore dell'epidemia e delle orde vampiresche. Il protagonista, ai limiti della follia a causa di solitudine e orrori che lo circondano, è tratteggiato sapientemente, e importante risulta il ribaltamento finale sull'atteggiamento verso il diverso. Un classico. Da rivedere la versione, questa sì splendida, girata a Roma con Vincent Price, L'ultimo uomo sulla terra.
Voto: 7.5

La materia oscura-Michelle Paver
Romanzo fantastico-horror dall'impianto ultra classico, con rievocazione per mezzo di diari che si incrociano, di una scrittrice già attiva nella narrativa per ragazzi. La storia, ambientata al Polo Nord, è una classica vicenda di spettri e situazioni ai limiti della sopravvivenza, in uno stile che riporta ai bei tempi di Stoker e Poe, con qualche concessione a tematiche più attuali. Una boccata d'aria fresca.
Voto: 7