martedì 30 luglio 2013

Avvistamenti: Hollis Brown-Ride On The Train(2013)

Certo, da una band che prende il proprio nome a prestito da una ballata di Bob Dylan, e che dichiara come principale influenza i Creedence Clearwater Revival, non è lecito aspettarsi musica elettronica e di tendenza. E infatti anche per questi quattro giovanotti di New York, come spesso succede nei lavori qui presentati, il tempo sembra essersi fermato alla metà degli anni settanta; e allora ecco un corposo, ruvido e ben suonato rock blues in stile puramente americano. Si va con piacere e senza cadute di tensione dalla title track, pura estetica CCR, a ballate a tratti dylaniane e ben calibrate quali Faith & Love e If Ain't Me, ai blues sporchi Doghouse Blues e Walk On Water, forse gli episodi più felici dell'intero lavoro. Un cenno ancora alla produzione, vintage e grezza al punto giusto, e alle capacità di strumentisti dei quattro, mai sopra le righe, senza inutili virtuosismi.

sabato 27 luglio 2013

R.I.P. J.J.Cale

Se n'è andato com'è vissuto, senza far troppo rumore, uno dei chitarristi più influenti(Clapton e Knopfler vi dicono qualcosa?) e allo stesso tempo sottovalutati della storia del rock e del blues, J.J.Cale.

giovedì 4 luglio 2013

Avvistamenti: Graveyard-Lights Out(2012)

Terzo lavoro e terzo centro per gli svedesi Graveyard, band troppo spesso etichettata e infilata nel calderone doom metal senza, a mio parere, farne parte. Infatti il gruppo in questione propone una mistura estremamente trasversale di generi, sempre muovendosi nell'ambito di atmosfere vintage anni '70, che va dall'hard rock più classico, di derivazione blues per intenderci, à la Led Zeppelin, Free e Deep Purple, a cavalcate lisergiche e rilassate dove si rincorrono echi floydiani e fantasmi dei Black Sabbath. Il tutto con una pertinenza assolutamente impossibile da non rilevare, e senza scadere nella facile trappola del derivativo più becero; questo grazie a una scrittura matura che trascende i generi, a un'abilità strumentale che non guasta e soprattutto grazie alla splendida voce e personalità del vocalist Joakim Nilsson, capace di alternare un timbro profondo ed espressivo a improvvise accelerazioni in falsetto nel miglior stile hard rock. Lights Out, va detto, è secondo me una mezza spanna sotto al fenomenale Hisingen Blues del 2011, pur riprendendone atmosfere e schemi in modo pressocché immutato, ma è comunque un lavoro importante come conferma dopo il capolavoro precedente e l'ottimo esordio di poco prima. E quindi ritroviamo pezzi veloci e urlati di chiara matrice hard, come l'apertura di An Industry Of Murder o Seven Seven o ancora le granitiche Goliath e Fool In The End, alternate a ballate lunghe e saggiamente diluite come Slow Motion Countdown(pezzo forte del lotto), e cavalcate blues che sembrano uscite dritte dai primi dischi degli ZZTop, vedi The Suits, The Law & The Uniforms. Pare proprio che il rock più classico, da sempre patrimonio della West Coast e dalla perfida Albione, abbia trovato il suo porto più sicuro nella nordica Svezia.