giovedì 30 settembre 2010

R.I.P. Tony Curtis

Se ne è andato un altro pezzo della Hollywood degli anni '50,il grande Tony Curtis.Interprete di spessore sia in ruoli drammatici che comici,questi ultimi quelli che gli diedero il grande successo (uno su tutti A qualcuno piace caldo).Io personalmente lo ricordo con grande piacere nella serie cult degli anni '70 Attenti a quei due che,riproposta con regolarità fino alla metà degli '80,rappresenta uno dei miei primi e più piacevoli ricordi,visto che lui e l'altrettanto mitico Roger Moore,col loro mix di ironia,classe,belle donne e,soprattutto,automobili da favola,da noi erano quasi persone di casa.

lunedì 27 settembre 2010

Dischi oscuri : You won't remember dying-Bulbous Creation (1970)


Tra la fine degli anni sessanta e l'inizio dei settanta furono centinaia le band che,spaziando tra blues,psichedelia,hard rock e progressive,registrarono pochi lavori,quando non uno solo,senza lasciare quasi traccia di sè,questo nonostante capacità ed ispirazione non comuni.Questo nuovo spazio si propone di parlare di alcuni di questi artisti,i miei preferiti,che all'epoca non ebbero il meritato riconoscimento e che oggi sono degli illustri sconosciuti.
Cominciamo con un disco del 1970,rimasto per decenni un oggetto non identificato,oscuro in tutti i sensi;già,perchè il disco dei Bulbous Creation,uscito all'epoca solo in 500 copie in vinile,è oscuro tanto perchè sconosciuto,quanto per i temi in odor di zolfo trattati.E' un disco essenzialmente di hard rock psichedelico,con rimandi a Led Zeppelin,Black Sabbath e compagnia bella,registrato senza grandi mezzi e prodotto di conseguenza;suoni grezzi e voci poco educate la fanno da padrona,eppure ogni pezzo trasuda grande creatività e forti suggestioni.Ascoltate il folk rock contorto dell'incipit End of the page,con l'arrangiamento semi acustico ed una chitarra elettrica ficcante che,instancabile,tesse una trama quasi arabeggiante.O i granitici riff dei due pezzi forti del disco,Satan e Fever Machine Man,o ancora la psichedelica Let's go to the sun o il blues sbilenco nella rilettura del classico Stormy Monday.Un disco tanto oscuro quanto imperdibile per i cultori del genere,che oltre ad ascoltare queste tre tracce,possono facilmente reperirlo in rete,ad esempio qui.

sabato 25 settembre 2010

Avvistamenti : Le Noise-Neil Young


Forse tra i grandi mostri sacri del periodo d'oro del rock,Neil Young è quello che è sopravvissuto più dignitosamente,continuando a sfornare musica e a raccogliere consensi sia fra i nostalgici che fra i nuovi proseliti.Forse perchè è sempre ben presente nella sua musica una certa onestà di fondo,forse perchè non si è prestato ai canonici greatest hits con tanto di stucchevoli duetti con le star del pop;o forse perchè,pur mantenendo saldi i legami con le radici,non ha mai rinunciato a battere nuove strade e a scrivere testi duramente attuali.Non fa eccezione questo nuovo lavoro,intitolato Le Noise,nome che fa il verso a quello altisonante del produttore Daniel Lanois,collaborazione che è forse l'unica concessione alle mode del vecchio Young,visto che un disco così,per sola chitarra e voce(pur filtrata in mille modi),poteva benissimo produrselo da solo.E la particolarità del disco è proprio nella scarna strumentazione,che eccetto un paio di perle acustiche,consiste solo in una chitarra elettrica,distorta e effettata come in pochi altri casi.La trovata è una sorta di croce e delizia del lavoro,infatti se suonate l'elettrica c'è di che leccarsi i baffi,una vera bibbia dell'accompagnamento rock,anche piuttosto accessibile,e inoltre l'effetto sorpresa è assicurato.Per un paio di brani.Già,perchè qui cominciano i guai;infatti,a parer mio,l'idea di suonare tutto il disco chitarra elettrica e voce,pezzo dopo pezzo,appiattisce il tutto e rende i brani tutti uguali.Ed è un vero peccato perchè,mai come in questo caso,i pezzi ci sono eccome,sospesi tra rock e melodie perfettamente younghiane,con quella voce sempre sul punto di spezzarsi che riesce ancora a dare i brividi.Un'esperimento assai apprezzabile,dunque,ma riuscito a metà,ascoltate Hitchhiker,ad esempio,brano degnissimo,ma che in mano ai Crazy Horse dei tempi d'oro sarebbe stato pura dinamite.E non è un caso che l'acustica Love and war,ballata bella nella sua semplicità,qui faccia la figura del capolavoro.

Perle sconosciute : Lost Coastlines-Okkervil River (2008)

lunedì 20 settembre 2010

Discografia : Cream

Sleepy time time da Fresh Cream (1966)


Swalbr da Disraeli Gears (1967)


White Room da Wheels of Fire (1968)


Badge da Goodbye (1969)

giovedì 16 settembre 2010

Avvistamenti : Wilderness Heart-Black Mountain


E' evidente che i Black Mountain siano rimasti intrappolati negli anni '70 in modo molto più grave di quanto loro stessi siano disposti ad ammettere;difatti,giunti al terzo album,indicano tra le influenze del nuovo lavoro nomi come King Crimson,New Order,Alex Chilton e Janis Joplin,tutti artisti che non c'entrano pressapoco niente tra di loro e,soprattutto,non c'entrano niente col suddetto album.Infatti quello che si deduce dall'ascolto dello stesso,è una palese divisione,al limite della dicotomia,tra una parte fatta di hard-rock di grana piuttosto grossa,assai influenzato dai Deep Purple più pacchiani,quelli,per capirci,tra l'ultimo Gillan e il primo Coverdale,e una parte,senza dubbio più riuscita,votata ad un folk-rock psichedelico tra i Led Zeppelin più bucolici ed i Jefferson Airplane.Personalmente,dopo averlo decisamente bocciato ad un primo ascolto,mi sono convinto a dargli una seconda chance e devo dire di essermi parzialmente ricreduto;la parte hard-rock è sostanzialmente quanto di più commerciale la montagna nera abbia proposto fino ad oggi,scorre via senza lasciare grossi segni ma anche senza scivoloni,offrendo peraltro l'occasione per lo sfoggio di qualche assolo chitarristico,merce sempre più rara.Più valida la parte folk,vicina a certe cose dei Lightning Dust,costola dei Black Mountain di cui ho già parlato,e con due-tre pezzi che si fanno ricordare con piacere.L'impressione dunque è di un disco che non fa certo gridare al capolavoro,ma che offre parecchi pezzi ben centrati;forse il loro limite più profondo è la sindrome del primo disco che,lungi dall'essere chissà quale capolavoro,si porta dietro un culto ostinato che puntualmente sminuisce i nuovi lavori,un po' come succede in altro ambito con gli Interpol e altre band.
Ah,se dubitate del fatto che siano rimasti invischiati negli anni '70,date un'occhiata al video di Old Fangs.

martedì 7 settembre 2010

Altre forme di blues : Mojo-Tom Petty & The Heartbreakers (2010)


Sono ormai passati quasi tre mesi dall'uscita di Mojo,il nuovo album di Tom Petty coi suoi fedeli Heartbreakers,se mi decido a parlarne solo ora il motivo è semplice quanto inspiegabile:non l'avevo ancora ascoltato fino a poche settimane fa.Eppure me l'ero procurato quasi subito,pur non essendo un fervente fan di Petty,attirato dal titolo dall'innegabile aroma di blues.E,devo dire,l'ascolto ha prodotto risultati al di là delle più rosee aspettative,Petty (che ho sempre ritenuto un grande musicista,su cui pesa un pregiudizio che divide con tanti altri,tipo Springsteen e Dylan,cioè quello di aver venduto troppi dischi per essere accettato da una certa intellighenzia snob...) svicola in parte dal suo genere per incidere 65 minuti quasi totalmente in presa diretta tra blues nelle sue varie accezioni e accenni di psichedelia hard rock.In poche parole,un disco di rock come non se ne sentivano da tempo,ma di cui si sentiva il bisogno e che,per una volta,si fa apprezzare in tutta la sua lunga durata.L'attacco di Jefferson Jericho Blues chiarisce subito le intenzioni,un blues tirato tra armonica e chitarra,imparentato coi mostri sacri di Chicago ma anche col primo John Mayall.First Flash Of Freedom è una lunga cavalcata psichedelica dalle parti dei Doors e della West Coast,con fughe chitarristiche degne dei Grateful Dead,sicuramente una delle vette del lavoro;The Trip To Pirate's Cove è una sorta di omaggio (plagio?) alla Slaybo Day che il grandissimo Peter Green incise nel '78,in uno dei suoi periodi peggiori,mentre sia Candy che Let yourself go citano massicciamente lo stile di J.J.Cale.Ma sarebbe fin troppo semplice ridurre il tutto ad una caccia alle influenze pezzo per pezzo,la verità è che Tom Petty con questo lavoro riesce a compilare una sorta di catalogo del miglior blues e rock degli ultimi quarantacinque anni,riuscendo però a lasciare la sua impronta personale.E quella di Mike Campbell,chitarrista sugli scudi più che mai in questo disco,vero protagonista di parecchi episodi,sempre in evidenza ma mai sopra le righe.Continuando a curiosare tra i pezzi e le varie influenze,non si possono non notare accenti zeppelliniani nell'hard rock I should have know it e nel blues in minore Good Enough,altra grande prova di Campbell tra Page e Gary Moore.
Da segnalare anche il blues acustico di U.S.41,l'hendrixiana Takin' my time, le belle ballate No reason to cry e Something good coming e il reggae(detto da me che,scusate l'abusato gioco di parole il reggae non lo reggo...) di Don't pull me over.In una parola,per me,un disco perfetto,di quelli che vi fanno correre in cantina (se ce l'avete) a collegare l'amplificatore (se ce l'avete) e la chitarra elettrica (se ce l'avete).

domenica 5 settembre 2010

Avvistamenti veloci

The R.G.Morrison-Farewell,my lovely

Alla seconda prova(e a cinque anni dall'esordio),l'inglese Rupert Graeme Morrison inanella col quartetto che porta il suo nome una bella serie di pezzi sospesi tra country-folk americano,indie rock e cantautorato stile Nick Drake.Molto convincente nella sua semplicità e delicatezza,con la perla melodica di questa ...Introducing Diamond Valley.


Sandi Thom-Merchant and thieves

Nuovo lavoro decisamente sbilanciato sul versante blues per la cantante e multistrumentista Sandi Thom,già da qualche anno sulla breccia.Tutto suonato molto bene ma l'insieme sa di già sentito,a partire dalla voce della Thom.Da ricordare il duetto con la favolosa chitarra di Joe Bonamassa in This ol' world.


Tired Pony-The place we ran from

Dopo il bell'esordio di Philip Selway,un altro disco che nasce da una costola di una band stellare;stavolta si tratta di Peter Buck,chitarrista dei REM.I Tired Pony danno vita ad un rock FM con robuste iniezioni di country e folk,ma il risultato non si eleva troppo al di sopra della sufficienza.Tra i punti di forza gli ospiti,tra cui Zooey Deschanel in Get on the road e Tom Smith,voce degli Editors in The good book.



sabato 4 settembre 2010

Fernando Pessoa : La Poesia


Nella mia mente è scolpita una poesia
che esprimerà la mia anima intera

La sento vaga come il suono e il vento
eppure scolpita in piena chiarezza.


Non ha strofa, verso né parola
non è neppure come la sogno.

E' un mero sentimento, indefinito,
una felice bruma intorno al pensiero.


Giorno e notte nel mio mistero
la sogno, la leggo e riprovo a sillabarla,

e sempre la parola precisa è sul bordo di me stesso
come per librarsi nella sua vaga compiutezza.


So che non sarà mai scritta.
So che non so che cosa sia.

Ma sono contento di sognarla,
e una falsa felicità, benché falsa, è felicità.

giovedì 2 settembre 2010

Avvistamenti : Familial-Philip Selway


Philip Selway è il batterista dei Radiohead,una delle band fondamentali degli ultimi vent'anni e da qualche tempo ha dato alle stampe il suo debutto come solista,intitolato Familial ed improntato ad un gradevolissimo folk-pop cantautorale.E' un lavoro che,dopo qualche dubbioso ascolto,devo dire mi ha conquistato proprio in virtù della sua semplicità;il primo riferimento che viene in mente è senza dubbio il grande Nick Drake,soprattutto in The ties that bind us.La voce di Selway è delicata e fragile ma allo stesso tempo convincente e capace di creare atmosfere avvolgenti e suggestive;By some miracles è il singolo di lancio ed effettivamente è il pezzo più facile,ma allo stesso tempo uno dei più riusciti ,della raccolta,mentre altri episodi fanno pensare un po' di più a bozzetti che,sia pur validissimi,a volte non crescono come potrebbero,ad esempio A simple life,che parte benissimo ma ad un certo punto quasi si arena,pur rimanendo un ottimo pezzo.Molto valida anche la chiusura di The witching hour,dolente ballata che pone fine ad uno dei più gradevoli album di questo periodo.