mercoledì 31 agosto 2011

Avvistamenti : Skying-The Horrors (2011)



Uscito da un paio di mesi,atteso da fans e critica in modo spasmodico e condito dai soliti scandali sull'uso di droghe come aiutino per l'ispirazione,Skying è il terzo lavoro degli Horrors,che giunge un paio d'anni dopo l'assai promettente Primary Colours. Il gruppo,nonostante la giovanissima età e la breve discografia è già assurto a piccolo culto degli indie-rockettari e,forse per evitare scomodi paragoni con l'illustre predecessore,in questo lavoro cambia parzialmente direzione, pur rimanendo in ambito new wave con ampie spruzzate di shoegaze e, per fortuna non troppo pesanti, nostalgie anni '80. Si tratta, a parer mio, di un buon lavoro, anche se magari non degno degli osanna che ho sentito levarsi da più parti, con pezzi lunghi e ariosi, qualche slancio psichedelico, arrangiamenti molto curati e melodie ipnotiche. Non mancano pezzi molto riusciti, vedi Moving further away e Monica gems, anche se un bell'otto pieno, per me, se lo merita solo la conclusiva, sontuosa Oceans Burning.

martedì 30 agosto 2011

Oceano Mare-Alessandro Baricco



Sabbia a perdita d'occhio, tra le ultime colline e il mare - il mare - nell'aria fredda di un pomeriggio quasi passato, e benedetto dal vento che sempre soffia da nord. La spiaggia. E il mare. Potrebbe essere la perfezione immagine per occhi divini mondo che accade e basta, il muto esistere di acqua e terra, opera finita ed esatta, verità - verità - ma ancora una volta è il salvifico granello dell'uomo che inceppa il meccanismo di quel paradiso, un'inezia che basta da sola a sospendere tutto il grande apparato di inesorabile verità, una cosa da nulla, ma piantata nella sabbia, impercettibile strappo nella superficie di quella santa icona, minuscola eccezione posatasi sulla perfezione della spiaggia sterminata. A vederlo da lontano non sarebbe che un punto nero: nel nulla, il niente di un uomo e di un cavalletto da pittore. Il cavalletto è ancorato con corde sottili a quattro sassi posati nella sabbia. Oscilla impercettibilmente al vento che sempre soffia da nord. L'uomo porta alti stivali e una grande giacca da pescatore. Sta in piedi, di fronte al mare, rigirando tra le dita un pennello sottile. Sul cavalletto, una tela.


************************

Non è che la vita vada come tu te la immagini. Fa la sua strada. E tu la tua. Io non è che volevo essere felice, questo no. Volevo... salvarmi, ecco: salvarmi. Ma ho capito tardi da che parte bisognava andare: dalla parte dei desideri. Uno si aspetta che siano altre cose a salvare la gente: il dovere, l'onestà, essere buoni, essere giusti. No. Sono i desideri che salvano. Sono l'unica cosa vera. Tu stai con loro, e ti salverai. Però troppo tardi l'ho capito. Se le dai tempo, alla vita, lei si rigira in un modo strano, inesorabile: e tu ti accorgi che a quel punto non puoi desiderare qualcosa senza farti del male. E' lì che salta tutto, non c'è verso di scappare, più ti agiti più si ingarbuglia la rete, più ti ribelli più ti ferisci. Non se ne esce. Quando era troppo tardi, io ho iniziato a desiderare. Con tutta la forza che avevo. Mi sono fatta tanto di quel male che tu non puoi nemmeno immaginare.

*************************

Sapeva ascoltare, e sapeva leggere. Non i libri, quelli sono buoni tutti, sapeva leggere la gente.

*******************

La crudeltà è la virtù per eccellenza dei mediocri: hanno bisogno di esercitare la crudeltà, esercizio per cui non è richiesta la minima intelligenza.

**********************

Io ti ho amato, André, e non saprei immaginare come si possa amare di più. Avevo una vita, che mi rendeva felice, e ho lasciato che andasse in pezzi pur di stare con te. Non ti ho amato per noia, o per solitudine, o per capriccio. Ti ho amato perché il desiderio di te era più forte di qualsiasi felicità. E lo sapevo che poi la vita non è abbastanza grande per tenere insieme tutto quello che riesce ad immaginarsi il desiderio. Ma non ho cercato di fermarmi, né di fermarti. Sapevo che lo avrebbe fatto lei. E lo ha fatto. E' scoppiata tutto d'un colpo. C'erano cocci ovunque, e tagliavano come lame.

******************************

Uno si costruisce grandi storie, questo è il fatto, e può andare avanti anni a crederci,non importa quanto pazze sono, e inverosimili, se le porta addosso,e basta. Si è anche felici, di cose del genere. Felici. E potrebbero non finire mai. Poi, un giorno, succede che si rompe qualcosa, nel cuore del gran marchingegno fantastico, tac, senza nessuna ragione, si rompe d'improvviso e tu rimani lì, senza capire come mai tutta quella favolosa storia non ce l'hai più addosso,ma davanti, come fosse la follia di un altro, e quell'altro sei tu. Tac. Alle volte basta un niente. Anche solo una domanda che affiora. Basta quello.




lunedì 29 agosto 2011

Avvistamenti : The Rip Tide-Beirut (2011)


Al terzo lavoro la creatura del giovane talento Zach Condon riesce finalmente ad approdare verso l'album perfetto.Dopo album che, pur tra sprazzi lucentissimi, deludevano a volte non per mancanza, bensì per eccesso di ispirazioni e orchestrazioni, The Rip Tide è un lavoro perfettamente equilibrato tra il placido spleen di un pezzo classico come A candle's fire, le timide pulsazioni elettroniche di Santa Fe, il minimalismo di The peacock e le struggenti melodie della title-track e della conclusiva,sontuosa Port Of Call.Su tutto la voce di Zach, che sembra indagare i recessi dell'anima, piuttosto che cercare di arrampicarsi su per le ottave, come faceva a suo tempo un Morrissey o tuttora un Finn Andrews(il cantante dei Veils), artisti con cui Zach condivide sensibilità e timbro vocale. Sembra forse paradossale che si possa, attraverso la sottile malinconia che pervade le atmosfere dei Beirut, ritrovare la speranza di una piccola felicità, eppure è proprio lo stato d'animo a cui questo disco può indurre.


domenica 28 agosto 2011

Raymond Carver : Poesie


Il minuetto

Splendide mattinate.
Giorni in cui mi manca tanto
che non mi manca niente.

Mi basta questa vita e non voglio altro.
Immobile, spero che nessuno arrivi.

Ma se arriva qualcuno, spero sia lei.
Quella con le stelline di brillanti
sulla punta delle scarpe.

La ragazza che ho visto danzare il minuetto.
Quell'antica danza.
Il minuetto.

Lo danzava
come doveva essere danzato.
E a modo suo.


Una forgia e una falce

Un minuto fa avevo le finestre aperte
e c’era il sole. Tiepide brezze
attraversavano la stanza.
(L’ho scritto anche in una lettera.)
Poi, sotto i miei occhi, si è fatto buio.
Il mare ha cominciato a incresparsi
e le barche da diporto che erano a pesca
hanno virato e sono rientrate, una flottiglia.
Il tintinnabolo sotto al portico è caduto
di colpo sotto una raffica. le cime degli alberi
tremavano. Il tubo della stufa cigolava e sbatteva
trattenuto dai tiranti.
Ho detto: Una forgia e una falce”.
Certe volte parlo da solo, così.
Nomino certe cose:
argano, gomna limo, foglia fornace.
Il tuo volto, la tua bocca, le tue spalle
ora sono per me inconcepibili!
Che fine hanno fatto? E’come se
li avessi sognati. I sassi che abbiamo portato
a casa dalla spiaggia se ne stanno lì
sul davanzale a raffreddarsi.
Torna a casa. Mi senti?
I miei polmoni sono pieni del fumo
della tua assenza.


La poesia che non ho scritto

Ecco la poesia che volevo scrivere
prima, ma non l’ho scritta
perché ti ho sentita muoverti.
Stavo ripensando
a quella prima mattina a Zurigo.
Quando ci siamo svegliati prima dell’alba.
Per un attimo disorientati. Ma poi siamo
usciti sul balcone che dominava
il fiume e la città vecchia.
E siamo rimasti lì senza parlare.
Nudi. A osservare il cielo schiarirsi.
Così felici ed emozionati. Come se
fossimo stati messi lì
proprio in quel momento.


Dolce far nulla

Un attimo fa ho dato un'occhiata nella stanza
ed ecco quel che ho visto:
la mia sedia al suo posto, accanto alla finestra,
il libro appoggiato faccia in giù sul tavolo.
E sul davanzale, la sigaretta
lasciata accesa nel posacenere.
Lavativo!, mi urlava sempre dietro mio zio,
tanto tempo fa. Aveva proprio ragione.
Anche oggi, come ogni giorno,
ho messo da parte un po' di tempo
per fare un bel niente.





Raymond Carver

venerdì 26 agosto 2011

La solitudine-Charles Baudelaire


A proposito del commento di Angie al post di ieri,riguardo all'aforisma di Bukowski sulla solitudine,approfitto per pubblicare questo bellissimo brano tratto da "Lo spleen di Parigi" di Charles Baudelaire.

“Un gazzettante filantropo mi dice che la solitudine fa male all’uomo; e a sostegno della sua tesi cita, come tutti gli increduli, parole dei Padri della Chiesa.

So che il Demonio frequenta volentieri i luoghi aridi, e che il Pensiero di omicidio e di lubricità si infiamma a meraviglia nelle solitudini. Ma può essere che questa solitudine sia pericolosa solo per l’anima oziosa e divagante che la popola con le sue passioni e chimere.

Certo è che un parolaio, il cui sommo piacere consiste nel parlare dall’alto di una cattedra o di una tribuna, nell’isola di Robinson rischierebbe non poco di diventare pazzo furioso. Io non pretendo dal mio gazzettante le coraggiose virtù di Crusoè, ma gli chiedo di non decretare lo stato d’accusa di chi ama la solitudine e il mistero.

Nelle nostre razze cicaleggianti vi sono individui che accetterebbero con minor ripugnanza il supplizio supremo, se fosse loro permesso di tenere dall’alto del patibolo una copiosa arringa, senza dover temere che i tamburi di Santerre troncassero loro intempestivamente la parola.

Non li compiango, perché immagino che le effusioni oratorie procurino loro voluttà uguali a quelle che altri traggono dal silenzio e dal raccoglimento; ma li disprezzo.

Desidero soprattutto che il mio maledetto gazzettante mi lasci divertire a modo mio. «Voi non provate dunque mai» mi dice con tono nasale molto apostolico «il bisogno di dividere le vostre gioie?». Vedete che sottile invidioso! Sa che disdegno le sue e viene a insinuarsi nelle mie, l’orrendo guastafeste.

«La gran disgrazia di non poter star solo!…» dice da qualche parte La Bruyère, come per far vergognare tutti coloro che corrono a dimenticarsi nella folla, certo temendo di non poter sopportare sé stessi.

«Quasi tutte le nostre disgrazie vengono dal non aver saputo starcene in camera nostra» dice un altro saggio, Pascal mi pare, richiamando così nella cella del raccoglimento tutti quegli smarriti che cercano la felicità nel moto e in una prostituzione che potrei chiamare fraternitaria, se volessi usare la bella lingua del mio secolo.”


giovedì 25 agosto 2011

Aforismi-Charles Bukowski


Pensate a tutte le persone che in vita loro non hanno mai sentito musica decente. Non c’è da meravigliarsi che le loro facce cadano a pezzi, non c’è da meravigliarsi che uccidano senza pensarci due volte, non c’è da meravigliarsi che non abbiano cuore.

Ovviamente è possibile amare un essere umano, se non lo si conosce abbastanza bene

Solo i poveri riescono ad afferrare il senso della vita, i ricchi possono solo tirare a indovinare

L’individuo equilibrato é un pazzo.

Ero alla bancarotta, il governo era alla bancarotta, il mondo era alla bancarotta. Ma chi cazzo li aveva, i fottuti soldi?

La gente è il più grande spettacolo del mondo.E non si paga il biglietto.

Ognuno di noi ha i suoi inferni, si sa. Ma io ero in testa, di tre lunghezze sugli inseguitori

Il matrimonio, Dio, i figli, i parenti e il lavoro. Non ti rendi conto che qualsiasi idiota può vivere così e che la maggior parte lo fa?

Passai accanto a duecento persone e non riuscii a vedere un solo essere umano

Scrivere poesie non è difficile; è difficile viverle.

Pensate a tutti i milioni di persone che vivono insieme anche se non gli piace, odiano il lavoro ma hanno paura di perderlo, non c’è da meravigliarsi se hanno la faccia che hanno.

Il miglior lettore e il miglior essere umano sono quelli che mi fanno la grazia della loro assenza.

Gente che va su e giù per le scale mobili, negli ascensori, che guida automobili, le porte dei garage che si aprono schiacciando un pulsante. Poi vanno in palestra per smaltire il grasso.

Nella prossima vita voglio essere un gatto. Dormire venti ore al giorno e aspettare che ti diano da mangiare. Starsene seduti a leccarsi il culo. Gli umani sono dei poveretti, rabbiosi e fissati.

La cosa terribile non è la morte, ma le vite che la gente vive o non vive fino alla morte.

Ti aspetti di trovare poesia in una rivista di poesia? Le cose non sono così semplici.

Umanità, mi stai sul cazzo da sempre. Ecco il mio motto.

Salii in macchina, mi staccai dal marciapiede e mi immisi nel traffico. Erano quasi le dieci di sera. C’era la luna e la mia vita stava andando lentamente in nessun posto.

Se mai dovessi parlare di amore e di stelle ...uccidetemi.

Sono il tipo che vive di solitudine: senza solitudine sono come un altro uomo senza cibo o senza acqua. Ogni giorno passato senza solitudine mi indebolisce.






mercoledì 24 agosto 2011

Poesie contro la guerra-Bertold Brecht

Guernica,Pablo Picasso


LA GUERRA CHE VERRA’

La guerra che verrà
non è la prima. Prima
ci sono state altre guerre.
Alla fine dell'ultima
c'erano vincitori e vinti.
Fra i vinti la povera gente
faceva la fame. Fra i vincitori
faceva la fame la povera gente
egualmente.


GENERALE, IL TUO CARRO ARMATO È UNA MACCHINA POTENTE

Generale, il tuo carro armato è una macchina potente
Spiana un bosco e sfracella cento uomini.
Ma ha un difetto:
ha bisogno di un carrista.

Generale, il tuo bombardiere è potente.
Vola più rapido d'una tempesta e porta più di un elefante.
Ma ha un difetto:
ha bisogno di un meccanico.

Generale, l'uomo fa di tutto.
Può volare e può uccidere.
Ma ha un difetto:
può pensare.


MIO FRATELLO AVIATORE

Mio fratello era aviatore.
Un giorno gli diedero una carta,
e fece i bagagli, con rotta verso Sud.
Mio fratello è un conquistatore.
Al nostro popolo serve spazio,
è un nostro antico sogno
avere terre.
Lo spazio mio fratello l'ha conquistato
nel massiccio del Guadarrama.
È lungo un metro e ottanta,
profondo un metro e cinquanta.


martedì 23 agosto 2011

Altre forme di blues : Nobody but you-The Black Keys (2002)

Consigli per la lettura : Gli otto peccati capitali della nostra civiltà-Konrad Lorenz


Scritto nel 1973,questo libretto del premio Nobel per la medicina Konrad Lorenz,è ideale da leggere tutto d'un fiato e da rileggere con più calma.L'autore analizza,con l'occhio acuto dello scienziato ma con un linguaggio quasi sempre limpido e comprensibile,i principali vizi che hanno condotto l'umanità verso una terribile decadenza ed il nostro pianeta verso la distruzione.Questi veri e propri peccati capitali,spesso resi ancor più gravi dal non essere considerati tali,o addirittura contrabbandati per progresso,Lorenz li riassume in otto punti: 1.La sovrappopolazione del pianeta. 2.La devastazione dello spazio vitale naturale. 3.La competizione tra gli uomini e lo sviluppo tecnologico da essa derivante. 4.La scomparsa di sentimenti ed emozioni forti dovuta all'abuso dei moderni comfort. 5.Il deterioramento del patrimonio genetico. 6. La tradizione demolita e l'odio verso gli anziani. 7. L'indottrinamento mediante mezzi di persuasione di massa. 8. Il riarmo atomico.
Ognuno di questi argomenti è trattato in brevi capitoli esaurienti,peraltro leggibili anche indipendentemente tra essi,dove Lorenz tratta il tema col rigore dello studioso,ma anche col trasporto del visionario che già si era accorto del baratro verso cui l'umanità era lanciata in una folle corsa;e tutto ciò senza mai rinunciare all'ironia e citando anche esempi delle sue personali esperienze umane e di grande scienziato qual'era nei campi della biologia e dell'etologia.
Quello che colpisce il lettore di questo breve trattato,è come Lorenz fosse avanti,forse fin troppo,per trovare ascolto nel 1973;quando si parla,ad esempio,di"mezzi di comunicazione e persuasione di massa mai perfezionati e potenti come oggi",non si può fare a meno di sorridere amaramente pensando cosa avrebbe detto se fosse vissuto oggi,con internet e i telefonini,col quotidiano lavaggio del cervello che ci viene propinato non più solo dalla televisione e dai cartelloni pubblicitari,ma con ogni mezzo e in ogni ambito,commerciale e politico.E cosa avrebbe potuto pensare davanti all'imbarbarimento culturale delle masse,nonostante mai come oggi la cultura sia lì,a portata di chiunque volesse approfittarne?O,portando il discorso agli estremi,cosa avrebbe fatto di fronte a programmi di grande successo come i reality, che agiscono sulle menti dei più giovani,influenzabili e incapaci di senso critico,illudendoli di vivere in una realtà che non esiste? Non so darvi una risposta,visto che,fortunatamente per lui,Lorenz è vissuto in un'epoca dove la speranza non era ancora morta,come si intuisce nella breve "premessa ottimistica" che apre il trattato.
Leggete questo libello,se non volete chiudere gli occhi completamente sulla società che vi circonda vi troverete molte risposte.

Dall'Estinguersi dei sentimenti,capitolo v :

Dentro di me,io mi sono allontanato da molte persone per averle sentite dire, a proposito del loro cane : "...e poi ci trasferimmo in città e dovemmo darlo via".La neofilia è un fenomeno estremamente gradito ai grossi produttori e che,grazie all'indottrinabilità delle masse, si presta a essere sfruttato per guadagni in grande stile.

domenica 21 agosto 2011

Finale-Giuseppe Ungaretti


Più non muggisce, non sussurra il mare,
Il mare.

Senza i sogni, incolore campo è il mare,
Il mare.

Fa pietà anche il mare,
Il mare.

Muovono nuvole irriflesse il mare,
Il mare.

A fumi tristi cedé il letto il mare,
Il mare.

Morto è anche lui, vedi, il mare,
Il mare.

giovedì 18 agosto 2011

Matsuo Basho : Haiku




La campana del tempio tace,
ma il suono continua
ad uscire dai fiori


Mi sorprenderà la pioggia
ora che non ho neppure il cappello di bambù
ma che importa...


Erba estiva:
per molti guerrieri
la fine di un sogno



Stanchezza:
entrando in una locanda,
i glicini



lunedì 15 agosto 2011

Avvistamenti : Last Summer-Eleanor Friedberger (2011)


Quando,poco prima della metà degli anni zero,i Fiery Furnaces dei fratelli Friedberger vennero fuori con una manciata di album che,prendendo le mosse da canonici stilemi blues,si lanciavano in sperimentazioni tra pop ,avanguardia,prog,Captain Beefheart e chi più ne ha...vennero subito etichettati come una sorta di variante meno genuina ma più raffinata ed intellettuale dei più famosi colleghi White Stripes;etichetta, peraltro, che ci sta tutta,vista la speculare formazione a due maschio/femmina e le radici blues in comune.Poi,dopo tre quattro album sempre più lanciati verso la sperimentazione il pallone Fiery Furnaces si è pian piano afflosciato,e chissà se riprenderà mai il volo viste le velleità soliste ormai conclamate dei due fratelli.Velleità che,per quanto riguarda la metà femminile,danno vita ad uno dei lavori più freschi e godibili di un'annata invero assai deludente.Last Summer,dal titolo provvidenzialmente attuale,ci consegna una Eleanor Friedberger assai maturata sotto il profilo vocale,che riparte più o meno da dove il gruppo si era fermato,riconducendo del tutto la propria ispirazione verso una rassicurante e,a tratti,radiofonica forma-canzone;ed ecco allora venir fuori il singolo Mistake,pezzo che,appunto,farebbe un figurone in radio,se queste ultime non fossero troppo impegnate a trasmettere solo spazzatura,ed una serie di pezzi che veleggiano dalle parti di tanto nobile cantautorato femminile,da Suzanne Vega ai sottovalutati Lightning Dust,con un timbro che a tratti ricorda Sharleen Spiteri.Un lavoro che scorre via liscio liscio,lontano anni luce dalle sperimentazioni del fratello Matthew,ma che porta alla luce il sottovalutato talento melodico di Eleanor,che ci regala almeno altre due perle,la lenta e ipnotica Inn of the seventh ray,sicuramente il pezzo migliore del disco,e la particolare Glitter Gold Year.


domenica 14 agosto 2011

Tagore : Una poesia

Nei sentieri già tracciati
io mi perdo.
Illustrazione : Shaun Tan,da The Arrival

venerdì 12 agosto 2011

Consigli per la lettura : La Laguna Dei Bei Sogni-Hugo Pratt



Corto Maltese è il personaggio per eccellenza del fumetto d'autore,italiano ma non solo.Disincantato fino al cinismo,autoironico e coerente con sè stesso fino all'autolesionismo,romantico ed antieroe allo stesso tempo,scettico verso l'appartenenza ad ogni bandiera,sia essa politica,nazionalista o religiosa,il gentiluomo di fortuna ha incarnato alla perfezione quella che era la personalità del suo creatore Hugo Pratt.Qualsiasi opera a lui dedicata,che sia il romanzo a fumetti dell'esordio Una ballata dele mare salato,o uno dei racconti brevi come Favola a Venezia o ...e riparleremo dei gentiluomini di fortuna,è consigliata per avvicinarsi a questo favoloso personaggio;io personalmente vi consiglio La laguna dei bei sogni,uno degli episodi più poetici dell'intera saga.
In osseqiuo alla propria natura di antieroe,qui Corto Maltese appare pochissimo,lasciando il palco al tenente Stuart,epica e stralunata figura di militare antimilitare,tacciato di vigliaccheria e fuggito in Sud America con le casse del reggimento,impazzito per gli effluvi della laguna e per l'amore dell'irrangiungibile Evelyne,che nel suo delirio folle mette in evidenza quanto sia ben più assurda la lucida follia che porta alla guerra.A qualsiasi guerra.

martedì 9 agosto 2011

Stefano Benni : Estate Alternativa

Rimpiango Tognazzi e la sua bella faccia
la sua modestia e la sua stanchezza
vorrei che morissi della tua battutaccia
comicuzzo cortigiano, euforica schifezza

Fessi telegenici e fascistelle annoiate
assessori col grano, piazze illuminate
quattro cazzate, una piazza d'estate
un buffet leggero, comici e insalate

lunedì 8 agosto 2011

Consigli per la lettura : La sottile linea scura-Joe R. Lansdale


Joe R. Lansdale ha il dono della scrittura.Può piacere o meno,così come può piacere o meno la parodia horror del ciclo del Drive in o il neo-pulp del ciclo di Hap e Leonard,sta di fatto che la scrittura di Lansdale è quanto di meglio si può pretendere quando si vuole andare sul sicuro.Scrittura americana al 100% ma,attenzione,americana nel senso più nobile del termine;quindi non lo uno stile da best seller,ma un linguaggio che fa convivere Hammett con Harper Lee,Bukowski con Chandler,Fante con Tarantino.E anche quando il nostro si lancia in un romanzo di formazione dall'impostazione fortemente classica,come in questo La sottile linea scura,il risultato non sarà il romanzo perfetto,come lessi a suo tempo in una recensione,ma ci va davvero vicino.La trama è abbastanza semplice,riviviamo l'estate dei tredici anni narrata in prima persona da Stanley Mitchell,il suo passaggio(la sottile linea scura del titolo,appunto,che rimanda alla Linea d'ombra di Conrad) dall'infanzia al mondo adulto,la scoperta del sesso e la presa di coscienza della piaga del razzismo,problema non da poco nel Texas degli anni '50,epoca in cui è ambientato il libro. E tutto ciò accadrà grazie a Callie,la sorella sveglia e civettuola,a Buster,anziano nero proiezionista nel drive in(vera ossessione di Lansdale) di proprietà del padre di Stanley,a una serie di comprimari memorabili e al giallo di due ragazze uccise anni prima che fa da collante a tutto l'intreccio. La sottile linea scura è un romanzo che ci precipita in una realtà,quella degli anni '50 e delle cittadine con la main street e poco altro,che ben conosciamo grazie a centinaia di film e che l'autore sa raccontare meglio di chiunque altro,mischiando basso e alto,citazioni di B-movie e letteratura di consumo con Sherlock Holmes,Il buio oltre la siepe e Tom Sawyer.Una storia leggera e scorrevole da leggere d'un fiato(vi risparmio le banalità tipo sotto l'ombrellone),ma che,nello stesso tempo,sa trattare temi spinosi e profondi come il razzismo e la crescita.
Sta' a sentire.La vita non è giusta,e non è che tutto quanto deve tornare a posto come i pezzi di un puzzle.Certe cose sono così e basta,e non c'è niente da spiegare.Puoi venirtene fuori con un sacco di se e di ma,e qualche volta puoi anche scoprire la verità.Ma molte delle cose che succedono non hanno proprio senso,e non combaciano mai.Capito?

Nell'invecchiare-e,in realtà,non è che sia poi così vecchio:neanche arrivo ai sessanta-scopro che per me il passato ha più importanza del presente.Non sarà un bene,però è la verità.All'epoca,tutto era ben più intenso.Il sole era più caldo.Il vento più fresco.I cani più svegli.

giovedì 4 agosto 2011

Avvistamenti : How Strange It Seems-Brent Cash (2011)


Può sembrare scontato che in piena estate,la stagione della leggerezza a tutti i costi,mi sia capitato per le mani un disco come questo How strange it seems,secondo lavoro del non certo celeberrimo Brent Cash (tanto che sull'onnisciente You Tube trovate un solo video tratto dal disco...).Può sembrare scontato,ma per fortuna non lo è affatto,visto che non capita tutti i giorni di ascoltare un simile miracolo di equilibrio,compostezza e competenza musicale;come se Paul McCartney e Brian Wilson se ne stessero lì seduti,mentre Burt Bacharach alla lavagna spiega la formula segreta della perfetta pop song.Ed ecco così venir fuori le aperture orchestrali di I wish i were a song,le vivaci chitarre e la spinetta che rendono spensierata e leggera anche la recriminazione amorosa di It's easier without her.E ancora le gemme di Where all the raindrops go e di Just can't look away.Sopra tutte,I must tell you know,superba torch song,a forte rischio sdolcinatezza nelle mani di chiunque,tranne che in quelle in stato di grazia di Brent Cash.