martedì 28 giugno 2011

Avvistamenti (Arretrati #4) Jessica Lea Mayfield-Tell me (2011)


Ultima arrivata della folta schiera di cantautrici femminili folk-rock (qui abbondantemente spruzzato di country),la giovanissima Jessica Lea Mayfield ha dalla sua la fortuna di poter vantare alla produzione di questo suo secondo lavoro il nuovo Re Mida del rock blues americano,il leader dei Black Keys Dan Auerbach.E la mano di quest'ultimo si sente tutta,facendo sì che l'onesto,ma nulla più, cantautorato della Mayfield sia valorizzato da energiche svisate di chitarra acida e da arrangiamenti coi fiocchi;convince invece meno jessica quando strizza l'occhio al pubblico più sprovveduto,spruzzando d'elettronica facile facile la superflua Grow man e qualche altro isolato episodio,mentre i pezzi da ricordare non mancano,quali la malinconica Somewhere in your heart,con una parte di chitarra al fulmicotone,o l'apertura di I'll be the one that you want someday e la chiusura acustica di Sleepless.Il cantato indolente di Jessica,che a tratti risulta sexy e accattivante ed è comunque lontano anni luce dalle urla sguaiate di molte più famose coetanee,rischia però in alcuni casi di appiattire un po' il tutto e di far assomigliare tra loro i pezzi in modo sospetto;la Mayfield è tuttavia talmente giovane da avere grandi margini di miglioramento.

Insomma un lavoro consigliato come sottofondo per lunghi viaggi notturni,e se siete alla ricerca di una via di mezzo tra la classe altera e sopraffina di una Anna Calvi e quella eccessivamente commerciale di Adele.

domenica 26 giugno 2011

Avvistamenti (Arretrati #3) Graveyard-Hisingen Blues (2011)


Per qualche scherzo del destino mi sono imbattuto in questo disco,che finora è il migliore ascoltato in questo 2011;infatti se n'è parlato praticamente solo in ambienti metal,che non sono proprio la mia cup of tea,e già questo è abbastanza assurdo,visto che etichettare come metal,doom e compagnia bella un album che è invece puro rock-blues e hard rock di stampo totalmente seventies è profondamente sbagliato.Comunque,tornando ai nostri Graveyard,si tratta di quattro giovanotti che arrivano dalla Svezia e che la sanno davvero lunga nella loro materia,se è vero che reggono senza impallidire impegnativi paragoni con illustri antenati quali Led Zeppelin,Black Sabbath,Deep Purple e una spruzzata di Cream e Jimi Hendrix.A tal proposito alcuni potrebbero tacciare il lavoro come eccessivamente derivativo,difetto che,guarda un po' com'è curioso il mondo,per me è invece un gran pregio;giova forse a questo punto mettersi d'accordo sul concetto di derivativo.Esempio : anche la trendissima (puah...)e rivoluzionaria icona pop Lady Gaga è totalmente derivativa da Madonna e dalle peggio schifezze anni '80...bè,in questo caso,per me,trattasi di difetto,visto che derivare da spazzatura sonora come gli esempi sopraccitati non è certo un buon viatico,ma ispirarsi ai massimi nomi della storia del rock,e stare al loro livello,bè,non ci vedo niente di male.
Tornando al disco va subito detto che Joakim Nilsson è davvero un vocalist ispirato,la sua voce sembra studiata a tavolino per questo genere e i suoi compari non sono da meno,riuscendo in tutta naturalezza dove più illustri colleghi come Mountain,The Kills e,a volte,Dead Weather non hanno mancato di toppare alla grande;l'apertura al fulmicotone coi granitici riff di Ain't fit to live here valga come esempio.Ma è quando non spingono a tavoletta che i Graveyard impressionano veramente;No good,Mr. Holden,Uncomfortably Numb e Siren sono un micidiale tris di lenti psichedelici con cambi di tempo e atmosfere e assoli di classe dove convivono gli Zep coi Pink Floyd e con oscuri alfieri della psichedelia quali Lincoln e Josefus,altro che metal! Bellissima anche Longin,spiazzante omaggio a Morricone,ma tutti i pezzi trovano il loro posto in questo piccolo capolavoro che consiglio caldamente di procurarvi prima che spunti il sole.

sabato 25 giugno 2011

Avvistamenti (Arretrati #2) The Raveonettes-Raven In The Grave (2011)


I Raveonettes non sono certo una novità da queste parti,infatti il gruppo rock danese formato dal chitarrista Sune Rose Wagner e dall'avvenente bassista Sharin Foo è già stato ospite di questo blog più volte.Leggendo le recensioni del loro ultimo lavoro mi ero fatto l'idea di un disco profondamente diverso rispetto ai precedenti ma,alla prova dei fatti,la verità si è rivelata come sempre un'altra; Raven in the grave è un album in perfetto stile Raveonettes,forse un pelo più dark e cupo,ma non è che gli altri dessero l'impressione di essere al carnevale di Rio,a onor del vero.E allora giù con massicce dosi di shoegaze,con coretti alla Everly Brothers e chitarre che insistono su note basse e terzine in perfetto stile sixties.Ottima risulta così l'apertura di Recharge & Revolt e il prosieguo con la bella War in Heaven;e il tono rimane alto per tutto il resto del lavoro,piacevolmente breve come buona abitudine dei danesi,passando per la classica Ignite fino a chiudere con la riuscita ballata My times up.Se amate i Raveonettes questo disco non mancherà di soddisfarvi,se viceversa non li digerite,non sarà certo Raven in the grave a farveli andare giù.

Silenzio-Giuseppe Ungaretti


Conosco una città
che ogni giorno s'empie di sole
e tutto è rapito in quel momento

Me ne sono andato una sera

Nel cuore durava il limio
delle cicale

Dal bastimento
verniciato di bianco
ho visto
la mia città sparire
lasciando
un poco
un abbraccio di lumi nell'aria torbida
sospesi


Mariano, il 27 giugno 1916

R.I.P. Peter Falk


Se n'è andato Peter Falk,o,se volete,il Tenente Colombo,ovvero il personaggio senza nome di battesimo e dalla fantomatica moglie che per anni ci ha fatto compagnia disvelando i più disparati crimini dell'alta borghesia californiana;ovvero il personaggio banalizzato da anni di insensate repliche di rete 4,ma che banale non lo era per niente.Così come banale non era Peter Falk,attore sopraffino per cui il celebre poliziotto dall'impermeabile liso e bisunto,ma dall'animo puro e l'intelligenza vivace,fu una vera e propria croce e delizia,se è vero che fece dimenticare ai più il suo passato nel cinema,a fianco di attori e registi di grande levatura e che gli meritò anche due nomination agli Oscar.Lo voglio ricordare semplicemente con una foto nei panni di Colombo,uno di quei personaggi semplici solo in apparenza che,purtroppo,la televisione di oggi non riesce più a partorire,e con l'omonimo pezzo dei Baustelle,vero e proprio tributo in cui la band si cimenta in un'azzeccata analisi sociologica del personaggio,tanto ridicolo e trasandato nell'aspetto esteriore,quanto abile a far emergere la sozzura interiore della patinata alta borghesia.
So long,Peter.

venerdì 24 giugno 2011

Avvistamenti (Arretrati...) : Erland & The Carnival-Nightingale (2011)


Allora,vediamo di recuperare un po' del tempo perduto,anche se non prometto niente.Attendevo il nuovo lavoro di Erland Cooper col suo progetto folk rock psycho con una certa curiosità,soprattutto dopo il riuscitissimo esordio,uno dei dischi top del 2010 secondo chi scrive.Devo dire che lo scoglio del secondo album,sul quale si sono infrante le più promettenti carriere musicali,si rivela arduo da superare anche per il bravo Erland;questo,va detto,dopo un avvio molto valido,infatti So tired in the morning ripropone con buon successo gli stilemi che tanto avevano convinto all'esordio,e la successiva Map of an englishman ripropone la perfezione pop di quel gioiellino che era Trouble in mind.Poi,purtroppo,qualcosa si incrina,e direi che le pecche principali vadano ricercate nell'eccessiva pretenziosità di alcuni pezzi che partono bene ma stentano poi a decollare,nel numero di pezzi probabilmente eccessivo a discapito di una maggiore agilità che avrebbe giovato all'insieme, e al superfluo utilizzo dell'elettronica in molti pezzi;a riprova di quest'ultima affermazione la validissima chiusura di The ballad of Egremont,ingenuamente relegata a bonus track.Quindi,volendo prosaicamente tradurre il tutto in numeri,se il primo lavoro si era meritato un bell'otto in pagella,il suo seguito non va oltre una stiracchiata sufficienza.Riprovaci,Erland!

domenica 19 giugno 2011

L'ora è fuggita...

Un post al mese o giù di lì,non si può certo dire che l'andazzo che ha preso il mio amato blog sia troppo incoraggiante.Ma,visto che nonostante il preoccupante stallo da cui è avvinto questo sito,i sostenitori hanno inspiegabilmente continuato ad aumentare,ecco due righe di spiegazione e di buoni propositi.Tempo fa,in una delle tante dispute con un mio acerrimo nemico/amico blogger,mi trovai a divincolarmi sostenendo di non avere tempo da perdere con quelle sciocchezze visto che avevo,sì e no,un'ora al giorno da dedicare a internet...bè,come dice il sagace titolo del post,l'ora è fuggita e di tempo non ce n'è più,per motivi vari(soprattutto lavorativi...non avrete pensato che il vostro umile narratore si mantenga con le croste che dipinge?Naaa...),e,peggio ancora,è drasticamente diminuito il tempo per ascoltare le novità musicali!Sperando che tutto ciò sia temporaneo,ma temendo il contario,mi impegno tuttavia con la bella stagione e un po' di tempo libero in più,ad essere un po' più presente,visto che le ideuzze per qualcosina di nuovo ci sarebbero pure.
PS
Intanto con questo post spero di accontentare chi in passato mi aveva chiesto di pubblicare qualcosa inerente alla musica classica...E lucevan le stelle è una delle mie arie preferite ed il titolo,lo ripeto assai sagace,mi ha fornito un buon pretesto.Spero vi piaccia Domingo,Pavarotti non l'ho mai digerito...