venerdì 25 maggio 2012

Fauna musicale




Anni di frequentazioni musicali e di live dovevano pur servire a qualcosa o, più probabilmente, a niente se non scrivere cazzate su un blog da quattro soldi.
Quello che mi ha sempre colpito, tra la gente che frequenta i concerti, è l’estrema categorizzazione; certo, in epoca di globalizzazioni e omologazioni planetarie, capita un po’ in tutta la società, però le caratterizzazioni socio-musicali sono nettissime e, a volte, esilaranti.
1.     Le ragazzine strappacapelli
O strappareggiseni o strappamutandine e via dicendo.
Si incontrano ai live dell’idolo del momento, quindi la mia conoscenza del fenomeno è leggermente indiretta, visto che, al concerto dell’idolo del momento, ci posso capitare solo per sbaglio. A testimonianza del decadimento della competenza musicale del vasto pubblico, va detto che l’idolo del momento ha subito il seguente tracollo: anni ’50 Elvis e i primi rocker; anni ’60 Beatles e Rolling Stones; anni ’70 dai Led Zeppelin ai Queen al punk; anni ‘80(e qui comincian le dolenti note) Duran Duran; anni ’90: gli Aqua (con buona pace di chi pensava al grunge); dal 2000 a oggi i protagonisti dei reality show. Il soggetto strappacapelli è prevalentemente di sesso femminile, è affetto da attacchi isterici alla vista del proprio, discutibile, oggetto d’idolatria, nonché da gravi scompensi visivi che lo porta a ritenere “fighissimo” un Biagio Antonacci o un Vasco Rossi, o sessualmente appetibili individui come Tiziano Ferro o Valerio Scanu. E’ facile che l’esponente di tale categoria accusi gli stessi sintomi anche verso tronisti, attori di fiction e altra feccia simile. Si riconoscono anche dal fatto che riescono sempre ad occupare le file sotto al palco, oltre ad essere sempre perfettamente edotti sull’albergo e sugli spostamenti dei loro idoli, e dal fatto che li applaudirebbero anche se questi cantassero l’elenco telefonico di Ascoli, al contrario, sull’aria di Così fan tutte. La loro età è prevalentemente quella dell’acne giovanile, ma si sono riscontrati anche casi vicini alla quarantina.
2.     L’appassionata generica
Altra categoria in prevalenza femminile, anche se in percentuale 60-40 circa. Si tratta di individui che si professano appassionati di musica, che hanno anche studiato uno strumento da bambini(in genere il piano, obbligati dai genitori), al quale guardano con sottile rimpianto, ma guardandosi bene dal riprendere a suonarlo. Dicono inoltre che la musica è la colonna sonora della loro vita e altre temibili banalità, e alla domanda sul loro genere preferito, rispondono invariabilmente: -Mah, ascolto di tutto!- Il che, altrettanto invariabilmente, significa che ascoltano quello che passa Radio Deejay e Mtv e che si sentono incredibilmente alternativi se ascoltano un pezzo dei Coldplay. Ai concerti, quasi sempre in grandi stadi, prendono i posti né troppo vicini né troppo lontani, cantano quando l’imbonitore di turno(a scelta tra: Ligabue, Jovanotti, Nek, Pausini, Elisa, ma anche i vincitori dei reality o ex star imbolsite e ormai patrimonio delle masse, tipo U2 e Springsteen)rivolge loro il microfono, non distinguono il basso dalla chitarra e il folk dalla techno e il giorno dopo postano su facebook una foto dello stadio con la scritta “io c’ero”. A volte postano anche frasi di Vasco o di Biagio Antonacci a mo’ di aforisma, manco fossero Kerouac. Pensano che la musica sia quella e, in definitiva, stanno bene così.
3.     Gli erbivori scalmanati.
Anche qui prevalenza leggermente femminile. Sono Studenti universitari di materie umaniste, quasi sempre eternamente fuoricorso. Vestono a metà tra l’hippie e l’hipster, prediligono concerti indie e alternativi, spesso in festival a tema o in loft adibiti a locali dalla dubbia agibilità. Discreti conoscitori musicali, scaricano e ascoltano con buona frequenza; se sono ragazze, hanno sempre amici che suonano in una band troppo di nicchia per sfondare, amano fotografare e spesso scrivono su un blog, se sono ragazzi portano la barba e la kefiah, occhiali da nerd e suonano uno strumento, quasi sempre la chitarra, tanto che, quando vogliono fondare un gruppo, faticano a trovare bassisti e batteristi. Per loro il live è l’occasione per ascoltare buona musica che non passa per i canali tradizionali. Per i primi dieci minuti. Poi diventa l’occasione per ubriacarsi e fumare smodate quantità di hashish, perdendo di vista il concerto prima, la realtà poco dopo.
4.     L’appassionato duro e puro.
Categoria di nicchia. Quasi sempre maschio, si reca al live da solo, cerca un posto da dove possa studiare il musicista di cui suona lo stesso strumento, allo scopo di studiarne la tecnica e di criticarlo in caso di errori. Predilige concerti di artisti di nicchia che difficilmente conosce anche l’esponente della categoria “3”, e posti senza nessuno attorno. A volte gira video che pubblica sul suo blog, abbinati a recensioni amatoriali. Si picca di scoprire band sconosciute, che abbandona appena diventano mainstream, scarica in quantità industriali album che una volta su venti superano il primo ascolto; storce il naso bollando come commerciali band che l’utente medio non ha nemmeno mai sentito nominare, porta t-shirt con citazioni musicali o di film che solo altri adepti riescono a capire. Sceglie amicizie e frequentazioni soprattutto in base a gusti musicali e letterari. Occasionalmente si fidanza con persone delle prime categorie, dando vita a spassose scenette quando cerca, per amor loro, di assecondarne i comportamenti.
5.     Il discotecaro
Personaggio fortunatamente in via d’estinzione, confinato in riserve protette, denominate “discoteche”. Cultore di generi musicali quali techno e house sparati a milioni di decibel, continua a muoversi a ritmo anche durante il giorno nelle situazioni più disparate(strada, lavoro, etc.), e ad urlare quando parla spesso a causa dell’incipiente sordità. Specie diffusa sia tra maschi che femmine, vanta un innato cattivo gusto nel vestire e nei modi, una smodata passione per i colori fluorescenti, per il gergo giovanile(anche a cinquant’anni), per le tecnologie più appariscenti e per le auto “truccate”(il cosiddetto tuning). Nelle sere d’estate vanno in giro sulle loro Golf o Alfa Mito(o, i meno dotati economicamente, Fiat Punto elaborate)dai vetri oscurati e l’assetto ribassato, da cui risuona a decine di chilometri di distanza il vetusto tunz tunz. Condividono questo tratto coi cultori del neo melodico napoletano, categoria che meriterebbe una trattazione a parte. Rifuggono qualsiasi aspetto culturale della vita.

lunedì 14 maggio 2012

Boris Vian


Perché vivo

Perché vivo
Perché vivo
Per la gamba gialla
D'una donna bionda
Appoggiata al muro
In pieno sole
Per la vela gonfia
Di un battello del porto
Per l'ombra delle tende
Il caffè ghiacciato
Che si beve con la cannuccia
per toccare la sabbia
Vedere il fondo dell'acqua
Che diventa così azzurro
Che discende tanto in basso
Con i calmi pesci
Pascolanti sul fondo
Che si librano sopra
I capelli delle alghe
Come uccelli lenti
Come uccelli azzurri
perché vivo
Perché è bello.

Voglio una vita a forma di spina

Voglio una vita a forma di spina
Su un piatto azzurro
Voglio una vita a forma di cosa
Sul fondo di un coso solitario
Voglio una vita a forma di sabbia fra le mani
A forma di pane verde o di brocca
A forma di molle ciabatta
A forma di "dirindindina"
Di spazzacamino o di lillà
Di terra piena di sassi
Di barbiere selvaggio o di piumino folle
Voglio una vita a forma di te
Ed io l'ho, ma non mi basta ancora
Non sono mai contento.

Non ho più molta voglia

Non ho più molta voglia
Di scrivere poesie
Se fosse come prima
Ne farei più spesso
Ma mi sento molto vecchio
Mi sento molto serio
Mi sento molto coscienzioso
Mi sento pigro.

Mi piacerebbe diventare un grande poeta

Mi piacerebbe
Diventare un grande poeta
E la gente
Mi metterebbe
Serti di lauro sulla testa
Ma ecco
Non ho
Abbastanza passione per i libri
E penso troppo a vivere
E penso troppo alla gente
Per essere sempre contento
Di non scrivere che vento.

Tutto è stato detto cento volte

Tutto è stato detto cento volte
E molto meglio che da me
Sicché quando scrivo versi
È che ciò mi diverte
È che ciò mi diverte
È che ciò mi diverte e vi cago sul naso.

La vita è come un dente

La vita è come un dente
all'inizio non ci si pensa
felici di masticare
ma poi ecco che d'improvviso si guasta
fa male, e preoccupati
lo si cura non senza fastidi
e per essere veramente guariti
bisogna strapparlo, la vita.