giovedì 14 agosto 2014

Del perché non pubblico anch'io un RIP Robin Williams

È sempre stata abitudine di questo blog, e quindi mia, onorare con un post un grande artista che scompariva. L'ho fatto fino a poche settimane fa per il grandissimo Johnny Winter, e forse continuerò a farlo in futuro, chissà. Ma questa volta passo, e con buona pace della sublime Lauren Bacall che si è vista rubare l'ultima scena dal ciclone mediatico provocato dalla morte di Robin Williams. Leggevo stamattina sulla pagina Facebook di CriticissimaMente uno dei pochi post intelligenti di questi giorni, dove l'autrice poneva l'accento sulla morbosità dei media, che se da un lato hanno versato fiumi d'inchiostro per onorare il grande attore, tra citazioni smielate e banali, dall'altro sbavano per un particolare in più sulle modalità del suicidio e del ritrovamento; tutti particolari che, ben lungi dall'essere fatti nudi e crudi, e che quindi vanno riportati senza nessun tatto e sensibilità dalle testate, sono semplicemente particolari inutili ai fini della notizia, che vanno solo a solleticare la morbosità di un pubblico gretto e ignorante, sempre più anestetizzato da anni di cronaca nera data loro in pasto da giornalisti da operetta. A tutto questo va ovviamente aggiunto tutto il mondo dei social; "O capitano, mio capitano!"... Quante volte in questi giorni l'abbiamo letto? E quanto dovremo odiare, prima o poi, quello che era un buon film, non eccelso ma buono, ovvero "L'attimo fuggente" ormai patrimonio inestirpabile dei bimbiminkia? Tutte queste dichiarazioni fiorite su profili di nostri amici che, ammettiamolo, mai avremmo sospettato appassionati cinefili(magari cinofili, questo sì), e mai avremmo pensato vedessero più di un film l'anno, magari a Natale, saranno più figlie di un sincero dolore dinnanzi alla scomparsa dell'artista, o piuttosto di un'insana e sempre più diffusa voglia di protagonismo? O, peggio, una sorta di riflesso incondizionato che porta a sentirsi esclusi se non si mette un bel RIP, visto che lo fanno tutti, anche se magari " 'sto Robin Williams non lo sopportavo manco quando stava coi Take That!" ? E, ultimo capitolo, ci sono pure quelli che approfittano per fare del sano qualinquismo socio-politico, fascistelli in via d'estinzione o grillini frustrati, o semplicemente dementi che hanno imparato ad allegare un file, ché sui social di monnezza non ce n'è mai abbastanza; lo stile è questo: "Piangete la morte di un americano straricco che, pirla lui, si suicida, invece di piangere per chi si suicida a causa di Equitalia/Renzi/Berlusconi etc." La foto sotto come esempio, visto che mi è anche costata una breve discussione virtuale(e con essa qualche minuto della mia vita, quando imparerò?), non avendo resistito a pubblicare un commento salace.
Ora, fatti salvi discorsi che, ingenuamente, darei per scontati sui soldi che non fanno la felicità, sul rispetto che merita comunque la morte e il gesto di chi rinuncia alla propria vita, sulla pelle degli artisti che è più sottile, a volte troppo per sopportare certo mal di vivere, e sull'importanza anche sociale degli stessi, e di chi crea bellezza, pari se non superiore a chi salva vite impegnandosi in prima linea, be', il dubbio più semplice, più terra terra se vogliamo, è il seguente: perché cazzo chi piange la scomparsa di un degno artista dovrebbe sentirsi in colpa verso chi è "distrutto, sfrattato, disoccupato..." a causa dello stato?

giovedì 17 luglio 2014

So Long, Johnny

Se n'è andato a 70 anni uno dei miei chitarristi preferiti di sempre, Johnny Winter. Ricordiamolo quando era una vera forza della natura.

mercoledì 16 luglio 2014

Originale vs Cover: Rusty Cage-Soundgarden vs Johnny Cash

Non ce ne voglia il buon Chris Cornell, personaggio seminale del rock anni '90, gran voce e gran figo, ma questa sua Rusty Cage è l'esempio principe di quel che si propone la mia semi abbandonata rubrica Originale vs Cover, che oggi rispolvero per la gioia di voi numerosi lettori; ovvero dimostrare come un pezzo bruttino-anziché-no, peraltro invecchiato malissimo come tutto il grunge, la succitata Rusty Cage del 1992, nelle mani sapienti di Johnny Cash e Rick Rubin che ne scarnificano l'arrangiamento, diventi uno dei migliori pezzi country di sempre. Il cambio è così radicale e la riuscita della trasformazione così credibile che risulta quasi impossibile convincersi che il pezzo non sia nato come canzone country e che la cover non sia quella dei Soungarden. A Cornell va dato comunque atto di aver scritto almeno un bel testo.

martedì 24 giugno 2014

Avvistamenti Seventies

Chi ha letto abitualmente questo blog sarà a conoscenza di una forte predilezione di chi scrive per la musica tipica del decennio 1970-79, quell'hard rock che era ancora pochissimo heavy e che tutto doveva al blues dei padri e a quello imbastardito col rock, leggi Cream, Hendrix, Blue Cheer e migliaia di altri. Quelli che presentiamo oggi sono tre figli più o meno degni di tale tradizione. I Black Keys ormai li conoscerete tutti. ahimé mi verrebbe da aggiungere, certo non sono più il duo di garage blues incendiario degli esordi, quelli che si permettevano di far uscire un album che omaggiava il grande bluesman Junior Kimbrough(Chulahoma, imperdibile e irripetibile vetta artistica del duo), il successo ha purtroppo smussato la loro musica angolosa e alcuni pezzi sono davvero ruffiani, ma è pur vero che a livello mainstream è davvero difficile ascoltare musica così buona oggi, soprattutto nell'inizio al fulmicotone di Weight Of Love, ballata psichedelica che vale il prezzo del biglietto. I Radio Moscow, il cui primo LP venne prodotto proprio da Dan Auerbach, sono quello che sarebbero ancora i Black Keys senza il malaugurato successo, ossia rock blues psichedelico chitarristico suonato come se gli ultimi quarant'anni non fossero passati. Magical Dirt forse non è la loro vetta ma si fa ascoltare con piacere. I Mount Carmel si spingono ancora più in là suonando come se fossero una sorta di riuscita clonazione dei primi ZZ Top, a me personalmente il loro nuovo lavoro, Get Pure, sembra un gradino sotto all'album d'esordio, ma è una questione di gusti personali; il loro modo di suonare senza farsi influenzare dalle mode rock del momento è davvero ammirevole se non commovente.