martedì 24 giugno 2014

Avvistamenti Seventies

Chi ha letto abitualmente questo blog sarà a conoscenza di una forte predilezione di chi scrive per la musica tipica del decennio 1970-79, quell'hard rock che era ancora pochissimo heavy e che tutto doveva al blues dei padri e a quello imbastardito col rock, leggi Cream, Hendrix, Blue Cheer e migliaia di altri. Quelli che presentiamo oggi sono tre figli più o meno degni di tale tradizione. I Black Keys ormai li conoscerete tutti. ahimé mi verrebbe da aggiungere, certo non sono più il duo di garage blues incendiario degli esordi, quelli che si permettevano di far uscire un album che omaggiava il grande bluesman Junior Kimbrough(Chulahoma, imperdibile e irripetibile vetta artistica del duo), il successo ha purtroppo smussato la loro musica angolosa e alcuni pezzi sono davvero ruffiani, ma è pur vero che a livello mainstream è davvero difficile ascoltare musica così buona oggi, soprattutto nell'inizio al fulmicotone di Weight Of Love, ballata psichedelica che vale il prezzo del biglietto. I Radio Moscow, il cui primo LP venne prodotto proprio da Dan Auerbach, sono quello che sarebbero ancora i Black Keys senza il malaugurato successo, ossia rock blues psichedelico chitarristico suonato come se gli ultimi quarant'anni non fossero passati. Magical Dirt forse non è la loro vetta ma si fa ascoltare con piacere. I Mount Carmel si spingono ancora più in là suonando come se fossero una sorta di riuscita clonazione dei primi ZZ Top, a me personalmente il loro nuovo lavoro, Get Pure, sembra un gradino sotto all'album d'esordio, ma è una questione di gusti personali; il loro modo di suonare senza farsi influenzare dalle mode rock del momento è davvero ammirevole se non commovente.

venerdì 20 giugno 2014

R.I.P. Bambi Fossati

Saputo solo oggi, il sette giugno ci ha lasciati uno dei migliori chitarristi di rock progressivo italiani, leader dei Gleemen, gruppo di confine tra il beat e il nascente prog, e poi dei Garybaldi, meteora tra le più influenti dell'indimenticato movimento prog italiano degli anni settanta.

CULT: Il mostro della laguna nera(1954)

Il mostro della laguna nera(Creature from the black lagoon)
USA, 1954
Regia: Jack Arnold

Trama
Una spedizione paleontologica si ritrova alle prese con una sconosciuta creatura anfibia in una remota laguna sul Rio delle Amazzoni. Tra propositi scientifici e ansie commerciali, e un certo feeling erotico tra il mostro e la bella esploratrice Kay, si dipanerà l'eterna lotta tra l'invasore umano simbolo del progresso, e la natura ancestrale, simbolo del rispetto per il pianeta.

Raro caso di pellicola assurta al rango di cult ma che ebbe grandissimo successo anche all'epoca dell'uscita nelle sale, Il mostro della laguna nera è forse più noto al grande pubblico televisivo più per il discutibile uso di una sua sequenza come sigla della rubrica "I nuovi mostri" del progaramma "Striscia la notizia". Eppure a livello mondiale resta un film seminale nell'ambito del genere fanta-horror, tra i primi nel creare certi archetipi poi ripresi centinaia di volte, nonché un gioiello tecnico per l'epoca, basti citare le splendide riprese subacquee, un vero prodigio per quegli anni, e la tecnica del 3D, ai primi fasti prima di essere praticamente abbandonata per essere ripresa ai giorni nostri. Questo a livello commerciale e tecnologico, a livello artistico il film merita decisamente meno, la trama è esile, i personaggi non hanno profondità psicologica e sembrano tagliati con l'accetta, tanto che vien quasi voglia di fare il tifo per il mostro, non tanto per il tema(che sarà abusato negli anni) dell'uomo che invade l'habitat selvaggio alla ricerca di conquiste scientifiche ma anche di profitti commerciali, quanto per la palese inettitudine della spedizione che, col mostro sempre in agguato, non riesce a darsi un'unità d'intenti e spesso si abbandona a distrazioni plateali prestando il fianco alle inusitate incursioni della creatura. Come regia Arnold si dimostra un ottimo artigiano della Hollywood più classica, ma gli difetta qualsiasi estro e fantasia nelle inquadrature, tranne qualche carrellata sull'equipaggio in attesa sul battello che ricorda un po' le fantastiche sequenze che, in ben altro ambito, Coppola girerà vent'anni dopo per Apocalypse Now, e qualche breve soggettiva dal punto di vista della creatura, purtroppo non approfondite a dovere, nelle quali non è difficile scorgere i prodromi di una tecnica che sarà il fiore all'occhiello di certo horror all'italiana, a partire da Bava e Argento. La sceneggiatura è molto "americana", contrapponendo i paladini duri e puri della scienza, sempre noiosamente retorici oltre ogni ragionevolezza, al finanziatore della spedizione, che vede nell'impresa solo una fonte di guadagno; ovviamente trionferanno i primi, come sempre nel cinema americano, e come mai nella realtà di quel paese. Il finale aperto lascerà spazio a ben due seguiti, girati negli anni successivi, di cui il primo, La vendetta del mostro, rimarrà famoso soprattutto per una comparsata dell'esordiente Clint Eastwood. In definitiva un film da guardare con gli occhi dell'epoca, senza cadere nella trappola di considerare quelle che oggi possono sembrare ingenuità che scaturiscono un effetto quasi comico, e con la consapevolezza di assistere ad una delle pellicole cult più radicate nell'immaginario del genere.

Voto: 6.5


martedì 17 giugno 2014

Avvistamenti sparsi e occasionali

Ci risiamo. Ogni volta che apro la pagina di Blogger con l'intenzione di scrivere qualcosa su quello che fu un blog piuttosto glorioso, mi viene la nausea. L'indice sta per sfiorare la tastiera ed ecco arrivare i conati. Sarà che la mia sopportazione verso il genere umano ha ormai da tempo superato il livello di guardia; sarà che il validissimo mezzo di comunicazione che è(era) il blog è ormai stato soppiantato dalla superficialità dei social, che ormai hanno velocizzato, compresso e tritato qualsiasi ombra di discorso compiuto, basta vedere i nostri patetici politici che ormai comunicano solo a colpi di tweet coi caratteri contati; sarà che dopo aver letto migliaia di recensioni tutte uguali( e anche averne scritte centinaia, anch'esse inutili e tutte uguali) non ne posso più di "chitarre taglienti", di "assoli affilati come rasoi", o di "folk rock, con un tocco di electro e decise puntate nell'avant, senza disdegnare la lezione del kraut e i cambi di ritmo tipici del jazz rock prog di matrice seventies", di dischi che crescono "ascolto dopo ascolto", di gruppi che "si lasciano tentare dalle sirene del mainstream" e di atmosfere "cupe, oscure, ma anche sognanti, oniriche, immaginifiche, adrenaliniche" e via così ad inanellare aggettivi che non vogliono dire una beata mazza; o sarà l'atteggiamento degli appassionatissimi, musicisti frustrati sempre pronti a intavolare polemiche se citi un folk-blues a sproposito o se osi parlar bene di artisti sul loro libro nero(su cui non mancano mai, e non chiedetemi perché, Springsteen, Baustelle e Afterhours). Fatto sta che vedo comunque che tanti, silenziosamente, continuano a passar di qua, e quindi non mi va di abbandonare tutto, anche perché di dischi da consigliare ne ascolto ancora, e vorrei tornare a parlare anche di arte, cinema e letture. Quindi si riparte, non si sa con quale continuità, e sicuramente con meno chiacchiere sulla musica, ché lì contano solo le nostre orecchie, e se qualcosa mi verrà da dire, lo farò senza tema di contraddirmi, visto che la coerenza può essere il peggiore dei vizi.


Andrew Bird
Things Are Really Great Here, Sort Of...
Folk
Voto: 7.5
 Micah P. Hinson And The Nothing
 S/T
 Folk/Country/Punk
 Voto: 8.5

Parquet Courts
Sunbathing Animals
Alt Rock/Punk
Voto: 8.5