domenica 15 luglio 2012

Avvistamenti: Gold Motel-S/T

Secondo lavoro per la band di Greta Morgan, vocalist di Chicago ma cresciuta, e si sente, sulla West Coast. Infatti le atmosfere di cui è permeato il disco, che, va detto, promette di essere una delle migliori uscite dell'estate, sono proprio all'insegna del sound rilassato e vintage della West Coast anni '60, oltre che di certo power-pop anni '70 e di svariate e ben assortite influenze soul e new wave. Accomunati a volte a gruppi quali Best Coast e Tennis, a cui, secondo me, i Gold Motel sono ben superiori, i nostri azzeccano un disco di canzoni di prim'ordine che scorre come acqua fresca(e di questi tempi ciò non è male...), e che riascolterete più e più volte, guidato da arrangiamenti misurati dove è quasi sempre la chitarra a menare le danze, assecondando la bella voce calda della Morgan.
Ottimo l'attacco con le melodie senza tempo di Brand new kind of blue e These sore eyes, ma tutti i pezzi si fanno ascoltare con grande piacere. Plenty of room at the Gold Motel(California).

sabato 7 luglio 2012

Avvistamenti: Neil Young-Americana

Per la serie "anche i blogger indie-snob sbagliano quando sono troppo prevenuti", avevo frettolosamente bollato il nuovo lavoro del vecchio lupo grigio Neil Young come pretestuoso e superfluo semplicemente scorrendone la tracklist. Niente da dire, un pesante errore di presunzione. Infatti, se da un lato è vero che di dischi di cover ne abbiamo piene le tasche(e gli hard disk), e che titoli come Oh, Susannah o Clementine o l'abusata This land is your land, non ferebbero pensare al meglio, dall'altro abbiamo un Neil Young vispo come ai giorni belli e una band, i Crazy Horse, in gran spolvero e che conosce i segreti delle jam rock come poche altre. Il trattamento riservato ai pezzi è poi davvero straniante, praticamente dei traditional rimane solo il titolo, per il resto diventano in tutto e per tutto pezzi à la Neil Young and The Crazy Horse, come ai bei tempi di Cortez The Killer, per dirne una. Ascoltate le versioni al vetriolo di Oh, Susannah o Tom Dooley, se non mi credete; accordi rocciosi, fili elettrici sciolti qua e là e assoli psichedelici. Da ripescare e ascoltare senza pregiudizi o troppi intellettualismi.