lunedì 26 agosto 2013

Avvistamenti: C'era una volta la New-New-Wave

C'era una volta la New Wave, e c'era un'altra volta la New New Wave; si era agli inizi del nuovo secolo e, per una volta dagli Stati Uniti, partì la tendenza a riproporre i vecchi stilemi in particolare dalle parti Joy Division, i nomi erano quelli degli Strokes, sul versante più giovanilista e casinaro, e degli Interpol, sul versante più serioso e maturo. Gli ingredienti quelli che fecero la fortuna, per modo di dire, dei Joy Division, specie nel caso degli Interpol: intarsi di chitarre geometrici e voce tombale. Non passò molto che subito sorsero gli emuli britannici, che presto superarono i maestri(peraltro, Strokes e Interpol, va detto, hanno messo del loro per farsi superare), primi su tutti i Franz Ferdinand, progetto che dalla musica alla presenza scenica fino alla grafica si segnalò subito per il suo essere una spanna sopra agli altri. E poi gli Editors, cloni a detta di molti migliori degli Interpol, e qualche anno dopo i depressi White Lies, forse i più vicini per cupezza ai maestri Joy Division. Ora, in quest'estate 2013, escono quasi contemporaneamente gli album di queste ultime tre band, con esiti per chi scrive assai diversi. Partiamo dai Franz Ferdinand, che escono col loro quarto lavoro a quattro anni di distanza dal discutibile Tonight... che arrivava dopo due dischi d'esordio da K.O. Il nuovo Right Thoughts, Right Words, Right Action, da me molto atteso, si rivela una cocente delusione; senza coraggio, senza novità e senza pezzi che emergono a parte forse la title track, che sa comunque di già sentito, sembra una scialba raccolta di B-sides, un lavoro fatto uscire tanto per, che suona alle mie orecchie come un sinistro preludio allo scioglimento.
Altro discorso per il lavoro degli Editors, The Weight Of Your Love, anche loro alla quarta fatica e anche loro dopo due album simili e osannati e un terzo dove tentavano con successo vie più alternative e sintetiche. E invece col quarto album la band di Tom Smith cerca l'abbraccio del grande pubblico, ma lo fa senza scadimenti commerciali, confezionando un disco godibilissimo, dove citano a turno Depeche Mode, Springsteen, U2(la title track), Coldplay, Muse, Arcade Fire e perfino la prima versione di sé stessi. Un pezzo su tutti, la bella The Phone Book. Ruffiani ma promossi.
A sorpresa chi sembra uscire meglio del trio sono i White Lies, al terzo lavoro, che si presentano addirittura con un concept album, Big TV, che li ripropone all'altezza del primo To Lose My Life, dopo il mezzo passo falso di Ritual. E allora atmosfere romantiche ed epiche, e un cantato sempre sull'orlo dell'eccesso emozionale, ma anche pezzi di rara bellezza come There Goes Our Love Again, per citarne uno. Promossi senza riserve.

giovedì 8 agosto 2013

Avvistamenti: Scott Matthew-Unlearned(2013)

Di un nuovo disco di sole cover si potrebbe dire che ce n'è bisogno come di una macchina del ghiaccio al Polo Nord; ma, ovviamente, sennò non saremmo qui a parlarne, il lavoro dell'australiano Scott Matthew fa eccezione. E lo fa in virtù delle caratteristiche che da sempre rendono una cover piacevole e non un inutile esercizio di stile, ovvero la personalità dell'interpretazione e la giusta distanza dall'opera originale. Caratteristiche che abbondano nelle quattordici tracce di Unlearned, e sorrette dalla calda, splendida voce di Matthew, sempre in primo piano su arrangiamenti scarni ed essenziali, fatti di delicati intarsi di chitarra acustica e lievi sortite di piano e ukulele. Per avere la riprova basti ascoltare l'attacco con la trita To Love Somebody dei Bee Gees e la tremenda I Wanna Dance With Somebody di Whitney Houston risorgere a nuova vita nelle capaci mani del nostro, ma a impressionare sono le scheletriche riletture di Darklands e di Love Will Tear Us Apart, scongelate dal repertorio di Jesus & The Mary Chain e Joy Division e rese irriconoscibili. Ottimi anche i duetti con l'impagabile leader dei Divine Comedy Neil Hannon e col padre di Scott in Smile e Help Me Make It Through The Night nonché il rifacimento della sempreverde I Don't Want To Talk About It. Un ottimo modo per riscoprire vecchi classici e avvicinarsi all'opera di Scott Matthew.

venerdì 2 agosto 2013

Avvistamenti: Jack Day-The First Ten(2013)

In tempi di confusione musicale, con una nuova tendenza diversa che spunta fuori un giorno sì e l'altro pure, per poi svanire nel tempo che occorre per dire "Indiana Jones", ogni tanto esce un lavoro di quelli senza tempo che ti lascia a bocca aperta. E menomale. Era successo per esempio l'anno scorso con l'esordio di Barna Howard, e qui ritroviamo le stesse atmosfere col primo lavoro di Jack Day, The First Ten. Si tratta per l'appunto di un folk prevalentemente acustico e solitario, dove la fa da padrona l'acustica e il fingerpicking di Jack, pur se non mancano pezzi blandamente irrorati da un filo d'elettricità e qualche ballata per pianoforte. Le atmosfere e i rimandi vanno dal Dylan prima maniera al grande Townes Van Zandt, sempre i soliti, insomma, ma filtrati attraverso l'estro di Jack Day, per regalarci perle come l'iniziale I Often Think Of You, o l'acustica Shadows In The Sun, ma ogni pezzo vale il prezzo del biglietto.