martedì 31 dicembre 2013

I 50 Album dell'anno di ALR ART BLOG 30/21

30. Radical Face-The Family Tree: The Branches
29. Dead Meadow-Warble Womb
28. The Joy Formidable-Wolf's Law
27. Wolf People-Fain
26.Hotel Alexis-Raised On Fire
25. The Heavy Horses-Murder Ballads & Other Love Songs
24. The Wave Pictures-City Forgiveness
23. Asgeir-In The Silence
22. Jex Thoth-Blood Moon Rise
21. Baustelle-Fantasma

lunedì 30 dicembre 2013

I 50 Album dell'anno di ALR ART BLOG 40/31

40. Laura Veirs-Warp And Weft
39. Motorhead-Aftershock
38. Okkervil River-Silver Gymnasium
37. Esben And The Witch-Wash The Sin Not Only The Face
36. Roger Tarry-Quiet Town
35. Wooden Shjips-Back To Land
34. Scott Matthew-Unlearned
33. Suede-Bloodsports
32. Endless Boogie-Long Island
31. Goldfrapp-Tales Of Us

domenica 29 dicembre 2013

I 50 Album dell'anno di ALR ART BLOG 50/41

Ed ecco la classifica più attesa dell'anno a tutte le latitudini, i cinquanta dischi più ascoltati dal sottoscritto nel 2013.
50. Brown Bird-Fits Of Reason
49. Valerie June-Pushin' Again A Stone
48. Villagers-Awayland
47. Woodkid-The Golden Age
46. Roy Harper-Man And Myth
45. Editors-The Weight Of Love
44. Eleanor Friedberger-Personal Record
43. The National-Trouble Will Find Me
42. The Fratellis-Medicine
41. Hey Marseilles-Lines We Trace

martedì 12 novembre 2013

Avvistamenti: Jonathan Wilson-Fanfare(2013)

C'era ovviamente molta attesa per l'uscita del secondo lavoro di Jonathan Wilson, dopo l'ottimo esordio di due anni fa con "Gentle Spirit", album che riportava in auge, semmai ce ne fosse bisogno, le sonorità più gentili della psichedelia west-coast anni '60, e ora, a distanza di qualche settimana e di svariati ascolti, mi accingo a sciogliere la prognosi: l'attesa era giustificata e "Fanfare" è finora la migliore uscita dell'anno. Quello che voglio fare è un discorso che non si vada troppo ad arenare sul revivalismo sempre in voga o sull'essere derivativi o meno, visto che, al di là di lunghe criniere e fiori nei capelli, e dell'immaginario hippie legato a Laurel Canyon, cannoni e strumenti anlogici vintage, di sostanza in questo disco ce n'è in abbondanza. Rispetto all'esordio, "Fanfare" è lavoro più complesso e strutturato, le atmosfere e le influenze sono tante da richiedere una serie pressocché infinita di attenti ascolti. Abbiamo nelle ballate tutta la west coast, da Joni Mitchell ai CSN&Y(peraltro Crosby e Nash sono ospiti in "Cecil Taylor", pezzo che sembra uscire diritto da un set dei quattro menestrelli), dagli amici Roy Harper e Jackson Browne fino ad arrivare al sempre sottovalutato Bruce Cockburn e alle cose migliori di Ben Harper, ma dove Wilson cambia passo è nelle continue svisate acide e nei cambi di ritmo molto prog. E se nelle prime è facile sentire echi dei Grateful Dead e dei Quicksilver Messenger Service(le vampe chitarristiche di "Dear Friend" o "Lovestrong"), le influenze prog sono ben distinguibili nei cambi di ritmo sempre nell'ottima "Dear Friend" o nelle pesantezze di "Illumination", e la coda di "Lovestrong", vero apice del lavoro, è troppo floydiana per essere vera. Non mancano momenti più leggeri e fruibili, come la cover di "Fazon", pezzo della dimenticatissima band hippie Sopwith Camel(già, come l'aereo di Snoopy), nella scaltra "Love To Love" o nelle ballate "Desert Trip", "Moses Pain" o "New Mexico", pura americana psichedelica.
Certo, Wilson non potrà pretendere di cambiare il mondo come quasi mezzo secolo fa Jefferson Airplane e compagnia hippie si illudevano fare suonando alla stessa maniera, ma se l'obiettivo fosse cambiare un po', e in meglio, la vita di chi ascolta questo favoloso lavoro, be', allora il risultato è centrato in pieno.

lunedì 4 novembre 2013

Il pezzo del giorno: Sopwith Camel-Fazon(1973)

Artista: Sopwith Camel
Album: The Miraculous Hump Returns From The Moon
Genere: West Coast Psych Rock
Anno: 1973

giovedì 31 ottobre 2013

Avvistamenti: The Strypes-Snapshot(2013)



In tempi di One Direction e Justin Bieber, insomma di bimbiminKia al potere, quanti avrebbero scommesso su una nuova giovinezza del buon vecchio rock'n'roll e, soprattutto, non ad opera di qualche reunion più o meno in buona fede di dinosauri sopravvissuti al tempo che fu? Eppure, quasi in contemporanea con altre uscite di cui magari parleremo nei prossimi giorni, ad esempio i redivivi Kings Of Leon, tornati a suoni più ruvidi dopo le tentazioni mainstream delle ultime prove, o il ritorno dei dispersi Fratellis, ovvero il lato più divertente del pub rock d'oltremanica, o ancora la fantastica operazione filologico-nostalgica di Jonathan Wilson, eccoci a parlare degli Strypes, quattro ragazzotti irlandesi che, anziché iscriversi a X-Factor o Amici o altra spazzatura del genere, decidono di imbracciare i loro strumenti per omaggiare quella che era la musica dei padri già negli anni sessanta. Certo, c'è già chi dice che anche loro siano costruiti a tavolino, ma in fondo chi se ne frega se il risultato è un rock blues dal tiro fenomenale. Ed ecco allora Snapshot, esordio al fulmicotone le cui quindici tracce si dividono tra cover di Bo Diddley, o cover delle cover, come nel caso di I Can Tell, rubata più ai Dr. Feelgood che al vecchio e compianto Bo, di John Hiatt e pezzi originali assolutamente in stile e pertinenti, dal r'n'r scatenato di Blue Collar Jane e Mystery Man, ad un bluesaccio lento come Angel Eyes. Due parole anche sulla presenza scenica dei ragazzi che sembrano usciti dritti dal Marquee del 1965, look e movenze al limite dell'imitazione di Stones e Kinks, ma soprattutto di quelli che sembrano essere i veri numi tutelari degli Strypes, ovvero gli Yardbirds. Le note dolenti sono le solite quando si parla di questo tipo di musica, e cioè che indubitabilmente gli Strypes non suonino una nota che è una che non sia già stata suonata quasi cinquant'anni fa. La mia risposta, come sempre, è un bel chi se ne frega, visto il risultato e vista la paccottiglia che gira intorno e che viene spacciata per rock, però attenti anche all'eccesso opposto; infatti ho letto chi scrive che è ingiusto dire che i ragazzi siano troppo derivativi, perché in fondo anche Stones e Yardbirds, almeno all'inizio, facevano dischi zeppi di cover. Tutto vero, però è anche vero che ai tempi il blues dei neri era musica sconosciuta quando non negletta, onore quindi a chi portò una piccola rivoluzione nella musica europea, piccola ma che dura ancora oggi, se siamo qui a parlare di questi quattro ragazzi. E poi la tecnica; i quattro sono bravissimi, certo, ma se all'epoca un Clapton o un Jeff Beck tiravano fuori ogni sera un suono nuovo e mai sentito prima dai loro strumenti, i quattro irlandesi di Canvan se la cavano alla grande, ma si limitano comunque a riproporre. Una delle migliori uscite in ambito rock di quest'anno, comunque, e se vi piace, vi consiglio di recuperare i misconosciuti ma altrettanto validi MFC ChickenChicken di Music For Chicken.

sabato 26 ottobre 2013

Il pezzo del giorno: Eels-Lone Wolf(2003)

Artista: Eels
Album: Shootenanny
Genere: Alt Rock
Anno: 2003



"Lone Wolf"


I am a lone wolf
I always was and will be
I feel fine
I am resigned to this
I am a lone wolf
I am a lone wolf

Got my cares
Wrapped-up all nice and neat
In my suitcase
I'll take it down the street
To a place with plenty of space for me
I am a lone wolf

I am a lone wolf
It blows my mind
That people wanna try to get
Inside my tired head
I am a lone wolf
I am a lone wolf

I am a lone wolf
Nobody needs to get too close to me
You'll only see this truth
I am a lone wolf

domenica 20 ottobre 2013

venerdì 18 ottobre 2013

giovedì 17 ottobre 2013

Il pezzo del giorno: No One Knows-Queens Of The Stone Age(2002)

Si riapre con una nuova "rubrica", quella dedicata al pezzo che ti ritrovi certe mattine, inspiegabilmente, ad avere in testa.
Artista: Queens Of The Stone Age
Album: Songs For The Deaf
Genere: Stoner Rock
Anno: 2002

lunedì 26 agosto 2013

Avvistamenti: C'era una volta la New-New-Wave

C'era una volta la New Wave, e c'era un'altra volta la New New Wave; si era agli inizi del nuovo secolo e, per una volta dagli Stati Uniti, partì la tendenza a riproporre i vecchi stilemi in particolare dalle parti Joy Division, i nomi erano quelli degli Strokes, sul versante più giovanilista e casinaro, e degli Interpol, sul versante più serioso e maturo. Gli ingredienti quelli che fecero la fortuna, per modo di dire, dei Joy Division, specie nel caso degli Interpol: intarsi di chitarre geometrici e voce tombale. Non passò molto che subito sorsero gli emuli britannici, che presto superarono i maestri(peraltro, Strokes e Interpol, va detto, hanno messo del loro per farsi superare), primi su tutti i Franz Ferdinand, progetto che dalla musica alla presenza scenica fino alla grafica si segnalò subito per il suo essere una spanna sopra agli altri. E poi gli Editors, cloni a detta di molti migliori degli Interpol, e qualche anno dopo i depressi White Lies, forse i più vicini per cupezza ai maestri Joy Division. Ora, in quest'estate 2013, escono quasi contemporaneamente gli album di queste ultime tre band, con esiti per chi scrive assai diversi. Partiamo dai Franz Ferdinand, che escono col loro quarto lavoro a quattro anni di distanza dal discutibile Tonight... che arrivava dopo due dischi d'esordio da K.O. Il nuovo Right Thoughts, Right Words, Right Action, da me molto atteso, si rivela una cocente delusione; senza coraggio, senza novità e senza pezzi che emergono a parte forse la title track, che sa comunque di già sentito, sembra una scialba raccolta di B-sides, un lavoro fatto uscire tanto per, che suona alle mie orecchie come un sinistro preludio allo scioglimento.
Altro discorso per il lavoro degli Editors, The Weight Of Your Love, anche loro alla quarta fatica e anche loro dopo due album simili e osannati e un terzo dove tentavano con successo vie più alternative e sintetiche. E invece col quarto album la band di Tom Smith cerca l'abbraccio del grande pubblico, ma lo fa senza scadimenti commerciali, confezionando un disco godibilissimo, dove citano a turno Depeche Mode, Springsteen, U2(la title track), Coldplay, Muse, Arcade Fire e perfino la prima versione di sé stessi. Un pezzo su tutti, la bella The Phone Book. Ruffiani ma promossi.
A sorpresa chi sembra uscire meglio del trio sono i White Lies, al terzo lavoro, che si presentano addirittura con un concept album, Big TV, che li ripropone all'altezza del primo To Lose My Life, dopo il mezzo passo falso di Ritual. E allora atmosfere romantiche ed epiche, e un cantato sempre sull'orlo dell'eccesso emozionale, ma anche pezzi di rara bellezza come There Goes Our Love Again, per citarne uno. Promossi senza riserve.

giovedì 8 agosto 2013

Avvistamenti: Scott Matthew-Unlearned(2013)

Di un nuovo disco di sole cover si potrebbe dire che ce n'è bisogno come di una macchina del ghiaccio al Polo Nord; ma, ovviamente, sennò non saremmo qui a parlarne, il lavoro dell'australiano Scott Matthew fa eccezione. E lo fa in virtù delle caratteristiche che da sempre rendono una cover piacevole e non un inutile esercizio di stile, ovvero la personalità dell'interpretazione e la giusta distanza dall'opera originale. Caratteristiche che abbondano nelle quattordici tracce di Unlearned, e sorrette dalla calda, splendida voce di Matthew, sempre in primo piano su arrangiamenti scarni ed essenziali, fatti di delicati intarsi di chitarra acustica e lievi sortite di piano e ukulele. Per avere la riprova basti ascoltare l'attacco con la trita To Love Somebody dei Bee Gees e la tremenda I Wanna Dance With Somebody di Whitney Houston risorgere a nuova vita nelle capaci mani del nostro, ma a impressionare sono le scheletriche riletture di Darklands e di Love Will Tear Us Apart, scongelate dal repertorio di Jesus & The Mary Chain e Joy Division e rese irriconoscibili. Ottimi anche i duetti con l'impagabile leader dei Divine Comedy Neil Hannon e col padre di Scott in Smile e Help Me Make It Through The Night nonché il rifacimento della sempreverde I Don't Want To Talk About It. Un ottimo modo per riscoprire vecchi classici e avvicinarsi all'opera di Scott Matthew.

venerdì 2 agosto 2013

Avvistamenti: Jack Day-The First Ten(2013)

In tempi di confusione musicale, con una nuova tendenza diversa che spunta fuori un giorno sì e l'altro pure, per poi svanire nel tempo che occorre per dire "Indiana Jones", ogni tanto esce un lavoro di quelli senza tempo che ti lascia a bocca aperta. E menomale. Era successo per esempio l'anno scorso con l'esordio di Barna Howard, e qui ritroviamo le stesse atmosfere col primo lavoro di Jack Day, The First Ten. Si tratta per l'appunto di un folk prevalentemente acustico e solitario, dove la fa da padrona l'acustica e il fingerpicking di Jack, pur se non mancano pezzi blandamente irrorati da un filo d'elettricità e qualche ballata per pianoforte. Le atmosfere e i rimandi vanno dal Dylan prima maniera al grande Townes Van Zandt, sempre i soliti, insomma, ma filtrati attraverso l'estro di Jack Day, per regalarci perle come l'iniziale I Often Think Of You, o l'acustica Shadows In The Sun, ma ogni pezzo vale il prezzo del biglietto.

martedì 30 luglio 2013

Avvistamenti: Hollis Brown-Ride On The Train(2013)

Certo, da una band che prende il proprio nome a prestito da una ballata di Bob Dylan, e che dichiara come principale influenza i Creedence Clearwater Revival, non è lecito aspettarsi musica elettronica e di tendenza. E infatti anche per questi quattro giovanotti di New York, come spesso succede nei lavori qui presentati, il tempo sembra essersi fermato alla metà degli anni settanta; e allora ecco un corposo, ruvido e ben suonato rock blues in stile puramente americano. Si va con piacere e senza cadute di tensione dalla title track, pura estetica CCR, a ballate a tratti dylaniane e ben calibrate quali Faith & Love e If Ain't Me, ai blues sporchi Doghouse Blues e Walk On Water, forse gli episodi più felici dell'intero lavoro. Un cenno ancora alla produzione, vintage e grezza al punto giusto, e alle capacità di strumentisti dei quattro, mai sopra le righe, senza inutili virtuosismi.

sabato 27 luglio 2013

R.I.P. J.J.Cale

Se n'è andato com'è vissuto, senza far troppo rumore, uno dei chitarristi più influenti(Clapton e Knopfler vi dicono qualcosa?) e allo stesso tempo sottovalutati della storia del rock e del blues, J.J.Cale.

giovedì 4 luglio 2013

Avvistamenti: Graveyard-Lights Out(2012)

Terzo lavoro e terzo centro per gli svedesi Graveyard, band troppo spesso etichettata e infilata nel calderone doom metal senza, a mio parere, farne parte. Infatti il gruppo in questione propone una mistura estremamente trasversale di generi, sempre muovendosi nell'ambito di atmosfere vintage anni '70, che va dall'hard rock più classico, di derivazione blues per intenderci, à la Led Zeppelin, Free e Deep Purple, a cavalcate lisergiche e rilassate dove si rincorrono echi floydiani e fantasmi dei Black Sabbath. Il tutto con una pertinenza assolutamente impossibile da non rilevare, e senza scadere nella facile trappola del derivativo più becero; questo grazie a una scrittura matura che trascende i generi, a un'abilità strumentale che non guasta e soprattutto grazie alla splendida voce e personalità del vocalist Joakim Nilsson, capace di alternare un timbro profondo ed espressivo a improvvise accelerazioni in falsetto nel miglior stile hard rock. Lights Out, va detto, è secondo me una mezza spanna sotto al fenomenale Hisingen Blues del 2011, pur riprendendone atmosfere e schemi in modo pressocché immutato, ma è comunque un lavoro importante come conferma dopo il capolavoro precedente e l'ottimo esordio di poco prima. E quindi ritroviamo pezzi veloci e urlati di chiara matrice hard, come l'apertura di An Industry Of Murder o Seven Seven o ancora le granitiche Goliath e Fool In The End, alternate a ballate lunghe e saggiamente diluite come Slow Motion Countdown(pezzo forte del lotto), e cavalcate blues che sembrano uscite dritte dai primi dischi degli ZZTop, vedi The Suits, The Law & The Uniforms. Pare proprio che il rock più classico, da sempre patrimonio della West Coast e dalla perfida Albione, abbia trovato il suo porto più sicuro nella nordica Svezia.

martedì 25 giugno 2013

Avvistamenti: The Veils-Time Stays, We Go(2013)

Correva l'anno 2004 e l'album d'esordio dei Veils, band guidata dal talentuoso Andrew Finn, venne salutato come uno dei più belli dell'anno, un indie rock epico e viscerale che riadattava la versione delle grandi band del passato filtrandola attraverso una sensibilità e originalità da non sottovalutare. Poi arrivarono i Franz Ferdinand e gli Arcade Fire, e i nostri finirono immeritatamente in una sorta di limbo, non proprio band di culto per pochi, ma nemmeno così mainstream da riempire gli stadi. E menomale. Ora, dopo vari cambi di formazione e altri due album validi ma che non eguagliano l'esordio, i Veils tornano con quello che suona come il loro lavoro più compatto e maturo. E, anche se non siamo di fronte al capolavoro, Time Stays, We Go si presenta come un album tra i più interessanti di questa prima parte dell'anno. Dall'apertura epica di Trough The Deep, Dark Wood, travolgente inno indie rock, come gli U2 vorrebbero scrivere senza più riuscirci, a Train With No Name che prosegue sulla stessa linea, fino a Candy Apple Red, sorta di blues ballad dove la voce di Finn dà il meglio, e forse picco emozionale del lavoro. Va detto però che tutti i pezzi, scelti da un mazzo di cento(e si sente), hanno un loro fascino, tanto che qualsiasi potrebbe essere un singolo potenziale, in un mondo più attento. Manca forse qualche pezzo un po' più acustico a spezzare l'uniformità degli arrangiamenti, con chitarra elettrica e organo a farla da padroni, ma sono sottigliezze. Un ottimo lavoro da una band che, per me, continua a non deludere.

sabato 15 giugno 2013

Avvistamenti: Brown Bird - Fits Of Reason(2013)

Abbiamo già parlato dei Brown Bird, e in termini assolutamente lusinghieri, per il sorprendente Salt For Salt, circa un anno e mezzo fa, e da qualche mese è uscito il nuovo capitolo di questo progetto portato avanti dal barbuto chitarrista David Lamb e dalla sodale MorganEve Swain. Il disco riprende le atmosfere care al precedente lavoro, quindi un folk blues retrò, con innesti jazz anteguerra à la Django Reinhardt, svisate di chitarra e violino zingaresche e arabeggianti. E se l'effetto sorpresa se lo sono ormai giocato, va detto che il disco è talmente gradevole e ben suonato da non far rimpiangere il precedente, dal quale peraltro si smarca soprattutto in virtù di un aumentato tono elettrico degli arrangiamenti, infatti Lamb impugna quasi eslusivamente l'elettrica. I pezzi sono tutti validi, pur in una certa uniformità, spicca l'apertura di Seven Hells, l'esotica Bow For Blade con la delicata voce della Swain; la bella Messenger, la cui sequenza d'accordi sembra rimandare a decine di pezzi già sentiti, senza tuttavia perdere la sua originalità. Sugli scudi sempre la capacità di Lamb di ritagliarsi spazi melodici nei suoi a solo dal tibro elettrico pulito e squillante. Un lavoro in definitiva con cui gli appassionati del genere possono giocare sul sicuro.

martedì 11 giugno 2013

Avvistamenti: Beady Eye - Be(2013)

Ne è passata ormai d'acqua sotto ai ponti dallo scioglimento degli Oasis, dopo l'ennesima lite dei fratelli più presuntuosi del brit pop, ovvero i Gallagher, e se il primo round del dopo-Oasis pare sia andato a Noel, sia come vendite che come critica, nonostante nessuno dei due lavori fosse certo un capolavoro, Liam è il primo a ributtarsi nella mischia. È infatti uscito ieri Be, il secondo lavoro a nome Beady Eye, ossia gli Oasis meno Noel, con la produzione rinomata di Dave Sitek, già con TV On The Radio e Yeah Yeah Yeahs; e diciamo subito che Be rappresenta un passo avanti per la band britannica, che riesce in parte a discostarsi dagli stilemi della formazione madre. Questo nonostante la voce di Liam, che caratterizza fin troppo il suono rendendo difficile dimenticare il passato. Va però detto che anche lo stesso Liam si impegna non poco nel tentare di rendere più duttile il suo strumento, anche se la pronuncia delle vocali che lo ha reso famoso/famigerato è sempre la medesima. Passando ai pezzi, si parte con Flick Of The Finger, che sembra uscire dritta dalla penna di Noel, con la piacevole variazione degli ottoni; Soul Love è una bella ballata, mentre con il rock banalotto da stadio di Face The Crowd l'impianto mostra qualche crepa. La già nota Second Bite Of The Apple invece, pur non facendo sfraceli, è una bella novità con l'arrangiamento soft e la sua melodia sinuosa. La ballata Soon Come Tomorrow, pur apprezzabile ma già sentita, apre la parte più difficile del disco, fatta di riempitivi che pur scorrendo via gradevolmente nulla aggiungono e nulla tolgono a un disco fin qui discreto; fino ad arrivare al finale dove il demone lennoniano che da sempre possiede l'animo dei due Gallagher prende vita con forza nelle due ballate Ballroom Figured e Start Anew, che sono belle canzoni, specie la prima, forse il meglio dell'album, ma che pagano l'ovvio dazio all'illustre ispiratore. In definitiva un passo avanti, anche se si avverte la mancanza di qualcosa. Anzi si avverte la mancanza di Noel, punto.E, visto che i due assieme erano capaci di buone, ma non leggendarie, cose, mentre da soli producono lavori buoni a metà, forse sarebbe il caso di pensarci.

venerdì 7 giugno 2013

Avvistamenti: The Heavy Horses-Murder Ballads & Other Love Songs(2013)

Nuovo avvistamento ancora sulle piste del folk-country americano più genuino, ben lontano insomma dai baracconi country tutti lustrini e cappelli da cowboy a cui subito si potrebbe pensare. Rispetto al lavoro dell'europeo A Singer Of Songs precedentemente trattato, la band canadese è più spostata sul versante country, quindi non mancano steel guitar e slide acustiche, così come un bel banjo a punteggiare qua e là i comunque scarni arrangiamenti del lavoro. Se l'intro strumentale pare evocare arpeggi cari al Morricone della trilogia del dollaro, i riferimenti si spostano man mano verso quanto di più nobile abbia prodotto nei decenni il country, ovvero nomi del calibro di Johnny Cash e Townes Van Zandt, ma anche il più recente, grandissimo Barna Howard. Il tutto è permeato da un tradizionalismo che potrebbe far storcere un po' il naso a chi si aspetta magari un pizzico in più di originalità, così come pregio e difetto allo stesso tempo si rivela una certa uniformità dei pezzi, plafonata sì verso l'alto, ma che, alla lunga, fa sì che nessun pezzo riesca a spiccare sugli altri, eccetto forse la bellissima Intro e la fascinosa Pale Rider. Ma sono gli unici due, piccoli, difetti di questo lavoro senza tempo.

mercoledì 5 giugno 2013

Avvistamenti: A singer Of Songs-There Is A Home For You(2013)

Ci sono album che entrano in punta di piedi nelle tue playlist, crescono pian piano con gli ascolti e finiscono per non uscirne più. Mi era già successo col primo lavoro di A Singer Of Songs, progetto che prende il nome dal pezzo di Johnny Cash, tra americana e folk di Lieven Scheerlinck, belga di nascita, spagnolo d'adozione ma il cui songbook sembra uscire da polverosi deserti americani. Si tratta di un lavoro delicato, sussurrato in alcuni episodi, il cui ascolto meriterebbe molta più attenzione dei distratti ascolti cui siamo ormai abituati dalla sovrabbondanza dell'offerta; il genere di questo "There is a home for you" è una sorta di folk slow core, anche se non manca qualche crescendo epico(la chiusura di One Night, posta in apertura), o qualche robusto riff elettrico(Silent Soldiers). Ma è quando sussurra che  Scheerlinck conquista, come nella delicata Little Sin(con Laura Rasanen), nel gioiellino da un minuto One Minute Tune, nel blues strascicato à la Waits di Shine, nelle bella Ruins Of You, nel classico arpeggio elettrico di The Crying Game. Ma la vera vetta, almeno per chi scrive, di questo piccolo capolavoro, il songwriter belga l'ha posto in chiusura: Into The Storm è un pezzo perfetto, sembra quasi di sentire la pioggia notturna picchiettare sul tetto, facendo capolino tra l'indolente piano e l'avvolgente tromba che punteggia le parti strumentali. Un pezzo che si colloca tra Antony e Perfume Genius, chiudendo in modo trionfale uno dei dischi migliori del 2013.

venerdì 3 maggio 2013

Avvistamenti 2013 #2

John Grant-Pale Green Ghost
Electro/Songwriting
Voto: 8.5
 
Baustelle-Fantasma
Pop-Prog Orchestrale
Voto:8

Suede-Bloodsports
Brit rock
Voto: 7.5

Hollis Brown-Ride On The Train
Vintage Rock blues
Voto: 7+

venerdì 22 marzo 2013

Avvistamenti 2013 #1

L'importante è ricominciare e allora forza e coraggio e qualche consiglio sulle uscite di questi primi tre mesi dell'anno.
Arbouretum-Coming Out Of The Fog
Psych-folk/Stoner
Voto: 6.5
Sulla breccia da oltre dieci anni con onore e senza mai eccessivi colpi di scena, riecco gli Arbouretum con un album cui manca di nuovo il colpo del K.O. ma sicuramente piacevolissimo e rilassante da ascoltare. L'apice arriva con la title track, posta come ultimo pezzo.

Foxygen-We Are The 21st Century Ambassadors Of Peace & Magic
Indie pop/Psychedelic
Voto: 8
Ennesimo hype montato ad arte dalle riviste di settore, i due hipster americani si sono attirati istantaneamente le antipatie di quelli che ne sanno; in realtà il loro esordio sulla lunga distanza dell'album è forse quanto di meglio si sia finora visto in questo scorcio d'annata. Una micidiale quanto ruffiana centrifuga di Beatles, Rolling Stones, del primo Dylan e dei Beach Boys, di Bowie senza farsi mancare echi di psichedelia. Al di là di prese di posizione sterili, davvero un bel disco.

Unknow Mortal Orchestra-II
Psychedelic pop
Voto: 7
Paragonati spesso, e non del tutto a torto, ai conterranei Tame Impala, gli UMO si distinguono per un suono più lo-fi e spontaneamente vintage. Immancabili i soliti echi Beatles, Cream e anni '60 in generale. E sghembi passaggi strumentali che fanno capire come una buona tecnica non sempre sia solo d'impaccio nel pop attuale.

The Joy Formidable-Wolf's Law
Indie rock
Voto:6.5
Al secondo lavoro i Joy Formidable continuano col loro indie rock abbastanza classico, tra echi shoegaze e influenze Arcade Fire e qualche abboccamento dream pop à la Beach House. Il risultato non fa gridare al miracolo ma garantisce un ascolto piacevole senza stucchevolezze di sorta.

David Bowie-The Next Day
Rock
Voto: 7+
Al di là di qualche incensamento eccessivo letto qua e là, il ritorno di Bowie dopo una serie di traversie soprattutto di salute, sembra aver messo d'accordo un po' tutti. Un Duca Bianco così classico e centrato del resto non lo si sentiva da anni. Una serie di canzoni validissime che, ben lungi dall'essere rivoluzionarie e sperimentali come nel tempo che fu, ci restituiscono un Bowie vitale e pronto a una terza età promettente, più dalle parti, per dire, di Johnny Cash che di un evanescente Clapton, di cui leggete a parte.

Eric Clapton-Old Sock
Pop blues
Voto: 5
Dispiace per chi, come me, è cresiuto col suono rotondo e cesellato del buon vecchio slowhand, ma i suoi ultimi lavori rasentano l'inascoltabilità. Clapton, dopo una vita da star ma anche con traversie non da poco, è ormai uomo pacificato, e mi fa piacere per lui; il punto, però, è proprio questo: quanti capolavori artistici vi ricordate che siano stati partoriti da uomini completamente pacificati? Nessuno? Risposta esatta. Perciò il buon Clapton meglio farebbe a lasciare intatto il leggendario ricordo dei bei tempi, anziché allungare una discografia che non produce nulla di significativo(con rare eccezioni), dai primi '80.

giovedì 7 marzo 2013

R.I.P. Alvin Lee

Ten Years After-S/T(1967) Undead(1968) Stonedhenge(1968) Ssssh(1969) Cricklewood Green(1970) Watt(1970) A Space In Time(1970)

venerdì 18 gennaio 2013

Avvistamenti: Hello Black Halo - Becky Lee And Drunkfoot(2012)

Il primo avvistamento del 2013 spetta al disco d'esordio, uscito nell'ultima parte dell'anno appena finito, di questa One-Woman-Band, ovvero l'americana dell'Arizona Becky Lee. In tempi in cui il blues pare diventato una baracca che è meglio mandare avanti in due, vedasi i White Stripes e i Black Keys, ma anche i Kills e, perché no, la nostrana Bud Spencer Blues Explosion, la bella Becky riduce ancor più i costi e fa tutto da sola, un po' sulla scia di quanto fatto, egregiamente, l'anno scorso da Lewis Floyd Henry. Di blues canonico in realtà nelle undici tracce dell'album troviamo solo la bella One More Time, che ci riporta alle atmosfere downhome rurali di Junior Kimbrough e R.L.Burnside e altri esponenti della premiata ditta Fat Possum, mentre le influenze più evidenti vanno, nel look, a eroine rock quali Siouxee, mentre musicalmente aleggia spesso il fantasma dei Cramps di Lux Interior, e al suo Punk Blues sghembo. Becky sorprende e spiazza un po' di più quando rallenta il ritmo e ci riporta alle ballate sixties a metà tra Ronettes e i loro moderni epigoni, tipo i Raveonettes, come nella spiritosa Hip Kids, o nella conclusiva Beginning Of The End. Se vi piace il moderno blues à la Jack White, ma anche se siete cresciuti a pane, Cramps e Gun Club, il disco della signorina Lee lo ascolterete ben più d'una volta.

lunedì 7 gennaio 2013

2012: Musica #6 I Preferiti dell'anno

Dovevano essere i miei dieci preferiti dell'anno. Sono tredici. Tanto meglio. Dark Dark Dark-Who Needs Who-Meet In THe Dark(Indie Folk) Get Well Soon-The Scarlet Beast O'Seven Heads-Roland I Feel You(Prog Pop) Goat-World Music-Run To Your Mama(Psych Funk Rock) Hexvessel-No Holier Temple-A Letter In Birch Bark(Psych Folk Rock) Rover-S/T-Queen Of The Fools(Pop) Radical Face-The Family Tree: The Roots-Ghosts Town(Alt Folk) Barna Howard-S/T(Folk Country) Father John Misty-Fear Fun-Well You Can Do It Without Me(Country Folk) Mystery Jets-Radlands-Lost In Austin(Pop Rock) Patrick Watson-Adventures In Your Own Backyards-Morning Sheets(Alt Folk) Perfume Genius-Put Your Backs N.2-Normal Song(Songwriter) Becky Lee And Drunkfoot-Hello Black Halo-One More Time(One Woman Band Punk Blues) Beach House-Bloom-Myth(Dream Pop)

martedì 1 gennaio 2013

2012: Musica #5

Fanfarlo-Rooms Filled With Light-Tunguska(Indie rock) Flights/Foreign Fields-Anywhere But Where I Am-Where The Willow Tree Died(Alt folk) Great Lake Swimmers-New Wild Eveywhere-Think That You Might Be Wrong(Indie folk) Jack White-Blunderbuss-Weep Themselves To Sleep(Rock) The Pines-Dark So Gold-Cry Cry Crow(Indie folk rock) Shearwater-Animal Joy-You As You Were(Indie rock) Bry Webb-Provider-Undertaker(Folk) Leonard Cohen-Old Ideas-Amen(Folk) Gary Clark Jr.-Blak And Blu-When My Train Pills In(Soul blues) Black Pistol Fire-Big Beat '59-Belzebub(Punk blues) Fiona Apple-The Idler Wheel...-Hot Knife(Pop folk jazz)