mercoledì 31 marzo 2010

Perle sconosciute : Rainbow Ride-Kathy McCord(1969)


Stasera una Perla con la P maiuscola.Rainbow Ride è il pezzo che apre l'album di debutto dell'allora giovanissima Kathy McCord,cantautrice americana di stampo folk ma,come succedeva spesso allora,assai incline alle contaminazioni,specie in ambito jazz(tanto che l'album esce per la CTI,mitica etichetta jazz) e psichedelico.L'intero album,che purtroppo resterà senza seguito,se si eccettua una raccolta postuma di inediti,è di qualità eccelsa,grazie anche alla bravura dei musicisti coinvolti,ma questa prima traccia si staglia nettamente al di sopra,tanto da essere ritenuta tra i pochi che lo conoscono,un vero e proprio capolavoro.Rainbow Ride è in sostanza una ballata abbastanza classica,con la bella voce di Kathy che si staglia su una strumentazione dapprima scarna su cui vanno pian piano ad aggiungersi la sezione fiati e la chitarra elettrica.La svolta avviene quando,intorno ai due minuti,parte un assolo di chitarra tra i più acidi e psichedelici che siano mai stati incisi(siamo dalle parti dei Quicksilver),mentre la sezione ritmica si fa sempre più incalzante,prima che,dopo due minuti buoni di follia sonora,il pezzo ritorni alla placida vena con cui era iniziato.

martedì 30 marzo 2010

Le più belle di sempre : Streets of London-Ralph McTell(1969)

William Butler Yeats : Dopo un lungo silenzio

Parole dopo lungo silenzio; è giusto
Ogni altro amante allontanato o morto,
La luce ostile della lampada velata,
Le tendine abbassate sopra la notte ostile,
Giusto che discutiamo e discettiamo
Sul tema supremo dell’Arte e del Canto:
Decrepitezza del corpo è saggezza;
Giovani ci amavamo e eravamo ignoranti.

lunedì 29 marzo 2010

Avvistamenti : I Mistici Dell'Occidente-Baustelle


Raramente questo blog si occupa di attualità,con ottimi effetti sulla salute del latore di queste righe e,spero,anche su quella di chi passa di qua spesso.Faccio volentieri uno strappo per i Baustelle e,visto che sembra essere l'argomento del giorno,anch'io vi presento il loro nuovo album I mistici dell'occidente.Innanzitutto devo dire che,avendo molto amato questo gruppo dai tempi in cui erano indipendenti(bella definizione che vuol dire pressapoco nulla),pessimisticamente temo sempre un passo falso ogni volta che escono sul mercato;anche per questa volta posso tirare un sospiro di sollievo,I mistici dell'occidente è un bell'album.Meno adolescenziale dei primi lavori e meno ricco e ridondante di Amen,che con la sua varietà accontentava un po' tutti,è un disco da ascoltare più e più volte,possibilmente con attenzione(magari con gli auricolari e vagando per la campagna,come è capitato a me...)per assaporare i testi di Bianconi che,attualmente,ha ben pochi rivali in Italia,e gli arrangiamenti raffinati e ricercati,ripuliti quasi del tutto da suoni elettronici.Il titolo dell'album è ispirato dall'omonimo libro di Elèmire Zolla,insigne studioso di religioni,e testimonia l'interesse sempre vivo dell'ateo Bianconi verso una personale visione della fede che ricorreva già nei lavori precedenti.E il primo brano del disco ci porta subito in un atmosfera appunto mistica,con un organo da chiesa che apre la bella Indaco,prima di lasciar spazio all'intenso cantato di Bianconi e di Rachele.I pezzi sono piuttosto diversi l'uno dall'altro,e così abbiamo un paio di insolite accelerazioni rock come San Francesco e La canzone della rivoluzione,pezzi in puro stile Baustelle come la bella Follonica,che ruota attorno al tema dell'inutilità dell'esistenza,tipico tema della poetica del Bianconi,e L'estate enigmistica,il rimpianto per il passato di Rane(Perchè il tempo ci sfugge ma il segno del tempo rimane),che dietro la parvenza di pezzo pop leggero cela versi raramente così struggenti e sentimentali.Discorso a parte merita Gli spietati,brano scelto come singolo che,già dal titolo eastwoodiano evoca atmosfere western e morriconiane ricorrenti in vari brani,specie nei cori,nelle chitarre che si intrattengono sulle note basse e sullo sfizioso uso della tromba e dello scacciapensieri siciliano.E' anche questo un pezzo tipicamente in stile Bianconi,la differenza la fa il finale recitato con la voce distorta di Francesco che declama versi assai intensi,da ascoltare con attenzione.I pezzi che vi propongo come assaggio sono i miei preferiti,e rimandano entrambi in modo diverso al maestro De Andrè;il primo è I mistici dell'occidente,brano che parte in modo folgorante e che,per i miei gusti,avrei preferito rimanesse un po' più dimesso anzichè esplodere nel ritornello,vera croce e delizia da sempre dei Baustelle;ma anche così rimane un gran pezzo,particolare anche nella breve coda con un assolo della tromba che poteva essere forse più approfondito.L'altro pezzo è L'ultima notte felice del mondo,uno dei pochi brani cantati da Rachele,che propone un arpeggio di chitarra tipicamente sixties(che ricorda un po' La canzone dell'amore perduto) e una parte di tromba che rimanda vagamente a Inverno di De Andrè.Insomma un album forse meno immediato dei precedenti,sicuramente molto intenso e,ripeto,da ascoltare con la dovuta attenzione.

Altre forme di blues : Been Down So Long-The Doors(1971)


Da L.A.Woman(1971)

domenica 28 marzo 2010

Perle sconosciute : Vorrei incontrarti-Alan Sorrenti(1972)


Avete presente Alan Sorrenti?Se questo nome vi fa venire alla mente un signore di un certa età,vagamente immalinconito,che,ospite di qualche varietà nostalgico,intona le immancabili Figli delle stelle o Tu sei l'unica donna per me,bene...dimenticatelo.Alan Sorrenti fu,per una breve stagione che coincise col periodo di massimo splendore del progressive italiano,circa dal 1972 al '74,uno degli artisti più rivoluzionari e particolari dell'intero pop italico.Del 1972 è infatti il suo capolavoro Aria,album in cui molti hanno visto palesi influenze di artisti entrati nella leggenda come Tim Buckley e Peter Hammill,composto da una lunga suite di venti minuti,Aria appunto,dove il napoletano dà prova di doti canore non comuni;i continui cambi di ritmo e d'atmosfera,i testi talvolta criptici ma evocativi,gli arrangiamenti sontuosi e la partecipazione di grandi musicisti,basti citare il violinista Jean Luc Ponty(già con Frank Zappa),fanno di Aria il pezzo forte del disco,ma anche gli altri tre brani non sono da meno,e tra questi il pezzo che vi propongo,Vorrei incontrarti, ballata folk più tradizionale e delicata,dove le acrobazie vocali di Sorrenti sono meno spericolate ma sempre efficaci.Dopo il suo capolavoro la magia si ripete solo in parte con Come un vecchio incensiere all'alba di un villaggio deserto e Alan Sorrenti,dove il cantante reinterpreta una serie di classici napoletani,poi la discussa e discutibile svolta pop con risultati artistici a dir poco risibili ma confortata dal successo di vendite.Molti hanno dato la loro interpretazione a questa svolta così radicale;per alcuni Alan aveva semplicemente fiutato la fine del periodo d'oro del prog ed era stato semplicemente più lungimirante di altri a cambiare bandiera,mentre per altri alla base delle sue scelte stavano problemi vocali che gli avrebbero impedito di ripetersi ai livelli degli esordi.A noi resta il dubbio sulle sue motivazioni,ma resta anche questo piccolo capolavoro che,spesso sconosciuto agli stessi fan del Sorrenti più dance e becero,è invece un cult all'estero.

sabato 27 marzo 2010

Avvistamenti : Hayley Hutchinson


Tra pop,rock e folk le uscite di dischi di voci femminili si susseguono e,come temevo,il genere si sta un po' inflazionando e bisogna fare i conti con lavori non sempre felicissimi.E' il caso di Amy Macdonald in ambito pop e di Laura Marling in quello folk;entrambe al secondo album dopo esordi promettenti hanno invece deluso chi,come me,si aspettava una decisa crescita,pubblicando lavori piuttosto involuti.Non è invece il caso,fortunatamente,di Hayley Hutchinson,inglesina di quasi trent'anni,figlia di un ex-musicista di Bowie,giunta al suo terzo lavoro,Ghosts in the trees.La Hutchinson,che è anche componente del gruppo The sorry kisses,vanta una voce assai delicata,perfetta per il genere che si è scelta,un folk-rock quasi sempre acustico(giusto un filo elettrico quà e là)ma non immune da qualche fascinazione pop,specie nei ritornelli,e da un gusto retrò simil She & Him(la deliziosa cover di Tout Les Garçons...di Françoise Hardy).Hayley infila così undici pezzi tutti di buon livello,senza mai andare sopra le righe e distinguendosi per un certo gusto negli arrangiamenti.I video di Midnight sky e Deep blue sea.

giovedì 25 marzo 2010

Avvistamenti : She & Him


Da un po' di tempo avevo in mente di dedicare un post,magari tra le perle sconosciute,agli She & Him,progetto musicale dell'attrice Zooey Deschanel e del chitarrista-cantante pop-folk M.Ward; poi,per mancanza di tempo(soprattutto per realizzare un ritrattino volante della bella Zooey,che davvero merita...)ho sempre rimandato,ed ecco che,mentre io volevo parlarvi del primo album,loro hanno fatto uscire il secondo.Bene,due piccioni con una fava.Mi sono avvicinato al loro primo disco,Volume one del 2008,con tutti i pregiudizi possibili;già,perchè Zooey è venuta su in una famiglia dove anche le baby-sitter facevano parte del mondo dello spettacolo ed aveva già un discreto successo come attrice,quindi mi son detto "ecco la solita attricetta che vuol togliersi lo sfizio di cantare";ma la brava Zooey,che peraltro attricetta non lo è,ha impiegato giusto un paio di pezzi per convincermi che il progetto stava in piedi eccome,grazie alla sua voce da usignolo sì,ma soprattutto al gusto per gli arrangiamenti di M.Ward.Ed ecco che ci troviamo davanti ad un disco de-li-zio-so,che sembra uscito dritto dagli anni '50 o dai primi '60,quelli più pop e zuccherosi.

I nostri due paladini si sono studiati a menadito il repertorio della scuderia di Phil Spector,Ronettes in testa,e anche la scelta delle cover si rivela assai azzeccata:You really gotta a hold on me di Smokey Robinson,ma interpretata anche dai Beatles,e I should have know better degli stessi Beatles del periodo più pop,oltre al traditional Swing low sweet charriot,bonus track che,paradossalmente, è uno dei momenti più intensi..Gli arrangiamenti sono misurati ed in perfetto stile fifties,quà e là affiora una lap steel che più che il country(che pure non manca) evoca atmosfere da Sleepwalk e da Santo & Johnny,il resto lo fa la grazia innata della Deschanel.E siamo ai giorni nostri,Volume two,questo il fantasioso titolo dell'opera seconda,prosegue làddove finiva il primo,con un po'di fantasia in meno e senza l'effetto sorpresa.

E se il tutto appare un po' più appesantito,da qualche arrangiamento alla scelta delle cover,il disco non manca comunque di bei pezzi e buonumore;tanto da augurarsi che per un ipotetico terzo album(azzardo:Volume 3?)la gaia Zooey ci faccia magari conoscere il suo lato più dark,se ce l'ha.Come curiosità,I can hear music,lato 'B' del singolo In the sun,ed ennesimo omaggio a Phil Spector,che scrisse il pezzo per le sue Ronettes,anche se a renderlo famoso ci pensarono i Beach Boys.

mercoledì 24 marzo 2010

Le più belle di sempre : Day is done(1969)-Nick Drake


Sono tranquillo.Se dovessi esaurire gli argomenti e la fantasia,potrei sempre postare tutte le canzoni di Nick Drake,una al giorno,nello spazio Le più belle di sempre,e andrei avanti per un bel po'.

Avvistamenti : Loudon Wainwright III

video
C'è un sottile filo rosso che attraversa la musica americana,dagli inizi del novecento fino ai giorni nostri.E' la tradizione dei folksinger,quegli artisti un po' cantastorie,un po' umoristi che armati solo della voce e di una chitarra affrontano tutti i temi della vita,dall'amore alla politica.E' un filo che parte da Woody Guthrie e Jimmie Rodgers,passa da Hank Williams,si dipana fino a Bob Dylan,Joan Baez e Phil Ochs,incrocia il rock dei Byrds e di The Band,il country di Willie Nelson e Johnny Cash,il blues di Skip James e Lightnin' Hopkins,per arrivare ai giorni nostri un po' acciaccato ma ancora ben vivo.Con Loudon Wainwright III,ad esempio.Attivo fin dagli anni '60,Loudon è il patriarca di una famiglia di artisti,il cui esponente più celebre è suo figlio,il raffinato cantautore Rufus Wainwright.Dopo aver vinto un Grammy nel 2009,Loudon esce con l'album Songs for the new depression,disco di folk duro e puro per sola chitarra e voce(e ukulele),grazie al quale possiamo dare una bella ripassata a tutto lo spettro del folk americano,dal country al blues,senza dimenticare l'impegno sociale.Vi propongo l'iniziale Times is hard e il live di Fear itself.

martedì 23 marzo 2010

Perle sconosciute(e auguri) : Franco Battiato


Oggi ricorre il compleanno di Franco Battiato,uno dei più grandi personaggi della musica italiana,dagli esordi semisconosciuti del periodo beat agli esperimenti progressive dei primi anni '70,forse il suo periodo migliore,fino all svolta "commerciale" alla fine dei '70 che,sempre con gran classe e pochi passi falsi,dura a tutt'oggi.Come augurio ecco due pezzi poco noti,che spero suoneranno sorprendenti a chi apprezza il Battiato più conosciuto;si tratta di Cariocinesi,dal bellissimo concept prog Fetus del 1971,e di Paranoia,una vera rarità dall'andamento insolitamente bluesy per Battiato,apparso come lato 'B' de La convenzione,un singolo del 1972 che non venne mai pubblicato su nessun album.

lunedì 22 marzo 2010

Perle sconosciute : Geordie-The Trees(1970)


Ultimamente il folk-rock(e ne abbiamo già parlato)sta tornando inaspettatamente in auge,a volte senza esiti particolarmente brillanti e,anzi,con il rischio di inflazionarsi e di soffocare i pochi buoni dischi che ogni tanto emergono.Ne parleremo ancora nei prossimi giorni(leggi:appena c'ho un minuto che 'sti giorni...)con alcune nuove uscite.Intanto continuiamo a risalire alle radici del genere con uno dei gruppi più validi nonchè sottovalutati,i Trees.Il pezzo che ho scelto è Geordie,che magari molti conosceranno per la versione,non del tutto riuscita in verità,di Fabrizio De Andrè,ma che in realtà è un pezzo tradizionale del folk inglese,di origine addirittura medievale.E proprio queste sono le sognanti atmosfere che evoca il pezzo magistralmente interpretato dai Trees.

sabato 20 marzo 2010

I migliori chitarristi sconosciuti(4) : J.J.Cale


Forse il personaggio che tra i grandi del rock ha tenuto il più basso profilo,J.J.Cale è stato uno dei musicisti più influenti e imitati degli anni '70,rimanendo allo stesso tempo uno dei meno noti;questo ovviamente soprattutto a causa del suo rifuggire le luci della ribalta.La carriera del chitarrista dell'Oklahoma è legata a doppio filo con quella di Eric Clapton.Fu infatti il successo di After Midnight,incisa da Clapton nel suo primo album solista,a permettere a Cale di registrare il suo primo disco,e fu sempre una cover di Clapton nel 1977,stavolta di Cocaine,a dargli ulteriore successo.

Va detto,però,che il riff di Cocaine è molto simile alla celeberrima Sunshine of your love,successo dello stesso Clapton periodo Cream.Poi,nel 2007,i due registrano finalmente un album insieme,The road to Escondido,che vale il primo Grammy allo schivo J.J.Cale.Tra le decine di cover dei suoi brani come non citare la versione dei Lynyrd Skynyrd di Call me the breeze.Musicalmente Cale è padrone di uno stile chitarristico languido e rilassato,molto lontano dai classici guitar hero,ma dotato di un feeling particolare e imitato da colleghi più noti quali il solito Clapton,Mark Knopfler e Chris Rea tra gli altri.Nella sua musica il blues si incrocia con altri generi quali il country,il primo rock'n'roll e il cajun.Vi propongo,tutte live,la celebre Cocaine in una versione ultra rilassata,Call me the breeze in una recente rilettura al fianco di Clapton e la gemma acustica Drifter's wife.

venerdì 19 marzo 2010

Perle sconosciute : Prison Grove-Warren Zevon(2003)


Warren Zevon è stato uno dei più bravi cantautori americani degli anni '70 e '80,un po' sul genere di Jackson Browne,che tra l'altro produsse alcuni suoi dischi.E' scomparso prematuramente nel 2003 lasciandoci come suo testamento un album misconosciuto ma davvero bello,The Wind,che racchiude varie perle.Tra queste,Prison grove,blues spettrale e paludoso che rimanda alle atmosfere dei Creedence.

giovedì 18 marzo 2010

Avvistamenti : Dead Man's Bones


I Dead Man's Bones nascono,come quasi tutte le cose buone,da un fallimento.Ma andiamo con ordine;a dare vita al progetto sono due attori prestati alla musica,Ryan Gosling e Zach Shields,i quali,uniti dall'insolita passione per i fantasmi,decidono di realizzare un film che rimarrà allo stadio di vaga idea per motivi economici.Fortunatamente non succede la stessa cosa con quella che avrebbe dovuto esserne la colonna sonora;ecco così venire alla luce un album tra i più strambi che mi sia capitato di sentire,dalla produzione grezza e gli arrangiamenti scarni,ma che riesce dove colleghi ben più illustri spesso falliscono,cioè nel campo dell'originalità.I due cantattori mettono in scena,coadiuvati dal coro di bambini del Conservatorio di Silverlake,una serie di canzoni unite dal tema ectoplasmatico ma dalle ispirazioni disparate.Pezzi "allegri" e più pop con qualche influenza,per fortuna assai vaga,anni '80 come Pa Pa Power e Lose your soul,organo simil Doors nella psichedelica In the room where you sleep,atmosfere anni '50 in Io vi propongo Buried In Water,forse l'episodio più intenso del disco,In the room where your sleep e For wedding and funerals,un pezzo di un precedente EP,che figura sull'album con un diverso arrangiamento e col titolo di Dead Man's Bones;più che sufficienti a farvi un 'idea,ma vi consiglio di ascoltare l'intero disco,anche se non credete ai fantasmi.

Alex Chilton R.I.P.(1950-2010)

martedì 16 marzo 2010

Perle sconosciute : When i'm with you-Best Coast(2009)


Arriva da Los Angeles questo misconosciuto e anche un po' misterioso gruppo che propone una gradevole e fresca rilettura del pop più spensierato dei primi sixties(Ronettes,per capirci,e simili),con una spruzzata di shoegaze,un po' in stile Raveonettes o Glasvegas.E' un revival che sta prendendo piuttosto piede e,visto che l'estate è ancora lontana,magari questo pezzo che sa tanto di spiagge californiane,freeways,vento tra i capelli e tutte quelle baggianate,ci porterà un po' di sole.

Poesia e musica : Passato remoto-Francesco De Gregori(2005) e Nazim Hikmet



Nazim Hikmet,1942 da Lettere dal carcere di Munevver

Il più bello dei mari
è quello che non navigammo.
Il più bello dei nostri figli
non è ancora cresciuto.
I più belli dei nostri giorni
non li abbiamo ancora vissuti.
E quello
che vorrei dirti di più bello
non te l'ho ancora detto.

Qui non siamo di fronte ad un vero rifacimento della poesia di Hikmet,tratta da Lettere dal carcere di Munevver,ma di semplice citazione da parte di De Gregori,non so fino a che punto volontaria,comunque le atmosfere sono simili.

lunedì 15 marzo 2010

I migliori chitarristi(4) : Jimmy Page


Jimmy Page è passato alla storia come uno dei migliori chitarristi del rock ovviamente per la sua permanenza nei Led Zeppelin,ma è bene ricordare che già prima di salire sul "dirigibile di piombo" Page aveva già all'attivo una pressocchè interminabile sfilza di collaborazioni come turnista con artisti di tutti i generi,da Van Morrison a Eric Clapton,dai Kinks agli Who ai Rolling Stones.Esordì a soli 14 anni ad una rassegna di nuovi talenti(oggi lo chiameremmo talent show),e dopo le esperienze come session man entrò negli Yardbirds,prima come bassista e poi come chitarrista dopo la defezione di Jeff Beck.Sotto la sua guida il gruppo si sciolse per poi rinascere come Led Zeppelin,il resto è storia fin troppo nota.Come chitarrista Page,che suonò e suona essenzialmente sempre Gibson,è dotato di tecnica cristallina sia in versione elettrica che acustica ma,checchè se ne dica,fu sempre scarsamente innovativo in quanto,a parte qualche svisata sul versante folk,suonò essenzialmente un blues ripreso dai grandi solisti del West Side(specie Otis Rush),insistendo particolarmente sulla velocità d'esecuzione,sull'amplificazione portata all'estremo e su trovate sceniche quali l'uso dell'archetto e distorsioni varie.Vi propongo l'iper classico degli zep,Stairway to Heaven,croce e delizia di ogni chitarrista in erba e pezzo dove emergono le varie anime di Page,quella folk,quella blues e la parte finale da puro hard rock;e, particolare non secondario,la voce di Plant qui è meno irritante del solito.A seguire il live di I can't quit you baby,puro blues dove la Les Paul di Jimmy fa faville,nonchè omaggio al suo ispiratore Otis Rush.

Gustav Klimt : Paesaggi





domenica 14 marzo 2010

Altre forme di blues : I Want You-The Beatles(1969)


Da Abbey Road.

Erri De Luca : Considero Valore


Considero valore ogni forma di vita, la neve, la fragola, la mosca.
Considero valore il regno minerale, l'assemblea delle stelle.
Considero valore il vino finché dura il pasto, un sorriso involontario,
la stanchezza di chi non si è risparmiato, due vecchi che si amano.
Considero valore quello che domani non varrà più niente e quello
che oggi vale ancora poco.
Considero valore tutte le ferite.
Considero valore risparmiare acqua, riparare un paio di scarpe,
tacere in tempo, accorrere a un grido, chiedere permesso prima di
sedersi,
provare gratitudine senza ricordare di che.
Considero valore sapere in una stanza dov'è il nord,
qual è il nome del vento che sta asciugando il bucato.
Considero valore il viaggio del vagabondo, la clausura della monaca,
la pazienza del condannato, qualunque colpa sia.
Considero valore l'uso del verbo amare e l'ipotesi che esista un
creatore.
Molti di questi valori non ho conosciuto.

venerdì 12 marzo 2010

Avvistamenti : Erland & The Carnival


Vi garantisco che è stato veramente difficile scegliere solo un paio di brani per presentarvi questa vera e propria delizia sonora.Si tratta del disco di debutto della band inglese Erland & The Carnival,progetto che mescola con grande sapienza quel folk rock che tanto sta tornando in auge,con suggestioni psichedeliche,il tutto in una perfetta confezione pop dove stona solamente qualche velleità elettronica di tanto in tanto.Erland sarebbe Erland Cooper,chitarrista e cantante folk,studioso di Bert Jansch e della scena folk anni '60,coadiuvato da Simon Tong,multistrumentista già membro di band come Verve,Blur,Gorillaz e The Good,The Bad & The Queen.I pezzi che ho alfine scelto per voi sono My name is Carnival,cover del misconosciuto Jackson C. Frank,cantautore cult degli anni '60,in una versione psichedelica molto distante come arrangiamento dall'originale(totalmente acustica),e il cui inizio clona la celebre White Room dei Cream,e Trouble In Mind,vero e proprio gioiello pop che ogni band sogna di scrivere e che passerebbe in radio a loop,se avessimo radio degne di questo nome.Non fatevi sfuggire questo disco!

Perle sconosciute : Le lacrime di Nemo-Francesco De Gregori(2005)


Posto quasi in chiusura dell'album Pezzi,Le lacrime di Nemo è un brano dai contorni delicati e folk,una delle poche oasi all'interno del disco più rock e tirato di De Gregori,disco a mio giudizio tra i migliori italiani degli ultimi anni.L'arrangiamento è perfettamente calibrato,con tanto di mandolino che fa capolino a tratti,mentre il testo è il vero punto di forza;come nello stile del De Gregori più ispirato,le parole danno un ritmo quasi cinematografico,presentando immagini a volte criptiche,ma sempre di grande impatto e dalla forte valenza poetica.Una vera e propria gemma del repertorio del Principe,all'altezza dei suoi pezzi più celebrati.

giovedì 11 marzo 2010

I migliori chitarristi sconosciuti(3) : Magic Sam


Curiosa la sorte di Sam Maghett,meglio noto come Magic Sam;uno degli inventori del suono West Side del blues di Chicago,suono che ha influenzato pesantemente(per usare un eufemismo)schiere di chitarristi celebri(da Clapton a Jimmy Page),praticamente un mito della musica black dell'epoca,tanto da meritarsi l'appellativo di Magic,deve la sua comunque scarsa fama attuale ad una battuta del mitico film The Blues Brothers,quando Joliet Jake,alias John Belushi,prima di attaccare Sweet Home Chicago,dedica il pezzo al fu grande Magic Sam.Maghett era una spanna avanti ai suoi contemporanei,da Buddy Guy a Otis Rush,titolare di un chitarrismo nervoso e di una vocalità ai limiti del soul,cose che oggi appaiono magari inflazionate ma allora erano rivoluzionarie. Quando irrompe sulla vivace scena di Chicago,Magic Sam ha alle spalle una giovinezza piuttosto inquieta,ha passato qualche mese in carcere dopo aver disertato,ma riesce subito a mettersi in luce incidendo due LP che rimangono una vera e propria Bibbia del nascente West Side Blues,poi,quando finalmente il successo sembra arridergli,l'improvvisa scomparsa per attacco cardiaco a soli 32 anni.Qui lo ricordiamo con uno splendido documento live,dove esegue All your love,il suo pezzo più famoso e l'infuocato Sam's Boogie,notate a testimonianza di un approccio naif tipico dell'epoca,come la chitarra gli sia stata prestata dal grande Earl Hooker,e con I don't want no woman,che illustra efficacemente il suo chitarrismo torrenziale.

Preraffaelliti

Dall'alto in basso : John Everett Millais-Ofelia ; Dante Gabriele Rossetti-La Ghirlandata ; Willaiam Holmen Hunt-The shadow of the death ; John Collier-Lady Godiva ; John William Waterhouse.




mercoledì 10 marzo 2010

Avvistamenti : The Fine Arts Showcase-Dolophine Smile

video
Dalla fredda Svezia arrivano i Fine Arts Showcase,guidati dall'altrettanto fredda e distaccata voce di Gustaf Kjellvander.L'album Dolophine Smile è da poco uscito e si caratterizza per una serie pressocchè infinita di influenze,che miracolosamente si fondono in un lavoro molto valido e personale.Tanto freddo e distaccato il buon Gustaf non deve poi esserlo,visto che l'intero album è dedicato alla fidanzata che l'ha piantato in asso,a quanto pare senza troppi complimenti;e infatti a livello di temi trattati il disco risulta un po' monocorde.Le influenze,si diceva,sono disparate e vanno dai Byrds(Teenage order,coi suoi coretti) ai New Order,il vocione di Gustaf,invero molto valido e dai toni epici,suggerirà ai più giovani paragoni con Editors e Interpol,mentre i più smaliziati penseranno a Scott Walker,ma,in buona sostanza,i Fine Arts Showcase mischiano un po' di tutto,compresi anni '80(nell'accezione nobile,se esiste) e colonne sonore.Insomma,speriamo che Gustaf riesca a razionalizzare la fine della sua storia,anche se,vista la validità del suo lavoro,forse è meglio che continui a soffrire.Il pezzo è Lovesick,tanto per rimanere in tema.

martedì 9 marzo 2010

Le donne del rock : Sandy Denny(Fairport Convention) e Jacqui McShee(Pentangle)


Proprio ieri si parlava di folk rock con i Midlake e tra le influenze ho citato i Fairport Convention e i Pentangle.Per chi non li conoscesse sono i gruppi più importanti dell'ondata di folk revival inglese della fine degli anni '60 che,assieme alle esperienze americane di Dylan e The Byrds,diede vita al folk rock.L'ala britannica del movimento,sicuramente la più affascinante,si proponeva di fondere le musiche tradizionali del paese con influenze jazz e blues,il tutto con la strumentazione tipica del rock di quegli anni.Nei due gruppi che vi propongo militarono le due più belle voci femminili del folk rock,tra le migliori del rock in generale,ossia Sandy Denny e Jacqui McShee.Ambedue i gruppi si sciolsero nei primi anni '70,praticamente all'indomani dei loro maggiori successi,e le carriere soliste delle due cantanti furono piuttosto altalenanti.La più sfortunata fu Sandy Denny,che morì giovanissima nel '78 in seguito ad una banale caduta dalle scale.Visto che negli ultimi anni (fortunatamente) si parla sempre più spesso di folk rock,specie al femminile,diamo una ripassata agli insuperati creatori del genere.I Fairport Convention,che oltre alla voce della Denny potevano contare sul grande chitarrista Richard Thompson(e che,ricostituiti,saranno in concerto a Pescara il 22 Marzo),con il loro classico Matty Groves e i Pentangle con due traditional,When i was in my prime,con la superba voce della McShee in un pezzo da brividi senza accompagnamento,e Cruel Sister,nel cui arrangiamento si fa spazio anche un sitar,oltre alle chitarre di due maestri del genere,Bert Jansch e John Renbourn.

lunedì 8 marzo 2010

Avvistamenti : Midlake-The courage of others


Il terzo album dei texani Midlake è a mio giudizio l'uscita più interessante dei primi mesi di quest'annata finora assai povera.Portabandiera di una sorta di folk rock revival che sempre più sta prendendo piede,grazie anche ad altri gruppi come i validissimi ma sottovalutati 18th day of May e Circulus,nonchè i sopravvalutati Fleet Foxes e Mumford & Sons,i Midlake vantano numi tutelari nobilissimi quali Pentangle,Fairport Convention e,a tratti,Jehtro Tull.La strumentazione è quanto di più classico si possa immaginare,con tanto di flauto e violini,con qualche accellerazione rock dovuta alla chitarra elettrica,le atmosfere sognanti e malinconiche.Vi propongo la ballata che apre il disco,Acts of men,e la struggente Bring Down.

Vladimir Kush : At the end of the earth

domenica 7 marzo 2010

Johnny Cash



Poche settimane fa è uscito sul mercato Ain't no grave,album postumo di Johnny Cash che ne ha riportato alla ribalta il nome per l'ennesima volta in una carriera cult,ma anche tribolata e altanelante come poche altre.Personalmente,essendo stato uno degli artisti che ho più amato,spero che per una volta lo lascino riposare in pace risparmiandoci l'inutile ma lucroso carosello di uscite post-mortem e di pseudo ritrovamenti di inediti;ma se questo è l'inizio,c'è poco da essere ottimisti. Johnny Cash è stato un rivoluzionario nell'ambito di uno dei generi più rezionari che si possano immaginare,il country.Il meglio di sè,che non era poco,con la sua voce profonda inconfondibile e le istrioniche doti di showman,l'ha dato nei '50 e nei '60,poi ha vivacchiato senza farsi mancare parentesi da attore(spassosa la sua auto parodia in un episodio del Tenente Colombo),fino alla parziale rinascita negli anni '90,con la serie di riusciti album American prodotti da Rick Rubin.Questi,uniti al film di successo(I walk the line)che Hollywood gli ha tributato,hanno fatto sì che Cash sia diventato un personaggio di culto anche presso il pubblico giovanile,che l'ha adottato come personaggio alternativo ante litteram,probabilmente travisandolo,visto che il grande cantante americano fu un artista sì maledetto per la sua facilità agli eccessi e alle dipendenze(specie le anfetamine),ma fu anche un uomo estremamente religioso, reazionario e conservatore come pochi.Lo voglio ricordare al top della forma,negli anni '50 con i live di Big River e di Folsom Prison Blues(notate il trasporto del chitarrista durante l'assolo!) e con il mio pezzo preferito del periodo American,la splendida cover di Rusty Cage dei Soundgarden.

sabato 6 marzo 2010

Perle sconosciute : Gotta leave(live)-Backdoor Slam(2007)


Mentre qui da noi gli "artisti" da reality tra venti e trent'anni sono ancora impegnati a piangere,litigare,farsi soffiare il naso dai tutor,salvo poi farsi causa a vicenda,nel resto del mondo c'è gente che,come Davy Knowles coi suoi Backdoor Slam,a ventun'anni canta e suona la chitarra così. Il buon Davy viene dall'Isola di Man e con gli ormai sciolti Backdoor Slam ha inciso un album,Roll Away,nel 2007,da cui è tratto questo pezzo,Gotta leave,un blues in minore a là Gary Moore, iperclassico.Il primo album di Knowles da solista è invece uscito nel 2009.Il chitarrista inglese,va detto,non suona una nota che non sia già stata suonata,anche meglio,da grandi chitarristi del passato e non brilla per originalità nè a livello vocale che compositivo ma,visto che tanto sono quasi quarant'anni che il rock non ha più nulla di nuovo da dire,per una volta godiamoci qualcun che sa tenere in mano uno strumento.

venerdì 5 marzo 2010

I migliori chitarristi(3) : Johnny Winter


Johnny Winter è il prototipo del guitar hero maledetto.Aspetto che non passa inosservato,albino,magro fino ad essere scheletrico,capelli lunghi e corpo ricoperto da tatuaggi,unito ad uno stile chitarristico selvaggio ma che non disdegna il virtuosismo.Ex ragazzo prodigio in ambito blues e country,Johnny sfrutta la popolarità seguita ad un articolo di Rollin' Stone e nel giro di tre album,lanciati come la risposta texana a Hendrix e Cream,riesce a costruirsi una solida aura di leggenda.Poi gli abusi lo mettono fuori gioco per qualche tempo e quando il nostro ha recuperato lo smalto sono ormai i tempi del punk e non c'è più spazio per il rock blues di un tempo,così Johnny torna alla purezza del blues e,dopo aver prodotto gli ultimi,bellissimi album del suo idolo Muddy Waters,prosegue una carriera lontana dai fasti dei primi anni che dura ancora oggi,sovente supportato dal fratello Edgar.Il suo stile chitarristico ha varie facce,quella acustica ricorda Lightnin' Hopkins con un po' più di tecnica e la mitica slide di Robert Johnson,mentre sul versante elettrico Johnny prende spunto dalla fluidità di T-bone Walker,ma anche dai fraseggi di B.B.King e dagli esasperati bending di Albert King,anticipando di oltre dieci anni il conterraneo Stevie Ray Vaughan. Il live di Be careful with a fool esalta il suo lato elettrico,mentre Goin' down slow è un ottimo esempio della sua splendida tecnica acustica.

giovedì 4 marzo 2010

Perle sconosciute : Take it home-Lightning Dust(2009)

video
Infinite light è il titolo del secondo album dei Lightning Dust,progetto nato da una costola dei Black Mountain,gruppo di hard rock psichedelico canadese di una certa fama.E' formato in particolare da due membri del gruppo,Amber Webber e Joshua Wells.Il suono si differenzia da quello della band madre,dirigendosi verso un folk rock acustico e delicato.La voce di Amber ricorda a tratti quella splendida di Grace Slick,i pezzi sono tutti ben realizzati anche se non tutto il progetto brilla per originalità.Per i miei gusti,due sono i pezzi che si stagliano al di sopra degli altri;sono l'iniziale Antonia Jane,classica ballata e la conclusiva Take it home,dove i Lightning Dust sembrano dei Portishead in versione acustica,grazie anche alla splendida parte degli archi.

Giuseppe Ungaretti : Segreto del poeta


Solo ho amica la notte.
Sempre potrò trascorrere con essa
D'attimo in attimo, non ore vane;
Ma tempo cui il mio palpito trasmetto
Come m'aggrada, senza mai
distrarmene.

Avviene quando sento,
Mentre riprende a distaccarsi da ombre,
La speranza immutabile
In me che fuoco nuovamente scova
E nel silenzio restituendo va,
A gesti tuoi terreni
Talmente amati che immortali parvero,
Luce.

mercoledì 3 marzo 2010

Tim Buckley


Noto presso i più giovani soprattutto per essere il padre di Jeff,Tim Buckley è stato tra i più grandi esponenti di un certo folk rock psichedelico,a cavallo dei decenni '60 e '70,nonchè una delle più belle voci in assoluto della storia della musica pop.Non sempre baciato dal successo,e del resto la sua proposta musicale non era tra le più facili,Tim è morto a soli 28 anni per overdose.Oltre che nella musica del figlio,echi del modo di cantare di questo splendido artista si ritrovano in molti protagonisti di oggi,basti citare Thom Yorke.Once i was e il live di Dolphins.

Renè Magritte : Les Valeurs Personnelles

martedì 2 marzo 2010

Avvistamenti : Thao with the get down stay down-Know better learn faster


Cantautrici indie come se piovesse.L'ultima uscita in questo sovraffollato segmento di mercato è quello dell'americana dai tratti asiatici Thao Nguyen col suo gruppo dall'interminabile nome.Know better learn faster è un disco indie leggero leggero sulla scia di colleghe più quotate quali Feist e Cat Power,ma con un occhio anche ad atmosfere più mainstrem(KT Tunstall).L'album scorre via godibile,tra atmosfere anni '60 e una chitarra elettrica ficcante e sbarazzina.A titolo d'esempio,questa When we swam.

lunedì 1 marzo 2010

Altre forme di blues : Willie the pimp-Frank Zappa(1969)


Frank Zappa ha attraversato trent'anni di musica rock sfuggendo a qualsiasi etichetta,incrociando di volta in volta psichedelia,prog,avanguardia,musica classica e cabaret.Spesso il lato grottesco e ironico di gran parte delle sue composizioni hanno rischiato di mettere in ombra la sua strepitosa bravura come chitarrista,della quale ci restano prove come qusta Willie the pimp,pezzo bluesy dove la chitarra di Zappa si esprime al meglio,con una lunghissima e fluida improvvisazione.La voce che ringhia le poche strofe è quella inconfondibile di Captain Beefheart,lo strepitoso violino del mitico Don "Sugar Cane" Harris.