venerdì 31 dicembre 2010

ALR Award 2010 : Indie Rock

The Fine Arts Showcase-Dolophine Smile


Jason Collett-Rat a tat tat


Arcade Fire-The Suburbs


Admiral Radley-I heart California

giovedì 30 dicembre 2010

lunedì 27 dicembre 2010

ALR Award 2010 : Folk Rock #4-Trembling Bells

Il gruppo più tradizionale,nel solco di Pentangle e Fairport Convention,ma allo stesso tempo più versatile e sorprendente in ambito folk rock del 2010,i Trembling Bells di Abandoned Love con Love made an outlaw of my heart.

ALR Award 2010 : Folk Rock #3-Kula Shaker

Dal bell'album Pilgrims progress la delicata ballata Cavalry.

ALR Award 2010 : Folk Rock #2-The Decemberist

Dall'album The King is dead da poco uscito,Rox in the box.

domenica 26 dicembre 2010

ALR Award 2010 : Folk Rock #1-Karen Elson


Ovvero il premio più inutile dell'anno,visto che a meritarselo sono gli album che più hanno colpito i discutibili gusti dell'ineffabile autore di questo blog.

Cominciamo col folk rock,genere che sta conoscendo una nuova giovinezza,e col disco della bella fotomodella prestata alla musica (nonchè moglie di Jack White) Karen Elson.Ecco due pezzi da The ghost who walks,disco assai riuscito e sorprendente,che forse non ha avuto il riscontro meritato.

sabato 25 dicembre 2010

Buon Natale...ma anche no! (L'uccisione di Babbo Natale-Francesco De Gregori)

Se vi aspettavate candele rosse,pacchi dono e buoni propositi potete cercare altrove.Però dite la verità,di fronte ad una festa ormai svuotata di ogni significato e a renne e babbi natale che ci ammorbano da due mesi a questa parte,chi di voi non ha invidiato,anche solo per un attimo,il "figlio del figlio dei fiori" della canzone di De Gregori che fa fuori il buon vecchio Babbo Natale col coltello e col bastone?
Riflessioni semiserie a parte,auguro a tutti i lettori del blog un buon Natale.

giovedì 16 dicembre 2010

Avvistamenti : Constant Companion-Doug Paisley


Ancora una volta dal Canada,lo stato per tre quarti disabitato che sempre più ci regala vere perle musicali,arriva un album di rara bellezza,Constant Companion di Doug Paisley.L'ambito è ancora una volta quello del folk-rock d'autore (ormai i miei gusti vi saranno chiari...) , stile Nick Drake,Neil Young,The Band e compagnia bella e le canzoni sono solo nove,un po' come usava ai bei tempi del vinile,ma tutte da ricordare.L'apertura è affidata alla superlativa e classicissima No one but you,per cui qualcuno ha usato a ragione la definizione di instant classic e le coordinate sono subito chiare:una chitarra acustica accarezzata come Dio comanda e un organo Wurlitzer che agisce imperioso (a proposito,è quello di Garth Hudson,della Band...).Tutti i pezzi sono comunque da ascoltare e riascoltare,io mi limito a segnalarvi Don't make me wait con la voce di Feist,le belle The end of the day e O'Heart e la conclusiva,sontuosa Come here and love me.

Snow and the city


Qui a Pescara nevica una volta ogni dieci anni,ma quella volta si fa poi ricordare;se pensate che nella mia città il traffico impazzisce alle prime quattro gocce di pioggia (per qualche oscuro mistero che nessuno si è mai preso la briga di studiare a fondo,neanche quelli di Voyager...),figuriamoci quando a cadere è una fitta nevicata...Fatto sta che gli inattesi eventi atmosferici ci hanno riservato,oltre ai prevedibili disagi (specie per chi nel traffico ci lavora,come il sottoscritto),anche scene di rara bellezza;c'è chi poi,io per esempio,è anche rimasto coinvolto in un'imprevedibile discussione,finita quasi alle mani,col pur pacifico Jack Frost.

venerdì 10 dicembre 2010

Avvistamenti : Hymns-Kele Goodwin


Innanzitutto qualche coordinata sull'autore di questo disco,un vero gioiellino di folk bucolico e delicato.Kele Goodwin è nato in Alaska per poi spostarsi tra l'Arizona e l'attuale Portland;la sua musica è incentrata su un fingerpicking chitarristico scarno ma efficace,ed è molto influenzata,anche vocalmente,dal solito,grandissimo,Nick Drake.Il disco è peraltro prodotto da Sean Ogilvie,leader dei validi Musee Mecanicque.Le dieci tracce sono tutte di ottimo livello,dalla title-track Hymns alla soffice Snow,da A kiss for your eyes,con il piacevole apporto del mandolino a svariare,alla malinconica Free;ma tra i pezzi forti vanno citate soprattutto la solare The days of the debt col piano di Ogilvie a dare un tocco di colore,Cursive dove riescono a convivere Skip James e Nick Drake e Johanna,dove Kele si cimenta al banjo.Un debutto a cinque stelle.

lunedì 6 dicembre 2010

Avvistamenti : Rat A Tat Tat-Jason Collett


Jason Collett è il trentenne chitarrista dei Broken Social Scene e Rat A Tat Tat è il quinto lavoro di una carriera solista di basso profilo ma di ottima qualità.Se cercate un album che scorre via senza grandi sorprese ma anche senza cali di tensione e con i pezzi,undici per la precisione,tutti di buona qualità,è il disco che fa per voi.Le atmosfere sono sospese tra il folk,l'alt-country e un certo pop retrò di gran classe,con riferimenti che vanno dal Dylan più classico(l'iniziale Rave on sad songs,ma anche Cold blue halo e la conclusiva Vanderpool Vanderpool) alla Steve Miller Band (Lake superior) fino a John Lennon (High summer).I miei pezzi preferiti sono proprio la citata High summer,null'altro che un pezzo pop dalle atmosfere anni '60,ma nella sua semplicità uno dei brani che più mi hanno colpito quest'anno,e la ballata Winnipeg Winds,dove la voce del nostro sembra clonare il Dylan dei tempi d'oro sul tappeto di un arrangiamento semplice ma di grande effetto.

mercoledì 24 novembre 2010

Perle sconosciute : Oh, Paris!-Dent May and his magnificient ukulele (2009)


Uscito nel 2009 e passato discretamente inosservato,il primo album di Dent May è una raccolta di brani di puro pop vintage,con la bella voce di Dent che a tratti ricorda quella del miglior Morrissey.E su tutto l'impronta caratteristica dell'ukulele,l'arcaico strumento impugnato dal bandleader.Da riscoprire.

mercoledì 10 novembre 2010

Originale vs cover : No surprises-Radiohead e Marissa Nadler


No surprises è,per chi scrive,uno dei rari esempi di pezzo perfetto;niente è fuori posto,niente è di troppo e niente manca,perfino il video è originale e ben fatto.Personalmente è il pezzo che preferisco di Thom Yorke e soci assieme all'epica Exit music for a film,compresa nello stesso Ok Computer,il loro album capolavoro del 1997.Inutile quindi,direte voi,anche solo immaginare una cover di un brano così perfetto;e probabilmente avete ragione,anche se la versione di Marissa Nadler,acustica e delicata,con una intensa prestazione vocale mai sopra le righe,forse un ascolto lo merita.O forse anche un paio.

venerdì 5 novembre 2010

Perle sconosciute : A fool for love-Bryan Ferry (2002)


E' uscito da pochi giorni il nuovo lavoro dell'inossidabile Bryan Ferry,s'intitola Olympia ed è praticamente una reunion dei Roxy Music.Non ho ancora avuto il tempo di ascoltarlo,anche se ho letto ottime critiche.Nell'attesa magari di riparlarne ho voluto ripescare questa A fool for love,vera e propria gemma nascosta nel bell'album del 2002 Frantic,da ricordare anche per due belle cover dylaniane.Una ballata nel tipico stile romantico di Ferry,valorizzata da una chitarra à la Mark Knopfler.

mercoledì 3 novembre 2010

Perle sconosciute : First day of my life-Bright Eyes (2005)


Okay,forse questa non è poi così sconosciuta,almeno credo,ma volevo postarla comunque e allora dove? Carino anche il video.

lunedì 1 novembre 2010

Originale vs cover : Let's dance-David Bowie (1983) e M Ward (2003)


Si riparte! Dopo un mese di silenzio più o meno forzato si torna a parlare di musica;ero indeciso se pubblicare un post specifico sull'argomento visto che,nel frattempo,questo blog ha anche spento la sua prima candelina(Tanti auguri a me,tanti auguri a me...),ma forse è meglio lasciare subito spazio alla musica senza troppe chiacchiere,approfitto solo per dire che è stato un anno largamente positivo,e devo ringraziare questo blog,nato per caso e senza nessun progetto,per avermi fatto conoscere un gran numero di persone simpatiche e competenti.Con l'eccezione di chi mi ha definito "la personcina più squallida del web";mio buon amico,perdonami se,visto il pulpito,non riesco ad offendermi...e la chiudo qui,visto che non è costume di questo blog alimentare polemiche da quattro soldi.
Torniamo quindi alla musica mettendo a confronto due versioni dello stesso brano,ma che più diverse non potrebbero essere;si tratta della celebre Let's dance,brano semi-dance di David Bowie del 1983.Brano che,peraltro,non mi è mai piaciuto,nonostante la presenza della chitarra sopraffina di Stevie Ray Vaughan,almeno fino a quando non l'ho sentito nella versione minimale e depressa di M Ward,contenuta nell'album del 2003 Transfiguration Of Vincent.Il brano viene spogliato da qualsiasi orpello e,ridotto allo scheletro,riluce nella sua perfezione melodica.Quando la cover supera l'originale.Almeno per i miei gusti.

giovedì 30 settembre 2010

R.I.P. Tony Curtis

Se ne è andato un altro pezzo della Hollywood degli anni '50,il grande Tony Curtis.Interprete di spessore sia in ruoli drammatici che comici,questi ultimi quelli che gli diedero il grande successo (uno su tutti A qualcuno piace caldo).Io personalmente lo ricordo con grande piacere nella serie cult degli anni '70 Attenti a quei due che,riproposta con regolarità fino alla metà degli '80,rappresenta uno dei miei primi e più piacevoli ricordi,visto che lui e l'altrettanto mitico Roger Moore,col loro mix di ironia,classe,belle donne e,soprattutto,automobili da favola,da noi erano quasi persone di casa.

lunedì 27 settembre 2010

Dischi oscuri : You won't remember dying-Bulbous Creation (1970)

video
Tra la fine degli anni sessanta e l'inizio dei settanta furono centinaia le band che,spaziando tra blues,psichedelia,hard rock e progressive,registrarono pochi lavori,quando non uno solo,senza lasciare quasi traccia di sè,questo nonostante capacità ed ispirazione non comuni.Questo nuovo spazio si propone di parlare di alcuni di questi artisti,i miei preferiti,che all'epoca non ebbero il meritato riconoscimento e che oggi sono degli illustri sconosciuti.
Cominciamo con un disco del 1970,rimasto per decenni un oggetto non identificato,oscuro in tutti i sensi;già,perchè il disco dei Bulbous Creation,uscito all'epoca solo in 500 copie in vinile,è oscuro tanto perchè sconosciuto,quanto per i temi in odor di zolfo trattati.E' un disco essenzialmente di hard rock psichedelico,con rimandi a Led Zeppelin,Black Sabbath e compagnia bella,registrato senza grandi mezzi e prodotto di conseguenza;suoni grezzi e voci poco educate la fanno da padrona,eppure ogni pezzo trasuda grande creatività e forti suggestioni.Ascoltate il folk rock contorto dell'incipit End of the page,con l'arrangiamento semi acustico ed una chitarra elettrica ficcante che,instancabile,tesse una trama quasi arabeggiante.O i granitici riff dei due pezzi forti del disco,Satan e Fever Machine Man,o ancora la psichedelica Let's go to the sun o il blues sbilenco nella rilettura del classico Stormy Monday.Un disco tanto oscuro quanto imperdibile per i cultori del genere,che oltre ad ascoltare queste tre tracce,possono facilmente reperirlo in rete,ad esempio qui.

sabato 25 settembre 2010

Avvistamenti : Le Noise-Neil Young


Forse tra i grandi mostri sacri del periodo d'oro del rock,Neil Young è quello che è sopravvissuto più dignitosamente,continuando a sfornare musica e a raccogliere consensi sia fra i nostalgici che fra i nuovi proseliti.Forse perchè è sempre ben presente nella sua musica una certa onestà di fondo,forse perchè non si è prestato ai canonici greatest hits con tanto di stucchevoli duetti con le star del pop;o forse perchè,pur mantenendo saldi i legami con le radici,non ha mai rinunciato a battere nuove strade e a scrivere testi duramente attuali.Non fa eccezione questo nuovo lavoro,intitolato Le Noise,nome che fa il verso a quello altisonante del produttore Daniel Lanois,collaborazione che è forse l'unica concessione alle mode del vecchio Young,visto che un disco così,per sola chitarra e voce(pur filtrata in mille modi),poteva benissimo produrselo da solo.E la particolarità del disco è proprio nella scarna strumentazione,che eccetto un paio di perle acustiche,consiste solo in una chitarra elettrica,distorta e effettata come in pochi altri casi.La trovata è una sorta di croce e delizia del lavoro,infatti se suonate l'elettrica c'è di che leccarsi i baffi,una vera bibbia dell'accompagnamento rock,anche piuttosto accessibile,e inoltre l'effetto sorpresa è assicurato.Per un paio di brani.Già,perchè qui cominciano i guai;infatti,a parer mio,l'idea di suonare tutto il disco chitarra elettrica e voce,pezzo dopo pezzo,appiattisce il tutto e rende i brani tutti uguali.Ed è un vero peccato perchè,mai come in questo caso,i pezzi ci sono eccome,sospesi tra rock e melodie perfettamente younghiane,con quella voce sempre sul punto di spezzarsi che riesce ancora a dare i brividi.Un'esperimento assai apprezzabile,dunque,ma riuscito a metà,ascoltate Hitchhiker,ad esempio,brano degnissimo,ma che in mano ai Crazy Horse dei tempi d'oro sarebbe stato pura dinamite.E non è un caso che l'acustica Love and war,ballata bella nella sua semplicità,qui faccia la figura del capolavoro.

Perle sconosciute : Lost Coastlines-Okkervil River (2008)

lunedì 20 settembre 2010

Discografia : Cream

Sleepy time time da Fresh Cream (1966)


Swalbr da Disraeli Gears (1967)


White Room da Wheels of Fire (1968)


Badge da Goodbye (1969)

giovedì 16 settembre 2010

Avvistamenti : Wilderness Heart-Black Mountain


E' evidente che i Black Mountain siano rimasti intrappolati negli anni '70 in modo molto più grave di quanto loro stessi siano disposti ad ammettere;difatti,giunti al terzo album,indicano tra le influenze del nuovo lavoro nomi come King Crimson,New Order,Alex Chilton e Janis Joplin,tutti artisti che non c'entrano pressapoco niente tra di loro e,soprattutto,non c'entrano niente col suddetto album.Infatti quello che si deduce dall'ascolto dello stesso,è una palese divisione,al limite della dicotomia,tra una parte fatta di hard-rock di grana piuttosto grossa,assai influenzato dai Deep Purple più pacchiani,quelli,per capirci,tra l'ultimo Gillan e il primo Coverdale,e una parte,senza dubbio più riuscita,votata ad un folk-rock psichedelico tra i Led Zeppelin più bucolici ed i Jefferson Airplane.Personalmente,dopo averlo decisamente bocciato ad un primo ascolto,mi sono convinto a dargli una seconda chance e devo dire di essermi parzialmente ricreduto;la parte hard-rock è sostanzialmente quanto di più commerciale la montagna nera abbia proposto fino ad oggi,scorre via senza lasciare grossi segni ma anche senza scivoloni,offrendo peraltro l'occasione per lo sfoggio di qualche assolo chitarristico,merce sempre più rara.Più valida la parte folk,vicina a certe cose dei Lightning Dust,costola dei Black Mountain di cui ho già parlato,e con due-tre pezzi che si fanno ricordare con piacere.L'impressione dunque è di un disco che non fa certo gridare al capolavoro,ma che offre parecchi pezzi ben centrati;forse il loro limite più profondo è la sindrome del primo disco che,lungi dall'essere chissà quale capolavoro,si porta dietro un culto ostinato che puntualmente sminuisce i nuovi lavori,un po' come succede in altro ambito con gli Interpol e altre band.
Ah,se dubitate del fatto che siano rimasti invischiati negli anni '70,date un'occhiata al video di Old Fangs.

martedì 7 settembre 2010

Altre forme di blues : Mojo-Tom Petty & The Heartbreakers (2010)


Sono ormai passati quasi tre mesi dall'uscita di Mojo,il nuovo album di Tom Petty coi suoi fedeli Heartbreakers,se mi decido a parlarne solo ora il motivo è semplice quanto inspiegabile:non l'avevo ancora ascoltato fino a poche settimane fa.Eppure me l'ero procurato quasi subito,pur non essendo un fervente fan di Petty,attirato dal titolo dall'innegabile aroma di blues.E,devo dire,l'ascolto ha prodotto risultati al di là delle più rosee aspettative,Petty (che ho sempre ritenuto un grande musicista,su cui pesa un pregiudizio che divide con tanti altri,tipo Springsteen e Dylan,cioè quello di aver venduto troppi dischi per essere accettato da una certa intellighenzia snob...) svicola in parte dal suo genere per incidere 65 minuti quasi totalmente in presa diretta tra blues nelle sue varie accezioni e accenni di psichedelia hard rock.In poche parole,un disco di rock come non se ne sentivano da tempo,ma di cui si sentiva il bisogno e che,per una volta,si fa apprezzare in tutta la sua lunga durata.L'attacco di Jefferson Jericho Blues chiarisce subito le intenzioni,un blues tirato tra armonica e chitarra,imparentato coi mostri sacri di Chicago ma anche col primo John Mayall.First Flash Of Freedom è una lunga cavalcata psichedelica dalle parti dei Doors e della West Coast,con fughe chitarristiche degne dei Grateful Dead,sicuramente una delle vette del lavoro;The Trip To Pirate's Cove è una sorta di omaggio (plagio?) alla Slaybo Day che il grandissimo Peter Green incise nel '78,in uno dei suoi periodi peggiori,mentre sia Candy che Let yourself go citano massicciamente lo stile di J.J.Cale.Ma sarebbe fin troppo semplice ridurre il tutto ad una caccia alle influenze pezzo per pezzo,la verità è che Tom Petty con questo lavoro riesce a compilare una sorta di catalogo del miglior blues e rock degli ultimi quarantacinque anni,riuscendo però a lasciare la sua impronta personale.E quella di Mike Campbell,chitarrista sugli scudi più che mai in questo disco,vero protagonista di parecchi episodi,sempre in evidenza ma mai sopra le righe.Continuando a curiosare tra i pezzi e le varie influenze,non si possono non notare accenti zeppelliniani nell'hard rock I should have know it e nel blues in minore Good Enough,altra grande prova di Campbell tra Page e Gary Moore.
Da segnalare anche il blues acustico di U.S.41,l'hendrixiana Takin' my time, le belle ballate No reason to cry e Something good coming e il reggae(detto da me che,scusate l'abusato gioco di parole il reggae non lo reggo...) di Don't pull me over.In una parola,per me,un disco perfetto,di quelli che vi fanno correre in cantina (se ce l'avete) a collegare l'amplificatore (se ce l'avete) e la chitarra elettrica (se ce l'avete).

domenica 5 settembre 2010

Avvistamenti veloci

The R.G.Morrison-Farewell,my lovely

Alla seconda prova(e a cinque anni dall'esordio),l'inglese Rupert Graeme Morrison inanella col quartetto che porta il suo nome una bella serie di pezzi sospesi tra country-folk americano,indie rock e cantautorato stile Nick Drake.Molto convincente nella sua semplicità e delicatezza,con la perla melodica di questa ...Introducing Diamond Valley.
video

Sandi Thom-Merchant and thieves

Nuovo lavoro decisamente sbilanciato sul versante blues per la cantante e multistrumentista Sandi Thom,già da qualche anno sulla breccia.Tutto suonato molto bene ma l'insieme sa di già sentito,a partire dalla voce della Thom.Da ricordare il duetto con la favolosa chitarra di Joe Bonamassa in This ol' world.


Tired Pony-The place we ran from

Dopo il bell'esordio di Philip Selway,un altro disco che nasce da una costola di una band stellare;stavolta si tratta di Peter Buck,chitarrista dei REM.I Tired Pony danno vita ad un rock FM con robuste iniezioni di country e folk,ma il risultato non si eleva troppo al di sopra della sufficienza.Tra i punti di forza gli ospiti,tra cui Zooey Deschanel in Get on the road e Tom Smith,voce degli Editors in The good book.



sabato 4 settembre 2010

Fernando Pessoa : La Poesia


Nella mia mente è scolpita una poesia
che esprimerà la mia anima intera

La sento vaga come il suono e il vento
eppure scolpita in piena chiarezza.


Non ha strofa, verso né parola
non è neppure come la sogno.

E' un mero sentimento, indefinito,
una felice bruma intorno al pensiero.


Giorno e notte nel mio mistero
la sogno, la leggo e riprovo a sillabarla,

e sempre la parola precisa è sul bordo di me stesso
come per librarsi nella sua vaga compiutezza.


So che non sarà mai scritta.
So che non so che cosa sia.

Ma sono contento di sognarla,
e una falsa felicità, benché falsa, è felicità.

giovedì 2 settembre 2010

Avvistamenti : Familial-Philip Selway


Philip Selway è il batterista dei Radiohead,una delle band fondamentali degli ultimi vent'anni e da qualche tempo ha dato alle stampe il suo debutto come solista,intitolato Familial ed improntato ad un gradevolissimo folk-pop cantautorale.E' un lavoro che,dopo qualche dubbioso ascolto,devo dire mi ha conquistato proprio in virtù della sua semplicità;il primo riferimento che viene in mente è senza dubbio il grande Nick Drake,soprattutto in The ties that bind us.La voce di Selway è delicata e fragile ma allo stesso tempo convincente e capace di creare atmosfere avvolgenti e suggestive;By some miracles è il singolo di lancio ed effettivamente è il pezzo più facile,ma allo stesso tempo uno dei più riusciti ,della raccolta,mentre altri episodi fanno pensare un po' di più a bozzetti che,sia pur validissimi,a volte non crescono come potrebbero,ad esempio A simple life,che parte benissimo ma ad un certo punto quasi si arena,pur rimanendo un ottimo pezzo.Molto valida anche la chiusura di The witching hour,dolente ballata che pone fine ad uno dei più gradevoli album di questo periodo.

martedì 31 agosto 2010

Avvistamenti : Bingo-The Steve Miller Band


Erano più di quindici anni che Steve Miller aveva fatto perdere le sue tracce,ora il ritorno (un paio di mesi fa) con un disco interamente di standard blues;non si capisce bene se il buon vecchio guitar Steve si sia voluto togliere lo sfizio di un tributo alle sue radici o se a spingerlo sia stato il bisogno di fare un po' di cassa.Fatto sta che ci troviamo di fronte ad un disco con più chiavi di lettura;se cercate innovazione e idee nuove,lo dico subito,non è il disco che fa per voi.Se siete patiti del Joker fin dai tempi che furono vi farà gridare al miracolo,mentre se siete appassionati del genere avrete sicuramente sentito di meglio,ma questo Bingo vi farà comunque passare tre quarti d'ora assai piacevoli.Steve Miller suona la chitarra fin da quand'era un frugolo,e si sente dalla scioltezza con cui padroneggia lo strumento,ma è pur vero che la sua leggenda l'ha costruita suonando musica pop agli albori dei '70 quando,dopo degli ottimi ma commercialmente infruttuosi album di blues psichedelico,si decise ad annacquare la formula originale con vistosi ammiccamenti verso il grande pubblico;i risultati furono al di là delle sue stesse speranze,e i suoi album vendettero milioni di copie manco fosse Lady Gaga,prima del lento e comunque dorato declino.Ma veniamo a Bingo;la scelta dei pezzi è abbastanza particolare,infatti a standard di mostri sacri quali Howlin' Wolf,Willie Dixon e Otis Rush,Steve affianca ben tre pezzi del bravissimo ma meno conosciuto Jimmie Vaughan,cantando con una bella voce che il passare del tempo ha risparmiato e sciorinando un assolo dopo l'altro.Tutto scorre senza intoppi,quasi troppo visto che l'impressione è quella di una certa uniformità dei brani e,ci risiamo,di un leggero annacquamento della formula rock blues,con la chitarra del leader talmente liquida che sembra a tratti quasi sciogliersi.Gli episodi migliori sono la rilettura latineggiante e per una volta non troppo calligrafica della celeberrima All your love,e la rivisitazione rilassata di (Come on)Let the good times roll di Earl King,ma resa famosa da Jimi Hendrix.Insomma un disco che certo non altera il corso della storia,ma che regala un tuffo nelle acque sicure del passato quando,se non altro,anche per vendere milioni di copie,saper tenere in mano lo strumento poteva tornare utile.

lunedì 30 agosto 2010

Avvistamenti : All delighted people-Sufjan Stevens


Per chi aveva ormai perso la speranza di rivedere Sufjan Stevens in uscita con un progetto normale,si prospetta un periodo denso di novità.Infatti,tra album di "scarti",cofanetti natalizi e progetti strumentali,era dai tempi del glorioso Illinois,e cioè da cinque anni che il buon Sufjan non usciva con un disco di pezzi regolari.Già,perchè All delighted people è un vero e proprio album,in barba alla dicitura EP che ne accompagna l'uscita sul mercato;che senso ha definire un disco che dura circa un'ora EP,quando fior di album che hanno fatto la storia del rock durano poco più della metà?Comunque,a parte le considerazioni sulla durata che lasciano il tempo che trovano,All delighted people,con qualche cura in più avrebbe potuto essere anche il miglior disco di Sufjan,invece rischia di essere presto dimenticato vista l'attesa per l'imminente lancio (Ottobre) del nuovo album vero e proprio,The age of adz,preannunciato come l'inevitabile incursione nell'electro rock di Stevens.Se dobbiamo stare a I walked,il singolo che anticipa il lavoro,il risultato potrebbe essere piuttosto deludente,ma ovviamente meglio aspettare tutto l'album.Tornando a All delighted people,si tratta di un lavoro che trova il giusto equilibrio tra il folk,vedasi Heirloom e Enchanting ghost,e gli arrangiamenti orchestrali della title track,poi ripresa anche in un più classico arrangiamento folk rock;con in più la bella e lunghissima Djohariah,dai toni quasi psichedelici.Il pezzo che intitola la raccolta è comunque il momento clou,una lunga ballata dalla struttura semplicissima ma dall'arrangiamento complesso e raffinato,che omaggia nel testo e nella melodia la mitica The sound of silence,mentre con l'uso che Sufjan fa dell'orchestra i richiami a A day in the life dei Beatles sono più che evidenti;insomma,undici minuti che scorrono via senza noia e che ci restituiscono il Sufjan Stevens che vorremmo sempre sentire ma che non sempre è,visto che a volte l'eccessiva creatività rischia di far rima con dispersività.

giovedì 26 agosto 2010

Avvistamenti : God Willin' And The Creek Don't Rise-Ray LaMontagne

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Ray LaMontagne ha tutte le carte in regola per sfondare anche commercialmente,nonostante il genere che si è scelto,un folk in bilico tra oscurità blues e ammiccamenti country-rock,non sia proprio il massimo per questo scopo.Tuttavia il nostro è dotato di talento in abbondanza,una voce che si stampa in mente facilmente,presenza scenica non trascurabile e un carattere schivo che lungi dallo sfociare nell'asocialtà gli conferisce maggior fascino.E ha anche avuto il dubbio privilegio di vedere qualche suo pezzo in una di quelle serie televisive americane tutte uguali,fatte per un pubblico tutto uguale.Ciononostante i suoi album precedenti,che pure contenevano ottimi pezzi(All the wild horses e Trouble,per dirne un paio),non mi avevano convinto del tutto,soprattutto per via di una certa noia strisciante che se ne stava in agguato tra una ballata e l'altra;il nuovo album,invece,sembra consegnarci un LaMontagne che ha trovato la quadratura del cerchio,l'iniziale Repo man è un funk blues in piena regola che non ti aspetteresti su un disco del genere,mentre la seguente New York City is killing me è una ballata praticamente perfetta.Ma tutto l'album si mantiene su un buon livello,svariando tra il blues di The devil's in the jukebox,l'intimismo della bella Are we really trough e l'incipit di For the summer,che sembra uscito dal Neil Young dei tempi di Harvest.Unico pericolo,paradossalmente,è la sua bella voce,fin troppo caratteristica e che alla lunga rischia di annoiare,facendolo a tratti somigliare ad un Paolo Nutini meno esagitato.In ogni caso un lavoro consigliato caldamente a chi vuole concedersi un ascolto tranquillo e rilassante,senza troppe sorprese.
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sabato 21 agosto 2010

Avvistamenti : My room in the trees-The Innocence Mission


The innocence mission è il nome di questa band americana ormai sulla breccia da una ventina d'anni,composta essenzialmente dai coniugi Don e Karen Peris,lui chitarrista e ispirato compositore,lei vocalist dalla voce delicata ed eterea.Il genere è un folk pop sorretto da arrangiamenti minimali ma assai raffinati,dove nella maggior parte dei casi un arpeggio di chitarra e gli accordi del piano bastano a creare un'atmosfera intensa e avvolgente,di volta in volta rafforzata da discreti contributi di violino,fisarmonica e chitarra elettrica.Niente di particolarmente originale,potrebbe sembrare,eppure gli Innocence mission hanno il loro asso nella manica nel saper dar corpo a melodie immediate ma non facili o zuccherose.Ogni pezzo meriterebbe un discorso a sè,dalla bellissima iniziale Rain,punteggiata dagli interventi del violino,alla delicata The happy Mondays,fino al folk di Rhode Island;io ho scelto nel mazzo God is love e North american field song,forse il momento più intenso del lavoro.Se avete un cuore,gli Innocence mission non potranno che conquistarvi.

mercoledì 18 agosto 2010

Altre forme di blues : Billy Gibbons e gli ZZ Top


Per chiunque abbia conosciuto gli ZZ Top nel loro periodo di maggior splendore commerciale,vale a dire nei famigerati anni '80,quando si fecero prendere la mano tra lunghe barbe,hot road,pin up,cactus,serpenti a sonagli e,quel che è peggio,sintetizzatori,può magari risultare difficile pensare che questi tre signori folkloristici furono ai loro esordi tra i migliori esponenti del rock-blues più grezzo e genuino del sud degli Stati Uniti,la risposta americana ai power trio inglesi nati sulla scia dei Cream.Eppure basterebbe dare un occhio ai primi titoli della loro discografia,imprescindibile fino a Tres hombres,buona fino a El loco,da evitare fino al 1994 quando con Antenna tornarono a livelli accettabili;ci si accorgerebbe così che Billy Gibbons,dietro la barba, è stato ed è uno dei più solidi chitarristi del genere,volutamente senza troppi fronzoli,ma titolare di una tecnica invidiabile,fin dal dimenticato esordio con i Moving Sidewalks,autori con Flash di un promettentissimo esordio all'insegna di un torrido rock blues psichedelico di stampo smaccatamente hendrixiano,da cui è tratto questo favoloso slow,Joe blues,dove Gibbons si esprime con una pulizia e decisione che spesso metterà da parte negli ZZ Top.L'altro pezzo che vi propongo è tratto dal primo album degli ZZ,secondo chi scrive il migliore,e si intitola Just got back from baby's.La band oggi,questo è palese,non ha più nulla da dire in studio,un po' come quasi tutti i grandi nomi coevi,ma dal vivo è ancora capace di grandi prestazioni per chi vuole ascoltare del blues solido che non lascia spazio a sentimentalismi di sorta.

martedì 17 agosto 2010

Perle sconosciute : Bookends-Simon & Garfunkel


Time it was, and what a time it was, it was
A time of innocence, a time of confidences
Long ago, it must be, I have a photograph
Preserve your memories, they're all that's left you

lunedì 16 agosto 2010

Avvistamenti : Innerspeaker-Tame Impala


I Tame Impala sono un gruppo di tre ragazzotti australiani di giovanissima età,più o meno la stessa che hanno i nostri quando sgomitano per entrare ad Amici o X-Factor per capirci;loro invece hanno scelto di suonare rock psichedelico ispirandosi praticamente a tutto quello che fu dato alle stampe tra Sgt. Pepper e il Kraut rock.Tuttavia sarebbe riduttivo parlare solo di revival,infatti i ragazzi ci sanno fare e sono capaci di rimasticare e rielaborare tali nobili origini dando vita ad un prodotto che vive di una sua propria dignità.Piuttosto noti in patria dove già hanno al loro attivo un EP e parecchie apparizioni come gruppo spalla di colleghi più illustri,arrivano con Innerspeaker,disco che in Australia ha fatto furore anche commercialmente.L'album a mio giudizio è davvero buono,Solitude is bliss è il singolo di lancio che forse strizza un po' troppo l'occhio al mercato,ma gli altri brani sono belle cavalcate di rock lisergico come usava ai bei tempi,molto compatte se non troppo,visto che a tratti l'impressione è quella di ascoltare un'unica,lunga jam-session.Il cantante ricorda molto Lennon e si caratterizza per uno stile indolente molto appropriato.Quello che forse manca è proprio il colpo del KO,anche se col mio pezzo preferito,The bold arrow of time,ci vanno vicini;bel riff stile Ten Years After e andamento tra il bluesy e la psichedelia per un brano davvero riuscito.Gli altri brani sono Alter ego,di chiara matrice beatlesiana e Half full glass of wine,pezzo dal suono più ruvido e grezzo,cosa che non mi dispiace affatto,che non si trova sull'album ma arriva dal loro primo EP.

venerdì 13 agosto 2010

Perle sconosciute : I'm still here-Kula Shaker (1999)


Dopo essere spariti nel nulla per quasi dieci anni i Kula Shaker sono tornati con due album decisamente validi,spostando il loro range d'azione verso un folk psichedelico dalle atmosfere sognanti,molto distante dal pop-rock,a tratti quasi hard che li contraddistingueva.A ben guardare però,tra le pieghe del loro ingiustamente bistrattato secondo album Peasants,pigs and astronauts,già dieci anni fa erano ben presenti i prodromi di quel che la band sarebbe diventata. Soprattutto in questa breve,deliziosa ballata.

giovedì 12 agosto 2010

Perle sconosciute : When the night comes-Dan Auerbach (2009)


La tipica ballata da pelle d'oca da uno dei lavori che più ho apprezzato lo scorso anno,Keep it hid di Dan Auerbach.E per una volta voglio dedicare questo pezzo ad un'amica virtuale che ultimamente ho un po' trascurato,per te che tanto ami le atmosfere malinconiche e la notte,When the night comes...ciao Ila.

mercoledì 11 agosto 2010

Altre forme di blues : Super Session-Al Kooper,Michael Bloomfield,Stephen Stills


Al Kooper e Michael Bloomfield si conobbero durante le sessioni di registrazione di Highway 61 Revisited,il capolavoro di Bob Dylan;e questo dovrebbe bastare di per sè a capire l'aura di leggenda che circonda i due personaggi,ma potrei aggiungere che Bloomfield fu uno dei più rispettati e influenti chitarristi di blues bianco,e che Kooper,oltre che sopraffino multistrumentista,fu ispirato produttore e suonò in album come Electric Ladyland di Hendrix e Let it bleed degli Stones.Chiarito con chi abbiamo a che fare vi dico subito che l'album Super Session è uno dei miei preferiti di sempre e che nasce come una jam session sperimentale su iniziativa di Kooper,allora produttore per la Columbia.Un'iniziativa tipica di quel periodo di grande creatività e di estemporanee collaborazioni tra musicisti di successo.Bloomfield,che purtroppo già allora era perseguitato da dipendenze varie e crisi d'insonnia,suona solo sul primo lato del disco per poi lasciare spazio a Stephen Stills,futuro componente dei Crosby,Stills & Nash.Il primo pezzo che vi propongo è Albert's shuffle,un blues strumentale che apre l'album omaggiando lo stile di Albert King e offrendo forse la miglior prestazione di Bloomfield in quest'ambito.His holy modal majesty è forse il pezzo forte del lavoro;introdotto dal suono dell'Ondioline,un misconosciuto strumento elettronico a tasti suonato da Kooper,il brano jazzatissimo offre un'altra grande prestazione di Bloomfield,che si muove con agilità tra scale modali e raga indiani,riecheggiando il solo di East-West,il favoloso disco inciso con la Paul Butterfield Blues Band pochi anni prima.

Il secondo lato,quello con Stills alla chitarra è meno interessante,anche se ospita il pezzo più famoso del disco,una Season of the witch di Donovan in una resa psichedelica molto buona.Stills non vale certo Bloomfield come chitarrista,tuttavia la versione cosmica del classico You don't love me,forte di un efferato effetto phasing su tutti gli strumenti nonchè sulla voce,ha un vero e proprio effetto lisergico sull'ascoltatore.Dopo il disco Kooper e Bloomfield daranno vita ad un live immortalato da Live adventures of,poi la morte di Michael precluderà altre collaborazioni;da segnalare anche Kooper Session,dove l'organista tenterà,invero con discreto successo,di ricreare le stesse atmosfere col giovane Shuggie Otis,chitarrista dal talento cristallino.

martedì 10 agosto 2010

Poesia e musica : I cigni selvatici a Coole di W.B.Yeats e I cigni di Coole di Angelo Branduardi


Ed ecco la poesia originale da cui è tratto il pezzo di Branduardi,scritta da William Butler Yeats.Branduardi ha inciso un intero album,nel 1986,dove ha messo in musica alcune delle più belle poesie di Yeats,intitolato Branduardi canta Yeats.

Gli alberi sono nella loro bellezza autunnale,
i sentieri del bosco sono asciutti,
nel crepuscolo di ottobre l'acqua
riflette un cielo immobile;
sull'acqua fra le pietre
ci sono cinquantanove cigni.

È questo il diciannovesimo autunno
da quando la prima volta li contai;
li vidi, prima che finissi il conto,
tutti all'improvviso alzarsi
e disperdersi volteggiando in grandi cerchi spezzati
sulle ali rumorose.

Ammirai quelle splendenti creature
e ora il mio cuore è triste.
Tutto è cambiato da quando io,
ascoltando al crepuscolo
la prima volta, su questa riva,
lo scampagnio delle loro ali sopra il mio capo,
camminavo con passo più leggero.

Instancabili, amata e amante,
remano nelle fredde
correnti amiche o scalano l'aria;
i loro cuori non sono invecchiati;
passione o conquista ancora li accompagna
nel loro errante vagare.

Ma ora si lasciano andare sull'acqua immobile,
misteriosi, stupendi.
Fra quali giunchi costruiranno il nido,
su quale sponda di lago o stagno
incanteranno occhi umani quando al risveglio
un giorno scoprirò che son volati via?

domenica 8 agosto 2010

Avvistamenti : The Suburbs-Arcade Fire


Riapre,dopo un periodo di vacanza più o meno forzata dal web,il vostro piccolo umile blog;e spero nessuno si offenda se lo riapro senza unirmi al coro di elogi che si è levato ultimamente ad incensare il terzo lavoro degli Arcade Fire,che arriva dopo l'ottimo Funeral e dopo il buon Neon Bible. Proseguendo in una poco incoraggiante scala discendente vi dico subito che,secondo me,si tratta di un discreto album di una buona band di indie pop.Molti hanno scomodato termini come capolavoro,ma,visto che i dischi mi piace ascoltarli con le orecchie e non unendomi a cori di elogi altrui,a me pare che The Suburbs presenti alcune luci e molte ombre.Innanzitutto è troppo lungo,e quando dico ciò non intendo che è un po' troppo lungo,ma che lo è davvero troppo,troppissimo se si potesse dire.Musicalmente è forse meglio prodotto e più raffinato dei precedenti,ma sicuramente meno ispirato e più omologato a certo indie che lo stesso collettivo canadese ha contribuito a creare. I buoni pezzi non mancano,ottima,anche se sa un po' di già sentito,l'apertura col brano dall'incedere quasi western che da il titolo all'album e col seguente Ready to start,poi le cose iniziano un po' ad appiattirsi con la splendida eccezione di Half light I,e non basta l'incerta sperimentazione di Sprawl II per evitare che l'ascoltatore a un certo punto cominci a chiedersi se il disco avrà mai fine.In conclusione mi sembra che l'eccessiva,spasmodica attesa (mi perdonate se non la chiamo hype,che 'sta parola mi fa venire l'orticaria),non abbia giovato ai canadesi e che comunque,pur non essendo al loro episodio più felice,dimostrano di essere tra i migliori come scrittura pop e che,forse,un disco proprio brutto non riuscirebbero a farlo neanche volendo.Ma anche che è lecito aspettarsi qualcosa di più,come qualità e non certo come minutaggio.