lunedì 31 dicembre 2012

2012: Musica #4

Tame Impala-Lonerism-Feels Like We Only Go Backwards(Psychedelic pop rock) Jon Spencer Blues Explosion-Meat And Bone-Black Mold(Punk blues) The Raveonettes-Observator-You Hit Me(Indie rock) The Tallest Man On Earth-There's No Leaving Now-Bright Lanterns(Folk) The Vaccines-Come Of Age-Lonely World(Indie rock) The Wave Pictures-Long Black Cars-Stay Here And Take Care Of The Chicken(Brit rock) Will Driving West-Castles-Shooting Black Stars(Alt folk) The XX-Coexist-Try(Alt soul/Wave) Band Of Skulls-Sweet Sour-Sweet Sour(Rock) Crybaby-Crybaby-I Cherish The Heartbreak More Than The Love That I Lost(Pop rock)

domenica 30 dicembre 2012

2012: Musica #3

Jake Bugg-S/T-Trouble Town(Country folk) Jason Collett-Reckon-I Wanna Rob A Bank(Rock) Jens Lekman-I Know What Love Isn't-Every Little Hair Know Your Name(Indie pop) Lightning Love-Blonde Album-Together(Indie pop) Mark Knopfler-Privateering-Got To Have Something(Country folk blues) Menomena-Moms-Heavy Is As Heavy Does(Indie rock) Moon Duo-Circles-Circles(Psych rock) Neil Young And Crazy Horse-Psychedelic Pill-Walk Like A Giant(Psych rock/Garage) Parquet Courts-Light Up Gold-Stoned And Starving(Garage) Poor Moon-S/T-Birds(Folk pop)

sabato 29 dicembre 2012

2012: Musica #2

Daughn Gibson-All Hell-Dandelions(Alternative) DeWolff-DeWolff IV-Voodoo Mademoiselle(Psych prog rock) Dirty Projectors-Swing Lo Magellan-Gun Has No Trigger(Indie pop) Dr John-Locked Down-Getaway(Rock blues) El Creepo-Aloha-Under The Moonlight(Alt folk rock/Crooner) Glen Hansard-Rhythm And Repose-Bird Of Sorrow(Pop folk) Gold Motel-S/T-These Sore Eyes(Indie pop) Grizzly Bear-Shields-Sleeping Ute(Indie folk rock) Guillemots-Hello Land!-Up On The Ride(Indie rock) Hanne Hukkelberg-Featherbrain-You Gonna(Alt songwriting)

venerdì 28 dicembre 2012

2012: Musica #1

Banalmente anche il Vostro affezionatissimo vi propone l'obbligatorio riassunto musicale di questo 2012 che doveva essere quello della fine del mondo e che, più tristemente, è stato quello della fine del buon gusto a tanti livelli(politica, televisione, giornalismo, costumi).
Non sarà una vera classifica, piuttosto un "blobbone" dei miei album preferiti, ma anche di pezzi molto belli capitati per caso in album abbastanza insulsi. Alla fine della serie di post ci saranno i miei dieci album preferiti dell'anno.

2:54-S/T-Scarlet(Indie rock) Andrew Bird-Hands Of Glory-Three White Horses(Folk rock) Balthazar-Rats-The Man Who Owns The Place(Indie rock) Band Of Horses-Mirage Rock-Slow Cruel Hands Of Time(Indie rock/folk) Bat For Lashes-The Haunted Man-Laura(Indie pop) Bob Dylan-Tempest-Narrow Way(Folk blues)(Il video è un album sampler, di Dylan sul tubo non si trova un tubo.) Brasstronaut-Mean Sun-Mean Sun(Indie) Calexico-Algiers-Sinner In The Sea(Indie rock/Tex-mex) Cate Le Bon-Cyrk(I e II)-What Is Worse(Indie rock) Claudia Brucken-The Lost Are Found-Whispering Pines(Synth pop/folk)

domenica 23 dicembre 2012

Avvistamenti(tardivi): Jil Is Lucky-S/T (2009)

Scoperto grazie a una recente campagna pubblicitaria, l'album di debutto di questa band francese semisconosciuta, dedita ad un indie rock speziato da mille influenze, dal folk(The Wanderer), al pop più scanzonato(J.E.S.U.S. Said e When I Am Alone), passando per pezzi dalle sottili influenze balcaniche e guidati da un violino quasi tzigano(Judan Loew's Mistake e la stessa The Wanderer), echi velvetiani(la bella I May Be Late ricorda da vicino la mitica Pale Blue Eyes), fino ad arrivare ad un pezzo dilatato di rock psichedelico, con tanto di chitarra acida come la conclusiva Hovering Machine. Il tutto condito da melodie sixties che pescano a piene mani dal repertorio di Beatles, Simon & Garfunkel e altri nomi nobili del periodo. Un lavoro da riscoprire, in attesa di novità.

mercoledì 12 dicembre 2012

Avvistamenti: Hexvessel - No Holier Temple

Probabilmente, miei affezionati lettori, questo sarà l'ultimo avvistamento dell'anno, poiché il vostro umile narratore si trova imprigionato nelle temibili spire burocratiche di un trasloco(di casa e quindi di linea telefonica); pertanto, visto che i tempi di rezione della Telecom sono paragonabili alle ere geologiche, per quest'anno si chiude qua, e le consuete classifiche di fine stagione sono rimandate a gennaio. Però vi voglio lasciare con una chicca, giusto perché non si dica che non tengo a voi cari, nonché sparuti, lettori. Quello degli Hexvessel è infatti uno degli ascolti che più mi ha convinto degli ultimi tempi; la band è guidata dal britannico Matt McNerney, ma è di stanza in Finlandia, e propone un meltin pot di stili dove è possibile rintracciare reminiscenze prog folk anni '70(dai gruppi più oscuri e dimenticati fino alle cose più bucoliche dei Pink Floyd), passaggi che ricordano Matt Elliott(Are You Coniferous?), e altri che fanno venire alla mente i Midlake(A Letter In Birch Bark). Rimandi al prog anche nella lunghezza dei pezzi, che supera in un paio di casi i dieci minuti, e nelle atmosfere da sabba druidico che permeano ogni passaggio di questo disco assolutamente consigliato.

lunedì 3 dicembre 2012

Versioni. #1 House Of The Rising Sun

Nessuna pretesa storica o cronologica, visto che, tra l'altro, l'autore originale è sconosciuto. Solo un paio di note: come Mogol riesca a trasformare la storia di un bordello(appunto la "House of the rising sun" del titolo) in una canzone d'amore gradevole e banalotta, e come i Muse riescano a rovinare tutto ciò che toccano. Di cover ce ne sarebbero ancora un centinaio, se avete suggerimenti...

mercoledì 14 novembre 2012

Avvistamenti: Rover - S/T (2012)

Sembra essere un po' il caso di questi ultimi giorni, il primo lavoro di Rover, curioso pseudonimo del francese e cittadino del mondo Timothée Régnier. E sembra, per una volta, aver messo d'accordo un po' tutti, compreso il sottoscritto, sulla qualità della sua proposta. Al di là della vita avventurosa e delle pose studiate da dannato(be', bello e dannato proprio no...), il lavoro di Rover è davvero un signor lavoro, come non se ne sentono spesso, in bilico tra mille generi(new wave, glam, folk spruzzato di elettronica) ma sostanzialmente un disco pop, nel senso più nobile del termine. Il francese sfoggia una sicurezza proverbiale nel passare dal potente baritono a un invidiabile falsetto, mentre scrittura e talento melodico sostengono la baracca senza passaggi a vuoto. Le influenze sono molteplici, dal Bowie degli esordi(Champagne e Carry On), alla new new wave di Interpol e Placebo(Remember e Tonight), mentre sul tutto aleggiano i nobili fantasmi di Gainsbourg, John Grant e Antony. Il tutto filtrato dalla particolare sensibilità di Régnier, capace almeno in un paio di episodi(il gioiello caustico Queen Of The Fools e la sontuosa Carry On) di numeri davvero da brivido. Chapeau.

domenica 4 novembre 2012

Lawrence Ferlinghetti - Rischiando continuamente assurdità

Rischiando continuamente assurdità
e morte
dovunque si esibisce
sulle teste
del suo pubblico
il poeta come un acrobata
s'arrampica sul bordo
della corda che s'è costruita
ed equilibrandosi sulle travi degli occhi
sopra un mare di volti
marcia per la sua strada
verso l'altra sponda del giorno
facendo salti mortali
trucchi magici coi piedi
e altri mirabili gesti teatrali
e tutto senza sbagli
ogni cosa
per ciò che forse non esiste
Perché egli è il super realista
che deve per forza capire
una tersa verità
prima di affrontare passi e posizioni
nel suo supposto procedere
verso quell'ancor più alto posatoio
dove la Bellezza sta e aspetta
gravemente
l'avvio della sua girandola di morte
E lui
un piccolo Charlot
che potrà cogliere o no
la sua dolce forma eterna
con le braccia distese in croce nell'aria vuota
dell'esistenza

mercoledì 31 ottobre 2012

Avvistamenti: Neil Young With Crazy Horse - Psychedelic Pill (2012)

Neil Young è tornato coi Crazy Horse, e dopo aver tolto la ruggine rivitalizzando in salsa acida una manciata di classici della tradizione a stelle e strisce(Americana), qui fa sul serio con Psychedelic Pill, un doppio come usava una volta. Gli ingredienti sono i soliti di Mr. Young, cavalcate elettriche di lunghezza sterminata e la sua solita chitarra solista sghemba ma inconfondibile, abbinate a ballate dove la sua voce sembra sempre sul punto di rompersi, ma non lo fa mai, esattamente come da quattro decenni. Qualsiasi pezzo di Psychedelic Pill potrebbe stare su qualsiasi disco classico di Neil Young coi Crazy Horse; a voi decidere se è un bene o un male. Per me è il più bel complimento che si possa fare a questo sessantasettenne che suona come se la rivoluzione fosse ancora credibile.

domenica 28 ottobre 2012

Cine-avvistamenti: Io e te di Bernardo Bertolucci

Portare sullo schermo una storia tratta da un romanzo è operazione da sempre assai pericolosa e tuttavia sempre più in voga, probabilmente per mancanza di idee originali e confortati dalla scarsa quantità di lettori. Io e te sfugge quasi del tutto ai rischi tipici di tale cimento, in virtù del talento registico indiscusso di Bertolucci e della storia pensata da Ammaniti, tanto semplice quanto universale nel trattare i dolori di un giovane d'oggi e, più in generale, quel traumatico passaggio dell'esistenza che va sotto il nome di adolescenza. Per il suo ritorno a quasi dieci anni da The Dreamers, e dopo gravi vicissitudini di salute, Bertolucci sceglie un terreno che gli è congeniale sia come tema(l'adolescenza, appunto, ma anche una sorta di fuga centripeta dalla società), che tecnicamente(il film è girato quasi completamente in un solo interno). La fedeltà alla trama, vista la presenza dello stesso Ammaniti tra gli sceneggiatori, è pressoché totale, anche se pesano un po' la scelta di rinunciare alla voce narrante del protagonista e il finale diverso, come vedremo. E la trama è quella che vede protagonista Lorenzo, quattordicenne asociale per scelta, che si mimetizza nella società per evitare problemi coi coetanei e le eccessive attenzioni dell'iperprotettiva mamma, alla quale è legato da un rapporto a dir poco edipico, al punto da decidere di fingere la partecipazione alla gita scolastica di una settimana, rifugiandosi invece nelle cantine del condominio, confortato in questa sua speciale vacanza dalle compagnie predilette: cibo in scatola, netbook, musica, libri sugli insetti, un formicaio e fumetti di Tex. La pace del suo eremitaggio viene turbata dall'arrivo di Olivia, sorellastra difficile e reietta, che non vede da anni, artista alternativa e tossicodipendente conclamata in cerca di redenzione. La storia si sviluppa sul rapporto che si viene a creare tra i due, e che vedrà Lorenzo crescere e forse aprirsi alla vita e ai rapporti sociali, e Olivia affrontare i suoi fantasmi e forse liberarsi dalla sua dipendenza. Non vi sto a svelare troppo su accadimenti e sul finale, anche se chi ha già letto il libro avrà capito che questo(purtroppo, a mio giudizio) differisce essendo leggermente più aperto alla speranza. A livello tecnico si capisce fin dalla prima inquadratura di essere davanti al lavoro di un grande regista; i protagonisti, gli esordienti Jacopo Olmo Antinori(sorta di versione adolescenziale dell'Alex di Arancia Meccanica)e Tea Falco denotano un'accuratissimo casting(niente bellocci banali, insomma), la fotografia è ottima e la regia si mantiene su ottimi standard, nonostante l'obiettiva osticità dell'ambientazione scelta, tanto che i passaggi migliori, tecnicamente, risiedono, secondo me, nelle scene in esterni, come il piano-sequenza finale con fermo immagine, chiaro omaggio a Truffaut, ma anche nell'insistenza nel cercare da tutte le angolazioni la finestra sbarrata della cantina-bunker. Una nota a parte meritano le musiche, dai Cure agli Arcade Fire, passando per David Bowie. E proprio la storica Space Oddity accompagna la scena chiave del film(nella riscoperta versione italiana, cantata dallo stesso Bowie sulle parole di Mogol, testo banale e a tratti delirante se paragonato all'originale, ma che si adatta perfettamente alla scena)e quella finale. Forse un Bertolucci minore, ma è comunque piacevole da ritrovare, come è piacevole constatare che la malattia e la lunga assenza non abbiano intaccato la sua straordinaria capacità di fare cinema.

giovedì 25 ottobre 2012

Messaggio promozionale

Approfitto del blog per uno scopo schifosamente personale. Due miei racconti partecipano al contest del Festival delle Letterature dell'Adriatico, se qualcuno non ne avesse abbastanza di leggere i miei post da critico della domenica e volesse darci un'occhiata, i link sono qui sotto. Abbastanza insensatamente si vota tramite i "like" di Facebook; visto che lo uso pochissimo(ho più followers sul blog che amici...) chiunque voglia votare faccia pure.

Cover Band Gli inseparabili

lunedì 22 ottobre 2012

Avvistamenti: Balthazar - Rats (2012)

Confesso che i Balthazar, qui alla seconda prova, non li avevo mai sentiti nominare e che rappresentano per il sottoscritto una delle più piacevoli scoperte di questo periodo. Siamo nell'ambito di un indie-pop dalle forti aperture orchestrali che vanno a innestarsi su trame perlopiù acustiche. Come inevitabile sono molti i riferimenti a cui il gruppo belga fa subito pensare; l'iniziale The Oldest Of Sisters, ma anche altri pezzi più avanti nel lavoro, rimanda ad una sorta di Arctic Monkeys depotenziati(il che non è detto che sia un male...), Sinking Ships, nel suo incedere ha qualcosa dei Velvet Underground, mentre alcune atmosfere sembrano citare band come gli Other Lives(Lion's Mouth). Molto suggestivo l'uso dei cori e azzeccato e mai invadente quello degli archi e dei fiati, come nella bella The Man Who Owns The Place, forse la vetta del disco. Altri pezzi forti la beckiana Do Not Claim Them Anymore e l'ottimo uno-due conclusivo con la scurissima Any Suggestions e la sghemba Sides che, introdotta da un'acustica piacevolmente scordata, chiude in modo originale uno dei dischi più godibili degli ultimi tempi.

mercoledì 17 ottobre 2012

Cult: Taxi Driver (1976)

Paul Schrader alla sceneggiatura, Martin Scorsese alla regia, Robert De Niro attore protagonista. È il 1976 e i tre, nei rispettivi ruoli, sono il meglio sulla piazza. E se è vero che nell'arte due più due non sempre fa quattro, questa volta quello che ne esce fuori è uno dei migliori film di sempre. Tutti gli ingredienti sono perfetti; Scorsese è un giovane ma già affermato cineasta, ha un talento tecnico sopra le righe e idee chiare su come usare la macchina da presa. I tempi di Leo Di Caprio sono ancora lontani(ve l'immaginate il faccione da bambino del buon Leo al posto di De Niro?). Schrader scrive ispirandosi alla sua vita in quel periodo, dando corpo alle inquietudini di una società, l'America del dopo Vietnam, che comincia a scricchiolare da tutte le parti. E De Niro è semplicemente perfetto, il suo Travis Bickle entra di diritto tra i personaggi più importanti della settima arte. Ma anche i comprimari sono di altissimo livello, dalla stupefacente tredicenne Jodie Foster al "pappa" Harvey Keitel, dal "mago" Peter Boyle al caratterista Albert Brooks. L'unica a stonare lievemente è forse la bella Cybill Shepherd, fin troppo impassibile nel ruolo di Betsy.
La storia è quella di Travis, reduce del Vietnam, tassista di notte per combattere l'insonnia e disadattato alla disperata ricerca di una missione da compiere per dare un senso alla sua vita. Non importa quale missione, tanto che Travis passerà dal tentativo di sedurre Betsy, che idealizza come perfezione femminile in un mondo completamente marcio, al maldestro e delirante progetto di uccidere un candidato alla Casa Bianca, simbolo del potere e di un sistema lontano dalla gente comune, fino alla redenzione di Iris, la baby prostituta interpretata dalla Foster e al bagno di sangue finale. La ribellione di Travis non ha niente di intellettuale e rivoluzionario, è puro istinto. Neppure lui, in un vuoto che è tanto esistenziale quanto culturale, riesce a trovare le parole per descrivere il suo malessere, vedere la splendida scena in cui chiede consiglio al "mago", uomo d'esperienza altrettanto incapace di esprimere alcunché di umano. Le scene entrate nella leggenda sono tante, da quella già citata a i monologhi allo specchio, dall'acquisto delle armi alla distruzione del televisore, fino al cliente pazzoide che progetta di uccidere la moglie fedifraga(interpretato dallo stesso Scorsese in un riuscito cameo). E altrettante sono le occasioni di apprezzare la mano di Scorsese, qui al suo meglio, dalle soggettive del taxi che taglia in lungo e in largo New York di notte, all'insistita zoomata sull'aspirina nel bicchiere, simbolo dell'alienazione di Travis, dalle ripetute scene allo specchio fino al devastante finale con il rosso del sangue volutamente desaturato, si dice per evitare problemi con la censura, ma che nelle mani del regista diventa un ulteriore occasione di stupire. Perfette anche le atmosfere create dalle musiche di Bernard Herrmann, compositore già caro a Hitchcock.
Un'opera irripetibile.

lunedì 15 ottobre 2012

Avvistamenti: Tame Impala - Lonerism(2012)

Il secondo disco è il più difficile è uno dei luoghi comuni più longevi nel mondo del pop ed ecco che la band di Kevin Parker, dopo l'esordio apprezzato pressocché all'unanimità di due anni fa, Innerspeaker, tenta di sottrarvisi dando alle stampe Lonerism, ulteriore pastiche di pop e psichedelia. Va detto che il lavoro funziona, anche se l'ambizione di Parker di avviare il pubblico più pop ai viaggi lisergici resterà delusa; Lonerism rimane ascolto troppo pesante e fuori portata per l'ascoltatore meno smaliziato. Chi è più addentro a robe di psych-rock, potrà divertirsi invece a scovare le disparate influenze del lavoro, Beatles e Todd Rundgren su tutti. A me è parso di cogliere soprattutto l'influenza dei primi, periodo Tommorrow Never Knows, per intenderci, specie in episodi quali l'apertura di Be Above It, nella bella Feels Like We Only Go Backwards, e nella ballata Sun's Coming Up, vera perla ultra lennoniana. Cos'è che non funziona perfettamente allora, in questo secondo lavoro dei Tame Impala? Secondo me il fatto che la psichedelia rimanga una patina, fatta di distorsioni, effetti vari, tastiere prog e voci filtrate, risate e voci di sottofondo(trucco già vecchio ai tempi di Dark Side), pezzi di prog blues(Elephant) indecisi tra riff rocciosi e Gioca Jouer, a voler mascherare uno scheletro pop, di onestissimo e avvolgente pop. Quindi onore a Kevin Parker, ma se cercate trip mentali e sperimentalismi d'avanguardia, rimarrete delusi.

giovedì 11 ottobre 2012

Avvistamenti: Jens Lekman - I Know What Love Isn't (2012)

Giunto al terzo album(senza considerare EP e raccolte varie), il songwriter svedese ci regala una delle perle dell'anno, una raccolta di canzoni per cuori infranti, ma senza stare troppo a piangersi addosso. Rispetto ai lavori precedenti Jens lavora di sottrazione, ricorrendo ad arrangiamenti più semplici ma che non rinunciano alla sua proverbiale raffinatezza. Così siamo sempre dalle parti(nobili) di Bacharach, Brian Wilson, Morrissey, ma anche di un James Taylor d'annata. La cocente amarezza di pezzi come She Just Don't Want To Be With You Anymore, di The World Moves On o di Every Little Hair Knows Your Name, viene sempre stemperata dalla dolcezza delle melodie, da un assolo di sassofono o dalla voce carezzevole da giovane crooner di Lekman, sempre senza scadere nel melenso. Specie la già citata e conclusiva Every Little Hair... merita un cenno particolare; è, a mio giudizio, la vetta del disco, una struggente ballata solo voce e chitarra classica da brividi, che rimanda alla bellissima Bookends di Simon & Garfunkel. Ed ecco che ci troviamo di fronte al piccolo miracolo di un album che è un vero gioiellino di semplicità, da ascoltare e riascoltare e capace di dare un attimo di conforto anche a chi ha il cuore a pezzi. Non è anche a questo che serve la musica?

martedì 9 ottobre 2012

Avvistamenti: Poor Moon-S/T(2012)

Dopo il riuscitissimo lavoro del fuoriuscito Josh Tillman sotto l'egida di Father John Misty, un altro spin-off dei Fleet Foxes. Questa volta si tratta di Christian Wargo e Casey Wescott, tastierista e bassista della band madre. Se con Tillman abbiamo assistito a una netta e salutare separazione dalle atmosfere dei Fleet Foxes, qui l'impronta del gruppo originale e chiarissima, anche se in tutti e due i casi la qualità rimane piacevolmente alta. I rimandi ai Fleet Foxes sono palesi nelle atmosfere folk delicate e bucoliche, con qualche traccia di psichedelia e soprattutto negli impasti vocali. Croce e delizia del lavoro la compattezza; l'album si ascolta infatti tutto d'un fiato, sia per la lunghezza non eccessiva quanto, e soprattutto, per l'uniformità delle atmosfere. Caratteristica quest'ultima che, però, tende a far somigliare un po' troppo i pezzi tra loro. Parziale, e piacevole, eccezione la fa la parte centrale dell'album, dove in Holiday, Waiting For e Heaven's Door si vira verso territori leggermente meno bucolici e l'arrangiamento si elettrifica giusto un po'. Per il resto siamo dalle parti, oltre che della band seminale, di Simon & Garfunkel e Beach Boys, con i due transfughi che dimostrano comunque un bel talento nel confezionare melodie semplici ma che si fanno ricordare con piacere, ascoltare la conclusiva, riuscita, Birds.

lunedì 8 ottobre 2012

Avvistamenti: Calexico-Algiers(2012)

È dura fare qualcosa di nuovo nell'ambito della musica pop. E ancora più duro è tirare avanti dopo che qualcosa di nuovo lo si è fatto per davvero. Prendete la creatura di Burns e Convertino, per esempio; il loro spericolato mix di musica folk e mariachi, tex-mex e blues, country e rock, fin fagli inizi ha fatto gridare più d'un critico al miracolo. Ed ecco ora gli stessi critici che fanno il tiro al bersaglio a ogni loro nuova uscita. Se il disco ricalca gli stilemi dei favolosi esordi, li si accusa di tirare la carretta, se i nostri provano a inserire qualche novità li si accusa di essersi snaturati. E così giù a dare addosso con giudizi taglienti e voti risicati a un lavoro come il recente Algiers, ovvero uno dei dischi più godibili e riusciti di un 2012 non proprio florido a livello di uscite di qualità. Si tratta di un lavoro essenzialmente in linea con le sonorità storiche dei Calexico, piacevolmente compatto rispetto alle abitudini e con il riuscito inserimento di qualche sonorità più indie-pop. Ed ecco che, se la title-track o pezzi come Sinner in the sea e Para, ma anche No te vayas, cantata in spagnolo, sono tipiche del loro repertorio, pezzi come Splitter rappresentano un gustoso abboccamento su versanti pop-rock. Non mancano ballate di gran classe quali Hush e The Vanishing Mind, soprattutto quest'ultima polverosa come un deserto di confine. Fidatevi, Algiers è un lavoro che, se gli date il giusto tempo in quest'epoca di ascolti usa e getta, consumerà il vostro lettore mp3.

sabato 6 ottobre 2012

Avvistamenti: Get Well Soon-The Scarlet Beast Of Seven Heads(2012)

Terzo lavoro per il progetto del tedesco Kostantin Gropper, dopo l'esordio di quattro anni fa, molto apprezzato da queste parti, e Vexations del 2010, meno valido, almeno per chi scrive. Le atmosfere sono più o meno le solite, indie-pop intimista condito da grandiose aperture orchestrali, melodie senza tempo e un pizzico d'elettronica. Più che nei lavori precedenti, qui Kostantin paga dazio ai suoi(tanti) miti musicali, come chiarisce bene il video "fuori di testa" di Roland, I Feel You, una scatenata sarabanda di immagini che omaggia gli spaghetti western, Tarantino, gli horror giapponesi e certe atmosfere da cinema di genere italiano anni '70, dalle parti di Argento e Bava. Lo stesso accade, come si diceva, anche con le atmosfere musicali che citano spesso Morricone, sia quello western che quello più sperimentale, anche nell'utilizzo di certi cori e delle voci femminili; ma le fonti di ispirazione di Gropper sono molteplici, dal fantasma degli onnipresenti Arcade Fire, che sembra aleggiare più di una volta, al palese omaggio a Wendy Carlos(autrice della colonna sonora di Arancia Meccanica) in Wendy, a certe atmosfere che rimandano al primo Scott Walker. Insomma il rischio con Get Well Soon è che il raffinato esercizio di stile prenda il sopravvento sull'anima del lavoro. Rischio che, per questa volta, pare scongiurato.

sabato 4 agosto 2012

Avvistamenti Ultraveloci

Allora ragazzi, poche storie: tempo per mandare avanti il blog non ce n'è più, e il mezzo è ormai pure superato dalla superficialità dilagante dei social network. Una gara al ribasso culturale che, ne sono sicuro, prima o poi porterà al governo qualche fuoriuscito da Uomini & Donne, e a votare alle elezioni tramite televoto a pagamento. Però di dischi carini continuano ad uscirne, perciò, anche se a ritmo ridottissimo, il blog va avanti con la formula degli avvistamenti ulraveloci: titolo, artista, genere e valutazione sommaria. Oltre a un video a titolo d'esempio. Più in là si vedrà.

Amor Fou-100 Giorni Da Oggi
Electro pop pseudo d'autore
voto: 6/10

CallmeKat-Where The River Turns Black
Indie folk
voto: 6.5/10

The Hives-Lex Hives
Indie Punk
voto: 6/10

The Wave Pictures-Long Black Cars
Classic Brit Rock-Guitar Rock
voto: 7.5/10

Verily So-S/T
Indie Rock Italiano
voto: 7/10

Dirty Projectors-Swing Lo Magellano
Indie Alt Rock
voto: 7/10

domenica 15 luglio 2012

Avvistamenti: Gold Motel-S/T

Secondo lavoro per la band di Greta Morgan, vocalist di Chicago ma cresciuta, e si sente, sulla West Coast. Infatti le atmosfere di cui è permeato il disco, che, va detto, promette di essere una delle migliori uscite dell'estate, sono proprio all'insegna del sound rilassato e vintage della West Coast anni '60, oltre che di certo power-pop anni '70 e di svariate e ben assortite influenze soul e new wave. Accomunati a volte a gruppi quali Best Coast e Tennis, a cui, secondo me, i Gold Motel sono ben superiori, i nostri azzeccano un disco di canzoni di prim'ordine che scorre come acqua fresca(e di questi tempi ciò non è male...), e che riascolterete più e più volte, guidato da arrangiamenti misurati dove è quasi sempre la chitarra a menare le danze, assecondando la bella voce calda della Morgan.
Ottimo l'attacco con le melodie senza tempo di Brand new kind of blue e These sore eyes, ma tutti i pezzi si fanno ascoltare con grande piacere. Plenty of room at the Gold Motel(California).

sabato 7 luglio 2012

Avvistamenti: Neil Young-Americana

Per la serie "anche i blogger indie-snob sbagliano quando sono troppo prevenuti", avevo frettolosamente bollato il nuovo lavoro del vecchio lupo grigio Neil Young come pretestuoso e superfluo semplicemente scorrendone la tracklist. Niente da dire, un pesante errore di presunzione. Infatti, se da un lato è vero che di dischi di cover ne abbiamo piene le tasche(e gli hard disk), e che titoli come Oh, Susannah o Clementine o l'abusata This land is your land, non ferebbero pensare al meglio, dall'altro abbiamo un Neil Young vispo come ai giorni belli e una band, i Crazy Horse, in gran spolvero e che conosce i segreti delle jam rock come poche altre. Il trattamento riservato ai pezzi è poi davvero straniante, praticamente dei traditional rimane solo il titolo, per il resto diventano in tutto e per tutto pezzi à la Neil Young and The Crazy Horse, come ai bei tempi di Cortez The Killer, per dirne una. Ascoltate le versioni al vetriolo di Oh, Susannah o Tom Dooley, se non mi credete; accordi rocciosi, fili elettrici sciolti qua e là e assoli psichedelici. Da ripescare e ascoltare senza pregiudizi o troppi intellettualismi.

domenica 24 giugno 2012

Avvistamenti Veloci #5

Glen Hansard-Rhythm And Repose
Personaggio multiforme, cantautore, attore e chitarrista, sempre a un passo e mezzo dal trionfo(ma un Oscar per la miglior canzone l'ha vinto), Glen Hansard è passato dall'essere uno dei protagonisti del mitico The Commitments ai fasti in patria(Dublino) della band The Frames, fino al progetto The Swell Season. Ora esordisce come solista con un lavoro per me assai azzeccato, sorta di folk-soul intenso, dove la fantastica voce del nostro si regge in magico equilibrio tra Van Morrison, Ben Harper e Cat Stevens(Maybe Not Tonight è un gioiello ai limiti della clonazione).

Dr. John-Locked Down
Personaggio leggendario di New Orleans, Dr. John viene riportato alla ribalta dal Re Mida del blues odierno, Dan Auerbach, con un'operazione sulla falsariga di quanto fatto da Rick Rubin a suo tempo con Johnny Cash e da Jack White con Loretta Lynn e Wanda Jackson. Auerbach costruisce una serie di groove irresistibili tra blues di New Orleans e rock à la Tom Waits(di cui però, va detto, Dr. John va annoverato tra gli ispiratori e non viceversa), impegnandosi in prima persona con l'assolo al fulmicotone della favolosa Getaway. Un lavoro genuino e assolutamente credibile.

Guillemots-Hello Land!
Al quarto lavoro, la band inglese guidata da Fyfe Dangerfield si dà ad atmosfere placide e bucoliche, pur senza rinunciare a sferzate di leggerezza pop, confezionando un disco piacevole che cresce con gli ascolti. Perfetta Up On The Ride, parte piano, cresce, poi si avvita su sé stessa per rinascere pezzo pop con una melodia che manco gli Abba. In Southern Winds il falsetto di Fyfe la fa da padrona, con atmosfere che rimandano a Scarborough Fair di Simon & Garfunkel, ma è tutto il lavoro a colpire per  qualità e ispirazione.

The Tallest Man Earth-There's No Leaving Now
Parte il primo pezzo dell'album, To Just Grow Away, e le coordinate dell'uomo più alto sulla terra, alias lo svedese Kristian Mattson, sono ben chiare: Bob Dylan, quello a cavallo tra il purismo folk e le prime istanze elettriche. Certo, la forza di Dylan non stava solo nella semplicità degli arrangiamenti e nella voce indolente e strascicata, ma soprattutto nella rivoluzionarietà di quei testi in quel momento storico, tuttavia i pezzi di Mattson rimangono un bel sentire, come era stato per Pete Molinari, altro credibile epigono del menestrello di Duluth. Specie quando il nostro fruga nei recessi più oscuri dell'anima, come nella title track o in Bright Lanterns, un vero gioiellino.

 

domenica 10 giugno 2012

Avvistamenti: Cate LeBon-Cyrk

 
Dici LeBon e ti si presentano alla mente scene deliranti popolate da ragazzine isteriche e parrucchieri impazziti tra toupé ossigenati e ciuffi color arancio, il tutto condito dagli sguaiati vocalizzi del buon Simon, venerando leader dei Duran Duran; ossia di una band che ha le sue belle responsabilità in quel disastro che fu il mainstream degli anni '80, oggi tanto amato dagli amanti del trash e delle rivalutazioni post(mortem). Invece qui parliamo di Cate LeBon, cantautrice gallese dalle oscure origini francesi, non chiedetemi perché oscure altrimenti non lo sarebbero più, e poi fa molto cool avere origini misteriose. Si tratta del suo secondo lavoro, ed è un disco che propone sonorità tra indie-folk e certo rock alternativo, rimanendo nell'ambito comunque di atmosfere molto soffuse e tranquille, con la bella voce di Cate mai sopra le righe e arrangiamenti discreti, irrorati da un filo di elettricità e con piacevoli sorprese, quali la tromba in sordina che accompagna il finale da marcetta di Greta. I nomi che vengono in mente di volta in volta sono tutti nobili, da Chrissie Hynde a Joni Mitchell, fino ad accenni di Tim Buckley e ai sublimi Velvet Underground più rilassati(si veda Puts me to work). Un lavoro che merita un ascolto attento.

sabato 2 giugno 2012

Letture

Trilogia della città di K-Agota Kristof
Il capolavoro della Kristof, ambientato nella non meglio specificata città di K, durante una non meglio specificata guerra e una non meglio specificata dittatura. Nel primo dei tre romanzi brevi riuniti nella trilogia non vengono rivelati addirittura nemmeno i nomi dei protagonisti. Ma il messaggio che viene fuori dalla prosa inquietantemente asciutta della Kristof è comunque palese. L'orrore di ogni guerra e dittatura, e come queste trasformano chi le subisce. La capacità di sopravvivenza dei bambini inventando altri mondi(i bambini hanno la pelle dura, diceva, mi pare, Truffaut). E la confusione tra realtà e finzione, tra verità e menzogna. Consigliatissimo.
Voto: 8

Tre atti e due tempi-Giorgio Faletti
Sono stato spinto ad impiegare una giornata nella lettura di quest'ultimo Faletti dalla curiosità ingenerata da un'intervista televisiva, in cui l'ex(ahimé) comico si atteggiava a grande scrittore contemporaneo. Archiviati dopo poche pagine i suoi tentativi di thriller, scoraggiato da dosi elefantiache di sesso, violenza, scrittura da best seller americano e parolacce(ah, se bastasse il turpiloquio per essere Bukowski basterebbe girare per bar dopo il posticipo), mi sono ingenuamente fidato di alcune critiche positive e ho preso(al book browsing, per fortuna) questo suo recente lavoro. La storia, in verità, non parte malissimo; Faletti si sforza di scrivere in modo meno commerciale e i personaggi sembrano discretamente approfonditi. Ma è solo un'illusione; la scelta dell'ambientazione calcistica è quantomeno banale, l'intreccio è farraginoso e il lieto fine forzato e esagerato, col protagonista che salva capra, cavoli e verduraio. Faletti cerca la frase ad effetto ogni due per tre, sfiorando a tratti l'effetto ridicolo o, peggio, il temuto effetto fabbiovolo. Completano il passo falso alcune ricadute nel vizio del turpiloquio gratuito e la delirante scena in cui il protagonista s'innamora della cameriera sfidandola nientemeno che alla ghigliottina di Carlo Conti.
Aridatece Vito Catozzo.
Voto: 4.5

Io sono Leggenda-Richard Matheson
Matheson è un misconosciuto, quanto fondamentale, della letteratura di fantascienza, nonché sceneggiatore di serie cult come Ai confini della realtà e di film come Duel e alcuni di Roger Corman. Io sono leggenda gode di grande popolarità grazie all'orrenda versione cinematografica con Will Smith, che ne travisa completamente trama e significato. Il romanzo merita invece grande attenzione, la prosa di Matheson è secca e l'ambientazione colpisce l'immaginario del lettore, contrapponendo la quotidianità più banale della provincia americana con l'orrore dell'epidemia e delle orde vampiresche. Il protagonista, ai limiti della follia a causa di solitudine e orrori che lo circondano, è tratteggiato sapientemente, e importante risulta il ribaltamento finale sull'atteggiamento verso il diverso. Un classico. Da rivedere la versione, questa sì splendida, girata a Roma con Vincent Price, L'ultimo uomo sulla terra.
Voto: 7.5

La materia oscura-Michelle Paver
Romanzo fantastico-horror dall'impianto ultra classico, con rievocazione per mezzo di diari che si incrociano, di una scrittrice già attiva nella narrativa per ragazzi. La storia, ambientata al Polo Nord, è una classica vicenda di spettri e situazioni ai limiti della sopravvivenza, in uno stile che riporta ai bei tempi di Stoker e Poe, con qualche concessione a tematiche più attuali. Una boccata d'aria fresca.
Voto: 7

venerdì 25 maggio 2012

Fauna musicale




Anni di frequentazioni musicali e di live dovevano pur servire a qualcosa o, più probabilmente, a niente se non scrivere cazzate su un blog da quattro soldi.
Quello che mi ha sempre colpito, tra la gente che frequenta i concerti, è l’estrema categorizzazione; certo, in epoca di globalizzazioni e omologazioni planetarie, capita un po’ in tutta la società, però le caratterizzazioni socio-musicali sono nettissime e, a volte, esilaranti.
1.     Le ragazzine strappacapelli
O strappareggiseni o strappamutandine e via dicendo.
Si incontrano ai live dell’idolo del momento, quindi la mia conoscenza del fenomeno è leggermente indiretta, visto che, al concerto dell’idolo del momento, ci posso capitare solo per sbaglio. A testimonianza del decadimento della competenza musicale del vasto pubblico, va detto che l’idolo del momento ha subito il seguente tracollo: anni ’50 Elvis e i primi rocker; anni ’60 Beatles e Rolling Stones; anni ’70 dai Led Zeppelin ai Queen al punk; anni ‘80(e qui comincian le dolenti note) Duran Duran; anni ’90: gli Aqua (con buona pace di chi pensava al grunge); dal 2000 a oggi i protagonisti dei reality show. Il soggetto strappacapelli è prevalentemente di sesso femminile, è affetto da attacchi isterici alla vista del proprio, discutibile, oggetto d’idolatria, nonché da gravi scompensi visivi che lo porta a ritenere “fighissimo” un Biagio Antonacci o un Vasco Rossi, o sessualmente appetibili individui come Tiziano Ferro o Valerio Scanu. E’ facile che l’esponente di tale categoria accusi gli stessi sintomi anche verso tronisti, attori di fiction e altra feccia simile. Si riconoscono anche dal fatto che riescono sempre ad occupare le file sotto al palco, oltre ad essere sempre perfettamente edotti sull’albergo e sugli spostamenti dei loro idoli, e dal fatto che li applaudirebbero anche se questi cantassero l’elenco telefonico di Ascoli, al contrario, sull’aria di Così fan tutte. La loro età è prevalentemente quella dell’acne giovanile, ma si sono riscontrati anche casi vicini alla quarantina.
2.     L’appassionata generica
Altra categoria in prevalenza femminile, anche se in percentuale 60-40 circa. Si tratta di individui che si professano appassionati di musica, che hanno anche studiato uno strumento da bambini(in genere il piano, obbligati dai genitori), al quale guardano con sottile rimpianto, ma guardandosi bene dal riprendere a suonarlo. Dicono inoltre che la musica è la colonna sonora della loro vita e altre temibili banalità, e alla domanda sul loro genere preferito, rispondono invariabilmente: -Mah, ascolto di tutto!- Il che, altrettanto invariabilmente, significa che ascoltano quello che passa Radio Deejay e Mtv e che si sentono incredibilmente alternativi se ascoltano un pezzo dei Coldplay. Ai concerti, quasi sempre in grandi stadi, prendono i posti né troppo vicini né troppo lontani, cantano quando l’imbonitore di turno(a scelta tra: Ligabue, Jovanotti, Nek, Pausini, Elisa, ma anche i vincitori dei reality o ex star imbolsite e ormai patrimonio delle masse, tipo U2 e Springsteen)rivolge loro il microfono, non distinguono il basso dalla chitarra e il folk dalla techno e il giorno dopo postano su facebook una foto dello stadio con la scritta “io c’ero”. A volte postano anche frasi di Vasco o di Biagio Antonacci a mo’ di aforisma, manco fossero Kerouac. Pensano che la musica sia quella e, in definitiva, stanno bene così.
3.     Gli erbivori scalmanati.
Anche qui prevalenza leggermente femminile. Sono Studenti universitari di materie umaniste, quasi sempre eternamente fuoricorso. Vestono a metà tra l’hippie e l’hipster, prediligono concerti indie e alternativi, spesso in festival a tema o in loft adibiti a locali dalla dubbia agibilità. Discreti conoscitori musicali, scaricano e ascoltano con buona frequenza; se sono ragazze, hanno sempre amici che suonano in una band troppo di nicchia per sfondare, amano fotografare e spesso scrivono su un blog, se sono ragazzi portano la barba e la kefiah, occhiali da nerd e suonano uno strumento, quasi sempre la chitarra, tanto che, quando vogliono fondare un gruppo, faticano a trovare bassisti e batteristi. Per loro il live è l’occasione per ascoltare buona musica che non passa per i canali tradizionali. Per i primi dieci minuti. Poi diventa l’occasione per ubriacarsi e fumare smodate quantità di hashish, perdendo di vista il concerto prima, la realtà poco dopo.
4.     L’appassionato duro e puro.
Categoria di nicchia. Quasi sempre maschio, si reca al live da solo, cerca un posto da dove possa studiare il musicista di cui suona lo stesso strumento, allo scopo di studiarne la tecnica e di criticarlo in caso di errori. Predilige concerti di artisti di nicchia che difficilmente conosce anche l’esponente della categoria “3”, e posti senza nessuno attorno. A volte gira video che pubblica sul suo blog, abbinati a recensioni amatoriali. Si picca di scoprire band sconosciute, che abbandona appena diventano mainstream, scarica in quantità industriali album che una volta su venti superano il primo ascolto; storce il naso bollando come commerciali band che l’utente medio non ha nemmeno mai sentito nominare, porta t-shirt con citazioni musicali o di film che solo altri adepti riescono a capire. Sceglie amicizie e frequentazioni soprattutto in base a gusti musicali e letterari. Occasionalmente si fidanza con persone delle prime categorie, dando vita a spassose scenette quando cerca, per amor loro, di assecondarne i comportamenti.
5.     Il discotecaro
Personaggio fortunatamente in via d’estinzione, confinato in riserve protette, denominate “discoteche”. Cultore di generi musicali quali techno e house sparati a milioni di decibel, continua a muoversi a ritmo anche durante il giorno nelle situazioni più disparate(strada, lavoro, etc.), e ad urlare quando parla spesso a causa dell’incipiente sordità. Specie diffusa sia tra maschi che femmine, vanta un innato cattivo gusto nel vestire e nei modi, una smodata passione per i colori fluorescenti, per il gergo giovanile(anche a cinquant’anni), per le tecnologie più appariscenti e per le auto “truccate”(il cosiddetto tuning). Nelle sere d’estate vanno in giro sulle loro Golf o Alfa Mito(o, i meno dotati economicamente, Fiat Punto elaborate)dai vetri oscurati e l’assetto ribassato, da cui risuona a decine di chilometri di distanza il vetusto tunz tunz. Condividono questo tratto coi cultori del neo melodico napoletano, categoria che meriterebbe una trattazione a parte. Rifuggono qualsiasi aspetto culturale della vita.

lunedì 14 maggio 2012

Boris Vian


Perché vivo

Perché vivo
Perché vivo
Per la gamba gialla
D'una donna bionda
Appoggiata al muro
In pieno sole
Per la vela gonfia
Di un battello del porto
Per l'ombra delle tende
Il caffè ghiacciato
Che si beve con la cannuccia
per toccare la sabbia
Vedere il fondo dell'acqua
Che diventa così azzurro
Che discende tanto in basso
Con i calmi pesci
Pascolanti sul fondo
Che si librano sopra
I capelli delle alghe
Come uccelli lenti
Come uccelli azzurri
perché vivo
Perché è bello.

Voglio una vita a forma di spina

Voglio una vita a forma di spina
Su un piatto azzurro
Voglio una vita a forma di cosa
Sul fondo di un coso solitario
Voglio una vita a forma di sabbia fra le mani
A forma di pane verde o di brocca
A forma di molle ciabatta
A forma di "dirindindina"
Di spazzacamino o di lillà
Di terra piena di sassi
Di barbiere selvaggio o di piumino folle
Voglio una vita a forma di te
Ed io l'ho, ma non mi basta ancora
Non sono mai contento.

Non ho più molta voglia

Non ho più molta voglia
Di scrivere poesie
Se fosse come prima
Ne farei più spesso
Ma mi sento molto vecchio
Mi sento molto serio
Mi sento molto coscienzioso
Mi sento pigro.

Mi piacerebbe diventare un grande poeta

Mi piacerebbe
Diventare un grande poeta
E la gente
Mi metterebbe
Serti di lauro sulla testa
Ma ecco
Non ho
Abbastanza passione per i libri
E penso troppo a vivere
E penso troppo alla gente
Per essere sempre contento
Di non scrivere che vento.

Tutto è stato detto cento volte

Tutto è stato detto cento volte
E molto meglio che da me
Sicché quando scrivo versi
È che ciò mi diverte
È che ciò mi diverte
È che ciò mi diverte e vi cago sul naso.

La vita è come un dente

La vita è come un dente
all'inizio non ci si pensa
felici di masticare
ma poi ecco che d'improvviso si guasta
fa male, e preoccupati
lo si cura non senza fastidi
e per essere veramente guariti
bisogna strapparlo, la vita.