sabato 25 febbraio 2012

Avvistamenti : Radical Face-The Family Tree: The Roots(2011)


Ben Cooper imperversa da qualche anno nell'alternative americano come metà del duo Electric President e come factotum del progetto Radical Face. Nella mia sconfinata ignoranza non lo conoscevo, devo ringraziare quindi una mia nuova amica e i tentacolari intrecci della vita, se mi ritrovo a parlare di questo The Family Tree: The Roots, terzo lavoro del nostro e, a sua volta, incipit di una prevista trilogia dedicata alle radici della musica americana.
L'attuale riscoperta del folk da parte di molte band giovani, al contrario di come spesso accade per le mode musicali, sta dando per lo più buoni frutti, manco fossimo nella Valle degli orti. Dalle frange più commerciali, ma di ottimo livello, per capirci Midlake, Mumford & Sons, Fleet Foxes, Bon Iver e compagnia cantante, fino a progetti più di nicchia, tipo Dead Man's Bones, Erland & The Carnival e Wooden Wand, passando per il florilegio di songwriters al femminile. Senza dimenticare progetti più difficilmente etichettabili, quali il chamber-pop degli Other Lives, che il buon Cooper mi ricorda molto, specie in Black Eyes.
Ma parliamo un po' del lavoro di Radical Face; l'atmosfera è chiara fin dalla breve apertura di Names, voce filtrata e un piano che evoca rilassati paesaggi bucolici. Ma quello che colpisce è, pur all'interno di un'efficace struttura ritmica(scandita spesso e volentieri dagli handclaps), il talento di Cooper nel tessere melodie che hanno un dono raro; quello, cioé, di risultare efficaci al primo impatto, ma di crescere con gli ascolti, evitando di appiccicarsi in testa come quasi sempre accade con le melodie troppo facili. Esplicative in questo senso A Pound Of Flesh, dove sembra quasi di scorgere il fantasma di certe cose di Simon & Garfunkel, o la bella Ghosts Town, forse la vetta dell'intero lavoro. Da citare però anche Black Eyes, l'acustica The Moon Is Down, la multiforme The Dead Waltz e l'ispirata Always Gold.
Una boccata d'ossigeno per gli amanti di certe atmosfere, e un lavoro che non può non toccare l'anima dei più sensibili.
E che, proprio per questo, è destinato a rimanere il culto di pochi.
Meglio così.

domenica 19 febbraio 2012

Avvistamenti : Band Of Skulls-Sweet Sour(2012)


Disco in cui sono inciampato per caso, questo secondo lavoro dei Band Of Skulls è sicuramente una delle cose più piacevoli e fresche di questo inizio annata. E' vero che sulla scia di fenomeni come White Stripes, Black Keys e, in misura minore, Black Mountain(a cui però la Band Of Skulls può essere avvicinata in modo più pertinente), si assiste ad un certo rifiorire di atmosfere hard blues dagli accenti zeppelliniani, ma è pur vero che il gruppo britannico sembra averne abbastanza per crearsi uno spazio proprio. Infatti Sweet Sour è un lavoro che va al di là della riproposizione di scontati cliché, dando in pasto all'ascoltatore pezzi sì tirati e riff spigolosi di matrice hard(vedi la bella title-track), ma anche robuste variazioni a base di slow d'altri tempi, l'ottima Lay My Head Down e la pacata Navigate, che molto devono anche alla bella voce di Emma Richardson(in tempi festivalieri, ogni paese ha l'Emma che si merita, evidentemente). Come nella migliore tradizione dei veri dischi rock il set non è troppo lungo, limitandosi a una decina di pezzi che mischiano sapientemente le due anime della band. Sul versante hard, consigliati anche i robusti anthem di Devil Take Care Of His Own e Lies, su quello più incline a svisate folk, da segnalare anche Hometowns e la conclusiva Close To Nowhere. Un lavoro che, se le cose andassero come dovrebbero, metterebbe d'accordo istanze artistiche e classifiche.

venerdì 17 febbraio 2012

Avvistamenti : The Pines-Dark So Gold(2012)


I The Pines, band che prende il nome da un verso del celebre traditional blues Where did you sleep last night, sono giunti al loro terzo lavoro. Il gruppo, guidato da Benson Ramsey(figlio dello storico produttore e chitarrista Bo) e David Huckfelt, già titolare di due lavori dalle atmosfere folk rock, molto sbilanciate sul versante folk, con venature country e bluegrass, si ripropone con quello che, secondo me, è il loro disco più centrato e che potrebbe garantirgli quel po' di visbilità che certamente meritano. Cry Cry Crow per esempio, è uno dei pezzi migliori che mi sia capitato di sentire ultimamente, dalle atmosfere folk dark e depresse, ma anche Rise Up And Be Lonely e Dead Feathers non sono da meno, allargando lo spettro sonoro ad ammiccamenti blues mai invadenti. Anche tra gli altri sette pezzi di questo album provvidenzialmente compatto non spiccano pezzi riempitivi, anche nel caso degli strumentali, ben tre.
In conclusione una band che sta crescendo lentamente, ma nel modo giusto, e che va seguita con attenzione.

sabato 11 febbraio 2012

Avvistamenti di gruppo

Il 2012 è cominciato un po' in sordina musicalmente, e allora vi propongo qualche ascolto di questi ultimi tempi, visto che, colto da improvvisa pigrizia, se dovessi aspettare l'ispirazione per scrivere delle singole recensioni potrebbero passare mesi.

First Aid Kit-The Lion's Roar

Duo femminile che arriva dalla Svezia me che, musicalmente, si rifà a certo country-folk nobile americano. I riferimenti vanno da Emmylou Harris(esplicitamente citata nell'ottima Emmylou), a Neil Young, passando per Johnny Cash e Flying Burrito Brothers. Arrangiamenti on the road con tanto di steel guitar e pezzi che scivolano via piacevolmente. Una delle uscite migliori di inizio anno.

Lana Del Rey-Born To Die

Fenomeno mediatico di turno, il disco di Lana Del Rey, preceduto da qualche singolo azzeccato, è un buon prodotto pop, con qualche pezzo riuscito, vedi Million Dollar Man, ma per cui, sostanzialmente, non vedo la necessità di strapparsi i capelli.

Farmer Sea-A Safe Place

Band torinese dedita ad un efficace indie-rock che non ha nulla da invidiare a blasonati colleghi stranieri. Giunti al secondo lavoro, colpiscono soprattutto con l'iniziale The Fear. Lavoro da scoprire.

Leonard Cohen-Old Ideas

Mostro sacro(tanto per usare una definizione poco abusata) a livello mondiale, Cohen torna con un disco di inediti dopo otto anni. Si tratta di un lavoro ispirato e ben centrato, figlio di una vecchiaia luminosa, come per Johnny Cash, Paul Simon e il Dylan dei migliori episodi.
Imprescindibile.

Mark Lanegan-Blues Funeral

L'atteso ritorno di Lanegan dopo gli altalenti lavori in coppia con Isobel Campbell ha deluso più di un fan; questo a causa dei tanti(forse troppi) cambiamenti nelle atmosfere musicali rispetto ai suoi lavori migliori. Del blues citato anche nel titolo solo debolissime tracce, qualche svarione elettronico e alcuni passaggi dark wave, ma a spiccare è la tutto sommato tradizionale St. Louis Elegy. Era lecito aspettarsi di più.

giovedì 2 febbraio 2012

R.I.P. Wislawa Szymborska


Morire – questo a un gatto non si fa.

Perché cosa può fare il gatto

nella casa vuota.

Graffiare rampando sui muri.

Strofinarsi fra i mobili.

Qui nulla sembra mutato,

eppure è cambiato.

Nulla sembra spostato,

eppure è sconvolto.

E la sera la lampada non luce.

Si sentono i passi sulle scale,

ma non son quelli.

Anche la mano, che posa il pesce sul piattino,

non è più quella, che lo posava.

Qui qualcosa non comincia più

alla sua solita ora.

Qui qualcosa non si compie

come dovrebbe.

Qui qualcuno è stato, è stato,

ma poi di colpo è sparito

e caparbiamente ancora non c’è.

Ha guardato in tutti gli armadi.

Ha percorso le mensole.

Si è infilato sotto il tappeto a controllare.

Ha perfino infranto il divieto

E ha buttato all’aria le carte.

Che altro c’è da fare.

Dormire e attendere.

Ma lascia solo che torni,

che si faccia vedere.

Lo verrà a sapere

che così col gatto non si fa.

Camminerà verso di lui

Con l’aria di chi proprio non vuole,

piano piano,

su zampe molto imbronciate.

E niente balzi e miàgoli all’inizio.