martedì 31 agosto 2010

Avvistamenti : Bingo-The Steve Miller Band


Erano più di quindici anni che Steve Miller aveva fatto perdere le sue tracce,ora il ritorno (un paio di mesi fa) con un disco interamente di standard blues;non si capisce bene se il buon vecchio guitar Steve si sia voluto togliere lo sfizio di un tributo alle sue radici o se a spingerlo sia stato il bisogno di fare un po' di cassa.Fatto sta che ci troviamo di fronte ad un disco con più chiavi di lettura;se cercate innovazione e idee nuove,lo dico subito,non è il disco che fa per voi.Se siete patiti del Joker fin dai tempi che furono vi farà gridare al miracolo,mentre se siete appassionati del genere avrete sicuramente sentito di meglio,ma questo Bingo vi farà comunque passare tre quarti d'ora assai piacevoli.Steve Miller suona la chitarra fin da quand'era un frugolo,e si sente dalla scioltezza con cui padroneggia lo strumento,ma è pur vero che la sua leggenda l'ha costruita suonando musica pop agli albori dei '70 quando,dopo degli ottimi ma commercialmente infruttuosi album di blues psichedelico,si decise ad annacquare la formula originale con vistosi ammiccamenti verso il grande pubblico;i risultati furono al di là delle sue stesse speranze,e i suoi album vendettero milioni di copie manco fosse Lady Gaga,prima del lento e comunque dorato declino.Ma veniamo a Bingo;la scelta dei pezzi è abbastanza particolare,infatti a standard di mostri sacri quali Howlin' Wolf,Willie Dixon e Otis Rush,Steve affianca ben tre pezzi del bravissimo ma meno conosciuto Jimmie Vaughan,cantando con una bella voce che il passare del tempo ha risparmiato e sciorinando un assolo dopo l'altro.Tutto scorre senza intoppi,quasi troppo visto che l'impressione è quella di una certa uniformità dei brani e,ci risiamo,di un leggero annacquamento della formula rock blues,con la chitarra del leader talmente liquida che sembra a tratti quasi sciogliersi.Gli episodi migliori sono la rilettura latineggiante e per una volta non troppo calligrafica della celeberrima All your love,e la rivisitazione rilassata di (Come on)Let the good times roll di Earl King,ma resa famosa da Jimi Hendrix.Insomma un disco che certo non altera il corso della storia,ma che regala un tuffo nelle acque sicure del passato quando,se non altro,anche per vendere milioni di copie,saper tenere in mano lo strumento poteva tornare utile.

lunedì 30 agosto 2010

Avvistamenti : All delighted people-Sufjan Stevens


Per chi aveva ormai perso la speranza di rivedere Sufjan Stevens in uscita con un progetto normale,si prospetta un periodo denso di novità.Infatti,tra album di "scarti",cofanetti natalizi e progetti strumentali,era dai tempi del glorioso Illinois,e cioè da cinque anni che il buon Sufjan non usciva con un disco di pezzi regolari.Già,perchè All delighted people è un vero e proprio album,in barba alla dicitura EP che ne accompagna l'uscita sul mercato;che senso ha definire un disco che dura circa un'ora EP,quando fior di album che hanno fatto la storia del rock durano poco più della metà?Comunque,a parte le considerazioni sulla durata che lasciano il tempo che trovano,All delighted people,con qualche cura in più avrebbe potuto essere anche il miglior disco di Sufjan,invece rischia di essere presto dimenticato vista l'attesa per l'imminente lancio (Ottobre) del nuovo album vero e proprio,The age of adz,preannunciato come l'inevitabile incursione nell'electro rock di Stevens.Se dobbiamo stare a I walked,il singolo che anticipa il lavoro,il risultato potrebbe essere piuttosto deludente,ma ovviamente meglio aspettare tutto l'album.Tornando a All delighted people,si tratta di un lavoro che trova il giusto equilibrio tra il folk,vedasi Heirloom e Enchanting ghost,e gli arrangiamenti orchestrali della title track,poi ripresa anche in un più classico arrangiamento folk rock;con in più la bella e lunghissima Djohariah,dai toni quasi psichedelici.Il pezzo che intitola la raccolta è comunque il momento clou,una lunga ballata dalla struttura semplicissima ma dall'arrangiamento complesso e raffinato,che omaggia nel testo e nella melodia la mitica The sound of silence,mentre con l'uso che Sufjan fa dell'orchestra i richiami a A day in the life dei Beatles sono più che evidenti;insomma,undici minuti che scorrono via senza noia e che ci restituiscono il Sufjan Stevens che vorremmo sempre sentire ma che non sempre è,visto che a volte l'eccessiva creatività rischia di far rima con dispersività.

giovedì 26 agosto 2010

Avvistamenti : God Willin' And The Creek Don't Rise-Ray LaMontagne


Ray LaMontagne ha tutte le carte in regola per sfondare anche commercialmente,nonostante il genere che si è scelto,un folk in bilico tra oscurità blues e ammiccamenti country-rock,non sia proprio il massimo per questo scopo.Tuttavia il nostro è dotato di talento in abbondanza,una voce che si stampa in mente facilmente,presenza scenica non trascurabile e un carattere schivo che lungi dallo sfociare nell'asocialtà gli conferisce maggior fascino.E ha anche avuto il dubbio privilegio di vedere qualche suo pezzo in una di quelle serie televisive americane tutte uguali,fatte per un pubblico tutto uguale.Ciononostante i suoi album precedenti,che pure contenevano ottimi pezzi(All the wild horses e Trouble,per dirne un paio),non mi avevano convinto del tutto,soprattutto per via di una certa noia strisciante che se ne stava in agguato tra una ballata e l'altra;il nuovo album,invece,sembra consegnarci un LaMontagne che ha trovato la quadratura del cerchio,l'iniziale Repo man è un funk blues in piena regola che non ti aspetteresti su un disco del genere,mentre la seguente New York City is killing me è una ballata praticamente perfetta.Ma tutto l'album si mantiene su un buon livello,svariando tra il blues di The devil's in the jukebox,l'intimismo della bella Are we really trough e l'incipit di For the summer,che sembra uscito dal Neil Young dei tempi di Harvest.Unico pericolo,paradossalmente,è la sua bella voce,fin troppo caratteristica e che alla lunga rischia di annoiare,facendolo a tratti somigliare ad un Paolo Nutini meno esagitato.In ogni caso un lavoro consigliato caldamente a chi vuole concedersi un ascolto tranquillo e rilassante,senza troppe sorprese.

sabato 21 agosto 2010

Avvistamenti : My room in the trees-The Innocence Mission


The innocence mission è il nome di questa band americana ormai sulla breccia da una ventina d'anni,composta essenzialmente dai coniugi Don e Karen Peris,lui chitarrista e ispirato compositore,lei vocalist dalla voce delicata ed eterea.Il genere è un folk pop sorretto da arrangiamenti minimali ma assai raffinati,dove nella maggior parte dei casi un arpeggio di chitarra e gli accordi del piano bastano a creare un'atmosfera intensa e avvolgente,di volta in volta rafforzata da discreti contributi di violino,fisarmonica e chitarra elettrica.Niente di particolarmente originale,potrebbe sembrare,eppure gli Innocence mission hanno il loro asso nella manica nel saper dar corpo a melodie immediate ma non facili o zuccherose.Ogni pezzo meriterebbe un discorso a sè,dalla bellissima iniziale Rain,punteggiata dagli interventi del violino,alla delicata The happy Mondays,fino al folk di Rhode Island;io ho scelto nel mazzo God is love e North american field song,forse il momento più intenso del lavoro.Se avete un cuore,gli Innocence mission non potranno che conquistarvi.

mercoledì 18 agosto 2010

Altre forme di blues : Billy Gibbons e gli ZZ Top


Per chiunque abbia conosciuto gli ZZ Top nel loro periodo di maggior splendore commerciale,vale a dire nei famigerati anni '80,quando si fecero prendere la mano tra lunghe barbe,hot road,pin up,cactus,serpenti a sonagli e,quel che è peggio,sintetizzatori,può magari risultare difficile pensare che questi tre signori folkloristici furono ai loro esordi tra i migliori esponenti del rock-blues più grezzo e genuino del sud degli Stati Uniti,la risposta americana ai power trio inglesi nati sulla scia dei Cream.Eppure basterebbe dare un occhio ai primi titoli della loro discografia,imprescindibile fino a Tres hombres,buona fino a El loco,da evitare fino al 1994 quando con Antenna tornarono a livelli accettabili;ci si accorgerebbe così che Billy Gibbons,dietro la barba, è stato ed è uno dei più solidi chitarristi del genere,volutamente senza troppi fronzoli,ma titolare di una tecnica invidiabile,fin dal dimenticato esordio con i Moving Sidewalks,autori con Flash di un promettentissimo esordio all'insegna di un torrido rock blues psichedelico di stampo smaccatamente hendrixiano,da cui è tratto questo favoloso slow,Joe blues,dove Gibbons si esprime con una pulizia e decisione che spesso metterà da parte negli ZZ Top.L'altro pezzo che vi propongo è tratto dal primo album degli ZZ,secondo chi scrive il migliore,e si intitola Just got back from baby's.La band oggi,questo è palese,non ha più nulla da dire in studio,un po' come quasi tutti i grandi nomi coevi,ma dal vivo è ancora capace di grandi prestazioni per chi vuole ascoltare del blues solido che non lascia spazio a sentimentalismi di sorta.

martedì 17 agosto 2010

Perle sconosciute : Bookends-Simon & Garfunkel


Time it was, and what a time it was, it was
A time of innocence, a time of confidences
Long ago, it must be, I have a photograph
Preserve your memories, they're all that's left you

lunedì 16 agosto 2010

Avvistamenti : Innerspeaker-Tame Impala


I Tame Impala sono un gruppo di tre ragazzotti australiani di giovanissima età,più o meno la stessa che hanno i nostri quando sgomitano per entrare ad Amici o X-Factor per capirci;loro invece hanno scelto di suonare rock psichedelico ispirandosi praticamente a tutto quello che fu dato alle stampe tra Sgt. Pepper e il Kraut rock.Tuttavia sarebbe riduttivo parlare solo di revival,infatti i ragazzi ci sanno fare e sono capaci di rimasticare e rielaborare tali nobili origini dando vita ad un prodotto che vive di una sua propria dignità.Piuttosto noti in patria dove già hanno al loro attivo un EP e parecchie apparizioni come gruppo spalla di colleghi più illustri,arrivano con Innerspeaker,disco che in Australia ha fatto furore anche commercialmente.L'album a mio giudizio è davvero buono,Solitude is bliss è il singolo di lancio che forse strizza un po' troppo l'occhio al mercato,ma gli altri brani sono belle cavalcate di rock lisergico come usava ai bei tempi,molto compatte se non troppo,visto che a tratti l'impressione è quella di ascoltare un'unica,lunga jam-session.Il cantante ricorda molto Lennon e si caratterizza per uno stile indolente molto appropriato.Quello che forse manca è proprio il colpo del KO,anche se col mio pezzo preferito,The bold arrow of time,ci vanno vicini;bel riff stile Ten Years After e andamento tra il bluesy e la psichedelia per un brano davvero riuscito.Gli altri brani sono Alter ego,di chiara matrice beatlesiana e Half full glass of wine,pezzo dal suono più ruvido e grezzo,cosa che non mi dispiace affatto,che non si trova sull'album ma arriva dal loro primo EP.

venerdì 13 agosto 2010

Perle sconosciute : I'm still here-Kula Shaker (1999)


Dopo essere spariti nel nulla per quasi dieci anni i Kula Shaker sono tornati con due album decisamente validi,spostando il loro range d'azione verso un folk psichedelico dalle atmosfere sognanti,molto distante dal pop-rock,a tratti quasi hard che li contraddistingueva.A ben guardare però,tra le pieghe del loro ingiustamente bistrattato secondo album Peasants,pigs and astronauts,già dieci anni fa erano ben presenti i prodromi di quel che la band sarebbe diventata. Soprattutto in questa breve,deliziosa ballata.

giovedì 12 agosto 2010

Perle sconosciute : When the night comes-Dan Auerbach (2009)


La tipica ballata da pelle d'oca da uno dei lavori che più ho apprezzato lo scorso anno,Keep it hid di Dan Auerbach.E per una volta voglio dedicare questo pezzo ad un'amica virtuale che ultimamente ho un po' trascurato,per te che tanto ami le atmosfere malinconiche e la notte,When the night comes...ciao Ila.

mercoledì 11 agosto 2010

Altre forme di blues : Super Session-Al Kooper,Michael Bloomfield,Stephen Stills


Al Kooper e Michael Bloomfield si conobbero durante le sessioni di registrazione di Highway 61 Revisited,il capolavoro di Bob Dylan;e questo dovrebbe bastare di per sè a capire l'aura di leggenda che circonda i due personaggi,ma potrei aggiungere che Bloomfield fu uno dei più rispettati e influenti chitarristi di blues bianco,e che Kooper,oltre che sopraffino multistrumentista,fu ispirato produttore e suonò in album come Electric Ladyland di Hendrix e Let it bleed degli Stones.Chiarito con chi abbiamo a che fare vi dico subito che l'album Super Session è uno dei miei preferiti di sempre e che nasce come una jam session sperimentale su iniziativa di Kooper,allora produttore per la Columbia.Un'iniziativa tipica di quel periodo di grande creatività e di estemporanee collaborazioni tra musicisti di successo.Bloomfield,che purtroppo già allora era perseguitato da dipendenze varie e crisi d'insonnia,suona solo sul primo lato del disco per poi lasciare spazio a Stephen Stills,futuro componente dei Crosby,Stills & Nash.Il primo pezzo che vi propongo è Albert's shuffle,un blues strumentale che apre l'album omaggiando lo stile di Albert King e offrendo forse la miglior prestazione di Bloomfield in quest'ambito.His holy modal majesty è forse il pezzo forte del lavoro;introdotto dal suono dell'Ondioline,un misconosciuto strumento elettronico a tasti suonato da Kooper,il brano jazzatissimo offre un'altra grande prestazione di Bloomfield,che si muove con agilità tra scale modali e raga indiani,riecheggiando il solo di East-West,il favoloso disco inciso con la Paul Butterfield Blues Band pochi anni prima.

Il secondo lato,quello con Stills alla chitarra è meno interessante,anche se ospita il pezzo più famoso del disco,una Season of the witch di Donovan in una resa psichedelica molto buona.Stills non vale certo Bloomfield come chitarrista,tuttavia la versione cosmica del classico You don't love me,forte di un efferato effetto phasing su tutti gli strumenti nonchè sulla voce,ha un vero e proprio effetto lisergico sull'ascoltatore.Dopo il disco Kooper e Bloomfield daranno vita ad un live immortalato da Live adventures of,poi la morte di Michael precluderà altre collaborazioni;da segnalare anche Kooper Session,dove l'organista tenterà,invero con discreto successo,di ricreare le stesse atmosfere col giovane Shuggie Otis,chitarrista dal talento cristallino.

martedì 10 agosto 2010

Poesia e musica : I cigni selvatici a Coole di W.B.Yeats e I cigni di Coole di Angelo Branduardi


Ed ecco la poesia originale da cui è tratto il pezzo di Branduardi,scritta da William Butler Yeats.Branduardi ha inciso un intero album,nel 1986,dove ha messo in musica alcune delle più belle poesie di Yeats,intitolato Branduardi canta Yeats.

Gli alberi sono nella loro bellezza autunnale,
i sentieri del bosco sono asciutti,
nel crepuscolo di ottobre l'acqua
riflette un cielo immobile;
sull'acqua fra le pietre
ci sono cinquantanove cigni.

È questo il diciannovesimo autunno
da quando la prima volta li contai;
li vidi, prima che finissi il conto,
tutti all'improvviso alzarsi
e disperdersi volteggiando in grandi cerchi spezzati
sulle ali rumorose.

Ammirai quelle splendenti creature
e ora il mio cuore è triste.
Tutto è cambiato da quando io,
ascoltando al crepuscolo
la prima volta, su questa riva,
lo scampagnio delle loro ali sopra il mio capo,
camminavo con passo più leggero.

Instancabili, amata e amante,
remano nelle fredde
correnti amiche o scalano l'aria;
i loro cuori non sono invecchiati;
passione o conquista ancora li accompagna
nel loro errante vagare.

Ma ora si lasciano andare sull'acqua immobile,
misteriosi, stupendi.
Fra quali giunchi costruiranno il nido,
su quale sponda di lago o stagno
incanteranno occhi umani quando al risveglio
un giorno scoprirò che son volati via?

domenica 8 agosto 2010

Avvistamenti : The Suburbs-Arcade Fire


Riapre,dopo un periodo di vacanza più o meno forzata dal web,il vostro piccolo umile blog;e spero nessuno si offenda se lo riapro senza unirmi al coro di elogi che si è levato ultimamente ad incensare il terzo lavoro degli Arcade Fire,che arriva dopo l'ottimo Funeral e dopo il buon Neon Bible. Proseguendo in una poco incoraggiante scala discendente vi dico subito che,secondo me,si tratta di un discreto album di una buona band di indie pop.Molti hanno scomodato termini come capolavoro,ma,visto che i dischi mi piace ascoltarli con le orecchie e non unendomi a cori di elogi altrui,a me pare che The Suburbs presenti alcune luci e molte ombre.Innanzitutto è troppo lungo,e quando dico ciò non intendo che è un po' troppo lungo,ma che lo è davvero troppo,troppissimo se si potesse dire.Musicalmente è forse meglio prodotto e più raffinato dei precedenti,ma sicuramente meno ispirato e più omologato a certo indie che lo stesso collettivo canadese ha contribuito a creare. I buoni pezzi non mancano,ottima,anche se sa un po' di già sentito,l'apertura col brano dall'incedere quasi western che da il titolo all'album e col seguente Ready to start,poi le cose iniziano un po' ad appiattirsi con la splendida eccezione di Half light I,e non basta l'incerta sperimentazione di Sprawl II per evitare che l'ascoltatore a un certo punto cominci a chiedersi se il disco avrà mai fine.In conclusione mi sembra che l'eccessiva,spasmodica attesa (mi perdonate se non la chiamo hype,che 'sta parola mi fa venire l'orticaria),non abbia giovato ai canadesi e che comunque,pur non essendo al loro episodio più felice,dimostrano di essere tra i migliori come scrittura pop e che,forse,un disco proprio brutto non riuscirebbero a farlo neanche volendo.Ma anche che è lecito aspettarsi qualcosa di più,come qualità e non certo come minutaggio.