domenica 27 novembre 2011

Il genio della massa-Charles Bukowski


C'è abbastanza perfidia
odio violenza assurdità
nell'essere umano medio
per fornire qualsiasi esercito
in qualsiasi giorno
e i migliori assassini
sono quelli che predicano contro
e i migliori a odiare
sono quelli che predicano amore
e i migliori in guerra
sono quelli che predicano pace.
Attenti agli uomini comuni
alle donne comuni
attenti al loro amore
il loro è un amore comune
che mira alla mediocrità
ma c'è il genio nel loro odio
c'è abbastanza genio nel loro odio
per uccidere chiunque.
Non volendo la solitudine
non concependo la solitudine
cercheranno di distruggere
tutto ciò che si differenzia da loro stessi.
Non sapendo creare arte
non capiranno l'arte
considereranno il loro fallimento come creatori
solo come un fallimento del mondo
non essendo in grado di amare pienamente
crederanno il tuo amore incompleto
e poi odieranno te
e il loro odio sarà perfetto
come un diamante splendente
come un coltello come una montagna
come una tigre come una cicuta.
La loro arte più raffinata

martedì 22 novembre 2011

Avvistamenti : The Black Belles-S/T(2011)


Devo ammetterlo: ho scaric...ahem, acquistato l'album delle Black Belles attratto esclusivamente dalla cover con queste quattro belle figliuole di nero vestite dall'aria che più dark e gotica non si potrebbe. Anzi, pure troppo, l'effetto caricatura è dietro l'angolo, ma forse è voluto. Bé, al partire della prima traccia l'impressione fortissima è stata quella di ascoltare un outtake dei White Stripes, chitarra e batterie molto simili, stesso cantato isterico ma virato al femminile. Ho poi scoperto che le Black Belles altro non sono che l'ultima scoperta della casa discografica del buon Jack White! Fatto sta che l'album scorre via che è un piacere, tra l'alt-rock di matrice blues e sixties tanto caro ai White Stripes e svisate tra l'acido e il punk, con pezzi brevi e decisi che solo in un caso superano la barriera dei tre minuti; come è giusto che sia, in un lavoro simile. Io vi propongo Honky tonk horror, dove la bella cantante e chitarrista Olivia Jean dà il meglio, alternando la sua anima più dolce e sospirosa a quella più sguaiata, Not Tonight, con una bella parte d'organo a svariare e Lies, il mio pezzo preferito, ingiustamente relegato a lato b di un precedente singolo, e che non figura sull'album. Insomma, se preferivate il Jack White degli esordi a quello iperattivo e un po' dispersivo di oggi, o se vi piacevano gli Arctic Monkey quando avevano ancora addosso l'argento vivo, questo disco fa per voi!

venerdì 18 novembre 2011

Poesia e musica: La ballata di Billy Budd-Hermann Melville e Billy Budd-Vinicio Capossela



La ballata di Billy Budd(Billy ai ceppi)


Bravo il cappellano nel recesso solitario a entrare
e ginocchioni mettersi a pregare
per gente come me, Billy Budd. - Ma guarda:
attraverso il portello si smarrisce la luce della luna!
Sfiora la daga della guardia ed inargenta questo canto;
ma morirà all'alba dell'ultimo giorno di Billy.
Domani di me faranno un prezioso bozzello,
perla che pende dalla varea
come l'orecchino che in Bristol diedi a Molly -
Ah, sarò io, non la sentenza, ad essere sospeso.
Tutto è finito, certo; e anch'io devo finire;
di mattina presto, su a riva da qui in basso.
Però a stomaco vuoto non funzionerebbe.
Avrò un boccone - un pezzo di galletta prima che io vada.
Sicuro, qualcuno con cui sedevo a mensa
mi porterà l'ultima tazza dell'addio;
ma, senza guardare mentre issa e aggancia,
il cielo sa a chi spetterà il tirare!
Nemmeno un fischio a quelle drizze. - Ma non è tutto finto?
Sto di certo sognando; vedo tutto indistinto.
Un'accetta per il mio gherlino? Andare alla deriva?
Rulli il tamburo per il grog, e non lo sappia Billy?
Ma Donald ha promesso di stare accanto all'asse;
ché una mano amica io stringa prima di sprofondare.
Ma - no! Sarò a quel punto morto, mi viene da pensare.
Mi ricordo di Taff il gallese quando affondò lui
e come il rosa dei boccioli era la sua guancia.
Ma a me, mi legheranno all'amaca, ed inabisseranno.
In giù, per braccia e braccia, a fondo,
come sarà breve addormentarsi in sogno.
Sento che già s'avvicina. Sei lì, sentinella?
Allenta un poco ai polsi questi ceppi,
e gentilmente un po' rigirami!
Ho sonno, e le melmose alghe addosso a me s'avvolgono.

Hermann Melville

venerdì 4 novembre 2011

Avvistamenti : Ceremonials-Florence+The Machine(2011)


Ci risiamo. Puntuale come l'influenza e i malanni di stagione, ogni autunno porta il nuovo fenomeno, appunto, stagionale. E io mi ritrovo immune. Manco m'avessero vaccinato col siringone per ricaricare le cartucce. Ma andiamo con ordine; sto parlando di Ceremonials, secondo, e atteso, album dei Florence+The Machine(che, non dimentichiamolo, sono una band) della rossa Florence Welch. Chiariamo subito una cosa, Florence, al netto dei litri di tinta e delle arie dark eccessive, ha fascino da vendere, forte di una bellezza che sfida i canoni tradizionali e di un buon marketing, e doti canore assolutamente rilevanti. Ma da qui allo strapparsi i capelli e gridare al capolavoro passa un'autostrada a sei corsie; già, perché, secondo me, fatta la tara a cupezze gotico/demoniache buone per adolescenti frustrati, Ceremonials è un discreto lavoro, perfettamente studiato per fare il botto e che tenta, con buone possibilità di riuscita, di strizzare l'occhio al grande pubblico, lobotomizzato da secoli di radio e talent show, senza rinunciare agli appassionati che avevano magari apprezzato l'esordio di Lungs, seppur col beneficio del dubbio che si riserva alle opere prime. I pezzi di valore non mancano, anche se molti danno l'impressione di un'eccessiva lunghezza, e la sensazione generale è quella di una maggiore maturità rispetto all'esordio. Florence è meno sguaiata e più consapevole delle proprie capacità, la scaletta è più compatta e, specie nei ritornelli, affiora una certa ruffianeria pop(il produttore, Paul Epworth, è lo stesso di Adele). Manca un po' l'estro e l'imprevedibilità di Lungs, dove a pezzi pop si alternavano cose molto diverse, tipo il bel blues di Girl with one eye. Comunque, come dicevo, di pezzi forti ce ne sono in abbondanza, ottima l'apertura con una sfilza di potenziali singoli, da Only if... alla popeggiante Shake it out, dalla bella What the water gave me, all'intensa Never let me go. In Breaking down i Florence si cimentano nell'indie-gioco preferito degli ultimi tempi: imitare gli Arcade Fire.

Ci riescono senza uscirne con le ossa rotte, niente male. Lover to lover sposta l'asticella ancora più su, clonando le atmosfere classiche del Marvin Gaye di I heard trough the grapevine, e qualcosa prende a scricchiolare. L'arsenale di fuoco dei Florence è pressocché esaurito e il menù inizia a farsi ripetitivo; da qui in poi si salvano Seven Devils(e daje co' sti cazzo di diavoli...), con un piano che sembra uscire da un horror e, se avete la delux edition, le versioni acustiche delle citate Shake it out e Breaking down, largamente migliori di quelle standard, dove Florence tira fuori una grazia che s'è tenuta in tasca finora, fino a ricordare a tratti la classe irragiungibile di una Jacqui McShee o di una Sandy Denny.E dove il tutto prende una direzione che sarebbe bello approfondire nel prossimo disco. Sempre che il botto non lo facciano davvero, e allora temo che la direzione sarà un'altra. E avremo un'altra band dal successo planetario e un talento da aggiungere a quelli sacrificati sull'altare delle classifiche.