venerdì 31 dicembre 2010

ALR Award 2010 : Indie Rock

The Fine Arts Showcase-Dolophine Smile


Jason Collett-Rat a tat tat


Arcade Fire-The Suburbs


Admiral Radley-I heart California

giovedì 30 dicembre 2010

lunedì 27 dicembre 2010

ALR Award 2010 : Folk Rock #4-Trembling Bells

Il gruppo più tradizionale,nel solco di Pentangle e Fairport Convention,ma allo stesso tempo più versatile e sorprendente in ambito folk rock del 2010,i Trembling Bells di Abandoned Love con Love made an outlaw of my heart.

ALR Award 2010 : Folk Rock #3-Kula Shaker

Dal bell'album Pilgrims progress la delicata ballata Cavalry.

ALR Award 2010 : Folk Rock #2-The Decemberist

Dall'album The King is dead da poco uscito,Rox in the box.

domenica 26 dicembre 2010

ALR Award 2010 : Folk Rock #1-Karen Elson


Ovvero il premio più inutile dell'anno,visto che a meritarselo sono gli album che più hanno colpito i discutibili gusti dell'ineffabile autore di questo blog.

Cominciamo col folk rock,genere che sta conoscendo una nuova giovinezza,e col disco della bella fotomodella prestata alla musica (nonchè moglie di Jack White) Karen Elson.Ecco due pezzi da The ghost who walks,disco assai riuscito e sorprendente,che forse non ha avuto il riscontro meritato.

sabato 25 dicembre 2010

Buon Natale...ma anche no! (L'uccisione di Babbo Natale-Francesco De Gregori)

Se vi aspettavate candele rosse,pacchi dono e buoni propositi potete cercare altrove.Però dite la verità,di fronte ad una festa ormai svuotata di ogni significato e a renne e babbi natale che ci ammorbano da due mesi a questa parte,chi di voi non ha invidiato,anche solo per un attimo,il "figlio del figlio dei fiori" della canzone di De Gregori che fa fuori il buon vecchio Babbo Natale col coltello e col bastone?
Riflessioni semiserie a parte,auguro a tutti i lettori del blog un buon Natale.

giovedì 16 dicembre 2010

Avvistamenti : Constant Companion-Doug Paisley


Ancora una volta dal Canada,lo stato per tre quarti disabitato che sempre più ci regala vere perle musicali,arriva un album di rara bellezza,Constant Companion di Doug Paisley.L'ambito è ancora una volta quello del folk-rock d'autore (ormai i miei gusti vi saranno chiari...) , stile Nick Drake,Neil Young,The Band e compagnia bella e le canzoni sono solo nove,un po' come usava ai bei tempi del vinile,ma tutte da ricordare.L'apertura è affidata alla superlativa e classicissima No one but you,per cui qualcuno ha usato a ragione la definizione di instant classic e le coordinate sono subito chiare:una chitarra acustica accarezzata come Dio comanda e un organo Wurlitzer che agisce imperioso (a proposito,è quello di Garth Hudson,della Band...).Tutti i pezzi sono comunque da ascoltare e riascoltare,io mi limito a segnalarvi Don't make me wait con la voce di Feist,le belle The end of the day e O'Heart e la conclusiva,sontuosa Come here and love me.

Snow and the city


Qui a Pescara nevica una volta ogni dieci anni,ma quella volta si fa poi ricordare;se pensate che nella mia città il traffico impazzisce alle prime quattro gocce di pioggia (per qualche oscuro mistero che nessuno si è mai preso la briga di studiare a fondo,neanche quelli di Voyager...),figuriamoci quando a cadere è una fitta nevicata...Fatto sta che gli inattesi eventi atmosferici ci hanno riservato,oltre ai prevedibili disagi (specie per chi nel traffico ci lavora,come il sottoscritto),anche scene di rara bellezza;c'è chi poi,io per esempio,è anche rimasto coinvolto in un'imprevedibile discussione,finita quasi alle mani,col pur pacifico Jack Frost.

venerdì 10 dicembre 2010

Avvistamenti : Hymns-Kele Goodwin


Innanzitutto qualche coordinata sull'autore di questo disco,un vero gioiellino di folk bucolico e delicato.Kele Goodwin è nato in Alaska per poi spostarsi tra l'Arizona e l'attuale Portland;la sua musica è incentrata su un fingerpicking chitarristico scarno ma efficace,ed è molto influenzata,anche vocalmente,dal solito,grandissimo,Nick Drake.Il disco è peraltro prodotto da Sean Ogilvie,leader dei validi Musee Mecanicque.Le dieci tracce sono tutte di ottimo livello,dalla title-track Hymns alla soffice Snow,da A kiss for your eyes,con il piacevole apporto del mandolino a svariare,alla malinconica Free;ma tra i pezzi forti vanno citate soprattutto la solare The days of the debt col piano di Ogilvie a dare un tocco di colore,Cursive dove riescono a convivere Skip James e Nick Drake e Johanna,dove Kele si cimenta al banjo.Un debutto a cinque stelle.

lunedì 6 dicembre 2010

Avvistamenti : Rat A Tat Tat-Jason Collett


Jason Collett è il trentenne chitarrista dei Broken Social Scene e Rat A Tat Tat è il quinto lavoro di una carriera solista di basso profilo ma di ottima qualità.Se cercate un album che scorre via senza grandi sorprese ma anche senza cali di tensione e con i pezzi,undici per la precisione,tutti di buona qualità,è il disco che fa per voi.Le atmosfere sono sospese tra il folk,l'alt-country e un certo pop retrò di gran classe,con riferimenti che vanno dal Dylan più classico(l'iniziale Rave on sad songs,ma anche Cold blue halo e la conclusiva Vanderpool Vanderpool) alla Steve Miller Band (Lake superior) fino a John Lennon (High summer).I miei pezzi preferiti sono proprio la citata High summer,null'altro che un pezzo pop dalle atmosfere anni '60,ma nella sua semplicità uno dei brani che più mi hanno colpito quest'anno,e la ballata Winnipeg Winds,dove la voce del nostro sembra clonare il Dylan dei tempi d'oro sul tappeto di un arrangiamento semplice ma di grande effetto.