Malihini - Hopefully, Again (2019) Recensione


Ricordate Stanis La Rochelle, il personaggio di Boris che, ossessivamente, si indignava davanti a prodotti artistici perché troppo italiani? Il debutto dei nostrani Malihini farebbe al caso suo.


Il duo infatti è italiano ma a sentire la loro musica probabilmente sarebbe difficile immaginarlo; circondati da un discreto hype hanno da poco dato alle stampe Hopefully, again, dieci pezzi che si muovono discretamente sulla linea di confine di tanti generi, dal pop vagamente sintetico à la Phoenix al dream pop di Beach House e Cigarettes After Sex, passando per un cantautorato delicato e quasi folk negli intenti, ma spruzzato di una elettronica mai troppo invasiva.
La storia del duo è stata raccontata fin troppe volte e sembra studiata per aumentare la curiosità, perciò se volete leggerla la troverete in rete nei minimi particolari; a noi interessa il lato musicale, perciò riassumeremo il canovaccio: lei disperata/lui ultra indie/autostop/passaggio/amore/travaglio interiore/band.

Federica Johanna Victoria Caiozzo, la parte femminile del duo, è una ragazza di 37 anni con già una discreta carriera di musicista e attrice avviata, parca di presenze ma densa di riconoscimenti, col nome d’arte di Thony. Lui è Giampaolo Speziale, a sua volta già attivo come musicista. L’immagine è quella giusta, un po’ She & Him, un po’ produzione indie low cost e un po’ Baustelle nell’alternare voce maschile e femminile.
Il disco è sorprendente nella sua misura, una delicatezza che può venire solo dalla piena maturità dei due componenti dei Malihini, parola che in hawaiano vuol dire pellegrino.
Pezzi più movimentati, dall’opener  A House On a Boat a Delusional Boy – singolo e pezzo peggiore, come sempre – a The Afterdays, si alternano a brani più riflessivi. Ed è tra questi che troviamo le gemme del lavoro; la title track è riuscitissima, ma è Giving Up On Me il vero gioiello dell’album, un pezzo che richiama i migliori Beach House e CAS. Ottima in questo senso anche la chiusura con Song #1, pare la prima canzone scritta assieme. If U Call, molto buona, ricorda un po’ l’ultimo lavoro di Sharon Van Etten.

In definitiva un ottimo debutto che manca ancora un po’ nel darsi una linea precisa, un’identità; tuttavia se i Malihini riusciranno a proseguire su questa linea, calibrando qualcosa qua e là, è probabile che ne vedremo – o sentiremo - delle belle.

Voto: 7

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