martedì 1 dicembre 2009

Altre forme di blues : Quello che non ho-Fabrizio De Andrè(live,1981)


Anche il grande Fabrizio De Andrè,nel corso della sua carriera,ha tratto in qualche occasione ispirazione dal genere che è padre di quasi tutta la musica leggera degli ultimi cinquant'anni,il blues.Questo è il caso più palese,un brano dalla tipica ritmica utilizzata in decine di blues(se proprio vogliamo trovargli un padre è il John Lee Hooker di Boogie Chillen)e tratto dall'album semplicemente conosciuto come L'indiano.Tipici sono anche gli strumenti utilizzati,dalla chitarra elettrica slide al bel assolo di armonica,mentre la coda è quasi progressive,con tanto di assolo di Moog a chiudere questo omaggio al blues.Altre tracce della musica del diavolo nella discografia di De Andrè si possono trovare nella Ballata dell'amore cieco e,soprattutto a livello di arrangiamento,in Amico fragile.

5 commenti:

  1. Perfetto. Perfetta la musica, perfette le parole, perfetto lui. De Andrè ha il dono di cantare la vita. Questo LP mi piace molto, anche se non riesco a segliere visto che è il mio autore preferito. Diciamo che è uno di quelli che mi piace di più!

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  2. Sottoscrivo.Di quest'album amo molto anche "Se ti tagliassero a pezzetti" e,ovviamente, "Fiume Sand Creek".Però i miei album preferiti sono i suoi concept,"Tutti morimmo a stento" e quello ispirato a Spoon River.

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  3. Se ti tagliassero a pezzetti e Ave Maria i miei pezzi preferiti.
    Per i concept sono d'accordo. Poi Tutti morimmo a stento è supremo, oserei dire avanguardia in una Italia del 1968, così crudo e diretto che mi stupisco gli abbiano permesso di pubblicarlo. Mia mamma e mio padre non mi parlano di una società che a quei tempi parlasse di droga e pedofilia, non a viso aperto per lo meno.
    Infine, a proposito di 1968: quando si mettono a confronto di quel periodo la musica in americana/inglese e la musica italiana, non posso non pensare che De Andrè possa reggere il confronto con i grandi gruppi di quel periodo; le sue ballate e i suoi assoli non hanno niente da invidiare a Janis Joplin, specie quando subentrerà la collaborazione con la PFM. Mi rendo conto che si tarttino di due generi diversi, ma lui è un gradino sopra il cantautorato. Che ne pensi?

    PS: Non sapevo che Non al denaro nè all'amore nè al cielo fosse ispirato a Spoon River, ti ringrazio per l'informazione.

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  4. Tutti morimmo a stento è avanguardia,è rivoluzionario per i temi,perchè è praticamente il primo concept e anche musicalmente per certi versi anticipa il prog italiano.Sull'internazionalità non lo dico io ma fior di critici,De Andrè è l'unico italiano messo sullo stesso piano di Dylan,Cohen e i grandi francesi(Brassens soprattutto).Sulla PFM hai ragione,anche se la loro collaborazione è molto posterirore al '68,e anche sul cantautorato sono d'accordo,altri sono arrivati al suo livello(De Gregori e Fossati ad esempio),ma non con la stessa continuità,lui era una spanna sopra.
    Se non l'hai letto Spoon River rimedia,a tratti è favoloso.Ciao e complimenti per il tuo modo di accostarti alla musica,così diverso dalla massa distratta dei ragazzi della tua età.

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  5. Eh lo so, ma in molti non sono d'accordo, lo accantonano nel genere del cantautorato e tuonano che niente può confrontarsi con Rolling Stones e Beatles. Forse manca un po' d'apertura mentale anche ai buoni intenditori.

    Grazie a te, un simile complimento fatto da un appassionato è tanto. Poi come tu sai, è solo una questione di vivere l'arte in tutti i suoi aspetti invece che lasciarsela scorrere adosso. De Andrè lo trovai per caso a 16 anni dimenticato tra i cd di mio padre. Rimasi sconvolta, disarmata, la sensazione più bella che io abbia mai provato. Era "Canzoni" e passando dalla dolcezza de "Le passanti" alla cruda ironia di "Ballata dell'amore cieco" ho capito che finalemente avevo trovato il mio cantante preferito.

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