mercoledì 8 giugno 2016

Recensione: Psychedelic Witchcraft - The Vision (2016)



Oggi musica italiana su ALR ART BLOG; italiana, si fa per dire, infatti il progetto Psychedelic Witchcraft, guidato dalla carismatica vocalist Virginia Monti, sembrerebbe più provenire da qualche oscura foresta del nord Europa, con coordinate temporali rintracciabili tra il 1969 e il 1972.
Come infatti i più smaliziati intuiranno già dal nome scelto dalla band, siamo di fronte a quella particolare nicchia del rock psichedelico che iniziarono a scavare alla fine degli anni '60 i Coven, a Chicago, e che sarebbe stata portata alla luce in modo più esaltante dai Black Widow prima e, soprattutto, dai Black Sabbath poi. Difatti la band fiorentina si diverte a riportare indietro il tempo e a proporre un robusto hard rock, venato di blues e psichedelia, ma non privo di qualche melodia accattivante, guidato dalla bella voce di Virginia e dalla chitarra di Jacopo Fallai, davvero apprezzabile nei suoi interventi misurati e mai sopra le righe.
Dopo alcuni EP, che hanno ottenuto un buon riscontro, da ricordare la loro cover di Dark Lord, pezzo dei Sam Gopal, una delle prime, misconosciute incarnazioni del grande Lemmy, la band approda al primo lavoro sulla lunga distanza che, uscito da un paio di mesi, si intitola The Vision. Al di là degli aspetti più appariscenti del packaging, dalla bellezza gotica di Virginia Monti, al corredo esoterico e alla grafica psych, dietro questo album troviamo anche molta sostanza. Certo, il tutto sembra abbia ancora bisogno di qualche aggiustamento, a volte ci si trova un po' sopra le righe e forse i pezzi accusano un'eccessiva compattezza, si somigliano molto tra loro, in altre parole, tuttavia il potenziale è davvero ottimo e il risultato già assai godibile al primo colpo; basti ascoltare la partenza col piede premuto sull'acceleratore di A Creature, che si snoda attorno a un riff di chitarra leggero ma efficace, Witches Arise, che ricorda alcune cose dei primi Black Sabbath, e Wicked Ways, con la chitarra di Fallai più che mai efficace e in evidenza, e la voce di Virginia qui al top in una melodia che nel ritornello assume toni quasi da southern rock. Due sono però gli episodi che si differenziano di più, in questo The Vision, la ballata, anche qui marcatamente southern, sembra quasi di sentire i Lynyrd Skynyrd, The Only One That Knows, e il blues dilatato e, a tratti, psichedelico di Magic Hour Blues.
Tirando le somme, un progetto sicuramente fuori dal (nostro) tempo, destinato a rimanere probabilmente nei confini della sua nicchia, ma anche molto promettente per gli sviluppi futuri, e che sicuramente riempie di curiosità per l'impatto live.

Voto: 7

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