mercoledì 1 giugno 2016

L'anniversario: The Beatles - Sgt. Pepper's Lonely Hearts Club Band (1967)


Il 1 Giugno del 1967 usciva l'album che, a detta di tutti, ha cambiato per sempre il corso della storia della musica pop, ma forse anche qualcosa in più. L'anno prossimo il disco compirà 50 anni tondi tondi e tutti, giustamente ne parleranno; ma, visto che, come ormai ben saprete, ALR ART BLOG è il blog che si trova sempre un passo e mezzo avanti, ne parliamo oggi, in quest'anonimo quarantanovesimo anniversario.
L'uscita come un fulmine a ciel sereno di Sgt. Pepper's Lonely Hearts Club Band può a ben diritto paragonarsi a un vero e proprio colpo di stato, almeno nel mondo del pop di allora; sottolineo di allora perché, ovviamente, l'album va ascoltato con le orecchie di allora, e raffrontato al pop di quegli anni. Certo, il rock alternativo aveva già assestato i suoi bei colpi, il primo dei Pink Floyd è coevo di Sgt. Pepper e i Grateful Dead, al di là dell'oceano, avevano iniziato a spargere i loro inquietanti semi psichedelici e l'ondata di psych rock e, più avanti, progressive, era alle porte, ma era la prima volta che una band dalla planetaria popolarità, com'era quella dei Beatles, si spingeva così oltre. Passiamo in rassegna le tante rivoluzioni segnate dall'uscita di questo disco; tanto per iniziare, la parola "album" legata a un disco musicale nasce qui, in relazione al packaging del prodotto, apribile come, appunto, un album e pieno di foto, booklet e gadgets, roba non certo all'ordine del giorno. Sgt. Pepper è anche uno dei primi album concept, con tutti i brani collegati da un filo logico, e sicuramente il primo a riscuotere largo successo; la presenza di una reprise del brano iniziale è uno stratagemma volto a rafforzare la continuità tra i brani, da allora, fino a oggi, riproposto da innumerevoli artisti. Ma è soprattutto il lavoro in studio di registrazione a uscire stravolto dopo Sgt. Pepper. Nessuno aveva mai dedicato tanto tempo e impegno nel ricercare nuove sonorità da applicare al pop, in tempi in cui anche una semplice dissolvenza, come quella alla fine del crescendo orchestrale di A Day In The Life, poteva richiedere giorni di lavoro e trovate non sempre ortodosse. Anche i testi non sono da meno, le tematiche abbracciano un largo range di argomenti, dalla denuncia sociale, alle droghe, alla spiritualità, ben più ampio di quanto era stato fino ad allora nel campo delle canzonette.
Sgt. Pepper, mi viene da dire, è un album la cui quintessenzialità, indubitabile, poggia più su aspetti rivoluzionari che vanno oltre il mero aspetto musicale, infatti, se cercate le canzoni più ispirate dei Beatles ne troverete solo una manciata e, anche se ogni pezzo dell'album meriterebbe un trattato a sé, è pur vero che il duo delle meraviglie Lennon - McCartney e anche il grande George Harrison, da sempre il mio beatle preferito, a livello puramente musicale, il meglio l'hanno dato in altri dischi. Ne sia la prova che i brani assurti allo status di leggendari presenti su Sgt. Pepper sono i soli Lucy In The Sky With Diamonds, con tutto il suo corredo di polemiche a proposito dell'LSD, la stupenda A Day In The Life, che da sola farebbe la fortuna di qualsiasi canzoniere, e With A Little Help From My Friends, resa però storica più dall'interpretazione di Joe Cocker al Festival di Woodstock.
E non dimentichiamo che Sgt. Pepper ha anche il dubbio merito di aver dato la stura, non meno di altri album beatlesiano, a decine di dicerie sulla presunta morte di Paul McCartney; ma di questo, magari, parleremo un'altra volta.

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