mercoledì 22 giugno 2016

Recensione: Julieta di Pedro Almodovar (2016)

Con la recensione di oggi, ALR ART BLOG inizia la sua collaborazione con l'ispirata penna della blogger Chiara Fiori. Buona lettura.


“Esisti solo Tu, la tua assenza riempie totalmente la mia vita e la distrugge”

Il nuovo personaggio di Almodovar è ancora una volta una donna, una bellissima Emma Suarez che si sdoppia in Adriana Ugarte , una madre che non vede la figlia da dodici anni. È la solitudine la protagonista per trent’anni di esistenza nell’'ultimo film del policromatico regista iberico, mai deludente.
Julieta è una donna con segreti  e tristezze che prova a ricostruirsi una vita senza riuscirci fino in fondo.
Solo in seguito ad un casuale e scioccante incontro per le vie di Madrid, con quella che è stata la storica amica di gioventù della figlia, Julieta inizia a scrivere una lunga  lettera all’ormai adulta Antìa, una lettera che è la Sua  Storia, una memoria da ricostruire, dove finalmente le racconta  tutta la verità.
Quali sono i  motivi che hanno portato una figlia a far perdere le sue tracce per dodici interminabili anni?
Una perdita che equivale a una morte, una perdita che è una distanza incolmabile, un vuoto che è assenza inspiegabile; è allora che entra in gioco la memoria, con un racconto scritto che va a ritroso dalla gioventù della madre passando per i suoi amori, i tradimenti, i lutti, gli accadimenti e le persone che hanno determinato la scelta ultima di scomparire, gettando la donna in una disperata e solitaria ricerca dei luoghi e delle ragioni che l'hanno vista passare per poi andar via.
Un viaggio alla ricerca dei tasselli del mosaico nei luoghi dove è stata  incontrata, le persone con cui ha parlato, per poi scappare di nuovo, impedendo alla madre di ritrovarla.
Questa è la missione di Julieta che ce la farà amare in un crescendo di ricordi, figure assenti (maschili e femminili) e il presente, conoscendo meglio Antìa, i suoi traumi e il doppio senso di colpa, fino al finale, gustosamente aperto come dev’essere. Il mare come compagno di viaggio, oceano insondabile guida di nuovi oscuri e brillanti scenari.
Nessun rocambolesco evento, non c'è qui momento grottesco ma pura essenzialità e una nuova maturità dell’indomito regista,  sempre così attuale, che non smette di stupirci,  portando sul grande schermo la crudezza e i tesori nascosti nell'intimità dell'universo femminile. Una storia dove l’inconfondibile stile disincantato almodovariano lascia spazio a una visione più diretta e scorrevole che ci riporta al caro e vecchio dramma sentimentalista, con ben pochi colpi di scena.

di Chiara Fiori

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