sabato 4 giugno 2016

I Dischi Oscuri: Free - Tons Of Sobs (1968)



Il Disco Oscuro di oggi è particolare, almeno per i canoni di questa rubrica, infatti la band dei Free non si può certo definire sconosciuta, anzi, a cavallo dei decenni '60 e '70 ha goduto di grande popolarità; tuttavia, Tons Of Sobs, il loro primo lavoro datato 1968 è sempre stato un po' snobbato a favore dei successivi, specie quel Fire And Water che, forte del successo del singolo All Right Now, ne decreterà il successo planetario e, paradossalmente, con ogni probabilità, anche la fine.
E invece, secondo me, questa loro prima fatica racchiude molto meglio degli altri le vere peculiarità del gruppo, e il sentimento del tempo, ovvero il passaggio dal british blues a certo hard blues alla Cream e al futuro hard rock che ancora oggi fa tanti proseliti.
Ma andiamo con ordine; quando i Free si formano, Paul Rodgers, una delle voci più potenti del rock britannico, ha appena 19 anni e... è il più anziano della band; già, perché Andy Fraser, il bassista, ha appena 15 anni e Paul Kossoff, di poco più grande, è già un consumato chitarrista blues, che si è fatto le ossa suonando nei favolosi Black Cat Bones. I ragazzi formano la band con l'intento di suonare un po' di buon blues, magari alzando il volume degli amplificatori al massimo, così come stavano facendo da un anno i Cream e Jimi Hendrix e, magari senza volerlo, danno una bella mano nell'edificazione delle fondamenta dell'hard rock. 
Tons Of Sobs si compone di dieci pezzi, e si apre e si chiude, cosa abbastanza inedita per i tempi, con una breve introduzione acustica folk blues, che sfocia inopinatamente nel proto hard di Worry, e la sua conclusiva reprise. Dopo Worry, forse ancora un po' acerba ma con Kossoff già in bella evidenza, arriva Walk In My Shadows, gran bel pezzo dal riff granitico, così come sarà poco più avanti per I'm A Mover, e forse è proprio in questi due pezzi il fulcro del suono dei Free, riff potenti nella loro semplicità, la voce esplosiva di Rodgers, la splendida chitarra di Kossoff e il basso robusto di Fraser.
Molto spazio è dedicato al blues più puro, con i rifacimenti di due standard, Goin' Down Slow e The Hunter. La prima ricorda molto, nelle linee di chitarra di Kossoff, la coeva Death Valley Blues, dell'ex band del chitarrista, i Black Cat Bones, mentre il riff della seconda (composta dal grande Albert King) sarà citato anche dai Led Zeppelin. Del trittico blues fa parte anche lo splendido slow Moonshine, che tanto immagino avrà insegnato, per dirne una, ai Graveyard dei pezzi più lenti e d'atmosfera. La successiva Seet Tooth invece ricorda molto da vicino il John Mayall, periodo Laurel Canyon, ed è l'episodio più rilassato del set.
Di lì a poco i Free avrebbero indovinato l'hit mondiale con la celebre All Right Now, pezzo dal ritornello accattivante, ma che certo non rende giustizia alle grandi doti di Kossoff e compagni, poi lo scioglimento e la scomparsa prematura, nel 1976, del chitarrista, dedito alle sostanze in modo piuttosto pesante. Rodgers, col fido batterista Simon Kirke, dopo una reunion abbastanza sciagurata, avrebbe ritrovato il successo con l'hard di grana grossa dei Bad Company, prima di inabissarsi definitivamente, in anni più recenti, con l'effimera collaborazione coi Queen.
Ma, al di là di tutto, Tons Of Sobs è il disco che non può mancare nella collezione di ogni buon appassionato di heavy blues e hard rock.

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