lunedì 30 maggio 2016

Recensione: Mr. Robot (2015)





Come promesso, torniamo a parlare, questa volta più diffusamente, di Mr. Robot, la serie tv americana che lo scorso anno ha rilanciato le sorti del canale USA col suo grande successo di pubblico e critica, e i tanti riconoscimenti specie all'emergente protagonista Rami Malek e al redivivo Christian Slater.
Inizio subito con una sorta di Captatio Malevolentiae, dicendo che non amo particolarmente le serie, poi spiegherò meglio il perché; preferisco nettamente il cinema, ma anche i buoni, vecchi, telefilm a episodi slegati tra loro.
Tuttavia Mr. Robot mi ha conquistato con un episodio pilota la cui qualità sfida quella del miglior cinema, non solo attuale; avrei avuto altri nove episodi per rendermi conto che l'entusiasmo era degno di miglior causa, tuttavia va detto che la serie si mantiene, almeno tecnicamente, su livelli d'eccellenza per tutta la sua durata.
Innanzitutto, senza stare a spoilerare per chi non l'avesse vista, due parole sulla trama. Elliot, il protagonista, è un giovane informatico di New York, che lavora per una grande società di sicurezza; timido e insicuro con amici e colleghi, a livelli quasi patologici, in realtà il ragazzo fuori dall'ufficio si trasforma in una sorta di hacker supereroe moderno. Elliot, difatti, si diletta ad hackerare tutte le persone che incontra, svariando dal semplice vouyerismo, quando stalkera l'amica d'infanzia o la sua psicanalista, alla giustizia fai da te, quando smaschera pedofili e seduttori seriali. Inoltre il giovane si barcamena tra forti tendenze anarchiche, una forte dipendenza dalla morfina che lo porta al contatto con ambienti criminali, e disturbi mentali la cui entità andrà facendosi chiara, e sempre più grave, La sua vita procede con questa "routine", fino a quando viene avvicinato dal sedicente Mr. Robot, che lo invita ad unirsi ad un gruppo stile Anonymous, che progetta di ribaltare il sistema capitalistico retto dalle banche, allettando Elliot che da sempre medita vendetta verso l'E Corp, tentacolare multinazionale responsabile della morte del padre.
Il mio parere
Il primo episodio, come detto, è fenomenale, se fosse autoconclusivo ci troveremmo di fronte a un film capolavoro, nel suo genere; regia ispirata, di Niels Arden Oplev, musiche scelte con cura e alcune scene che restano impresse. Poi, pian piano, nei seguenti episodi, l'entusiasmo va un po' spegnendosi, anche se l'attenzione verso la storia viene mantenuta alta attraverso vari stratagemmi. Empatizzare col protagonista non è facile, un po' per la recitazione allucinata e monocorde di Rami Malek, un po' per il suo discutibile stile di vita, un po' perché, a dispetto della sua asocialità patologica (caratteristica spesso reale nel mondo degli hacker), chiunque gli giri attorno faccia a gara per salvarlo, dalle bellocce di turno, al titolare gay, fino ai suoi acerrimi rivali. Alcuni personaggi, poi, lasciano un po' con l'amaro in bocca, specie Tyrell, pezzo da novanta dell'E Corp: all'inizio sembra un signor Villain, degno dei migliori delle serie tv, poi il suo personaggio subisce una sorta di involuzione, inanellando scelleratezze una dopo l'altra. Ma il difetto congenito di Mr. Robot, è quello di ogni serie tv, ovvero, si parte con concetti sociologici e filosofici interessanti, qui, nella fattispecie, una forte, anche se superficiale, critica ai meccanismi capitalistici e ai profitti che le banche e le multinazionali maturano sui debiti della povera gente, unito a una sorta di investitura, per me assai discutibile, della figura dell'Hacker come moderno supereroe, che tutto sa e tutto può, e, barricato dietro la tastiera di un pc, riesce a fare giustizia dei torti peggiori, un po' come facevano i vari Superman e Batman, in modo meno realistico ma sicuramente più romantico. Il problema sorge appunto quando, esaurita l'introduzione generale, il focus si sposta sulle vicende personali dei protagonisti, traumi infantili, amori, amicizie, tradimenti e patimenti; il filo della storia si ingarbuglia, accartocciandosi sulle storie private di Elliot e compagnia, non aiutato anche dagli sceneggiatori che, da un certo punto in poi, sembrano impegnati più nel lasciare aperte tutte le porte a un possibile seguito, che non a dirimere i tanti fili sparpagliati nel corso degli episodi.
Tuttavia, queste sono critiche dettate proprio dal mio approccio personale al mondo delle serie tv e, al netto di queste, Mr. Robot rimane un prodotto di grande qualità, specie per essere televisivo, ben girato e recitato, che farà la gioia di chi si appassiona al mondo della tecnologia, degli hacker e della sicurezza informatica, e la noia (a volte una consonante cambia tutto...) di chi non mastica a colazione protocolli http e giga bytes.
 

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