domenica 8 maggio 2016

Recensione: Lo Chiamavano Jeeg Robot (2015)



Lo Chiamavano Jeeg Robot, con buona pace dei super incassi di Checco Zalone, è il caso della stagione cinematografica italiana. Al di là degli effettivi meriti, riconoscimenti e quant'altro, va innanzitutto detta una cosa: Gabriele Mainetti è riuscito praticamente per la prima volta a girare un film di supereroi in Italia. E questo lascia ben sperare per il futuro, per una rinascita del cinema di genere italiano che, se ha sempre peccato nel peculiare sottogenere dei supereroi, ha brillato di fulgida luce propria per tutti gli anni '70 nel giallo, thriller e horror, tanto da essere ancora vissuto come un vero e proprio culto, non tanto in Italia, quanto all'estero, con illustri fan, vedi Tarantino, John Landis, Joe Dante e Martin Scorsese.
Esaurita questa doverosa premessa, qualche parola sul film, senza stare troppo a spoilerare.
Enzo Ceccotti è un delinquente di mezza tacca di Tor Bella Monaca, vive nella tipica periferia popolare, degradata e fatiscente, va avanti a porno e budini, rifugge qualsiasi responsabilità e odia tutto e tutti. Nel più classico stile Marvel, entra in possesso di superpoteri, da cui, ovviamente, deriveranno grandi responsabilità. I suoi destini si intrecciano con una giovane vicina di casa, Alessia, ragazza resa psicolabile da prevedibili traumi infantili, che nutre una vera ossessione per il manga Jeeg Robot, da qui il titolo della pellicola, e con Lo Zingaro, capo di una gang di piccolo cabotaggio che sogna la svolta, ovvero entrare nel grande giro della criminalità organizzata, appassionato di trash anni '80. Sullo sfondo oscuri attentati bombaroli che incendiano una Roma quanto mai notturna e gotica.
C'è tutto il corredo dei film del genere; l'uomo qualunque che, ritrovatosi supereroe, cerca dapprima di sfruttare la situazione a suo esclusivo vantaggio, per poi arrivare, attraverso una maturazione personale, ad accettare grandi responsabilità. C'è la storia d'amore senza lieto fine, e c'è un villain degno dei film americani, e non è detto che sia un complimento. E non manca un finale che lascia aperta la possibilità di un sequel.
Le note positive sono innanzitutto il coraggio di Mainetti e soci nell'imbarcarsi in un'operazione a forte rischio trattandosi di cinema italiano, votato da anni invariabilmente alla commedia sentimentale-isterica, o al binomio tossici-criminali di borgata, per arrivare a cinepanettoni, Checco Zalone e trash vario. Il film, a parte qualche ingenuità, alcuni buchi narrativi e un budget ridicolo per il genere, funziona bene, scorre ed è ben diretto, con qualche scena davvero ben riuscita(quella del Luna Park, Lo Zingaro che canta Un'Emozione Da Poco, applausi alla grandezza di Ivano Fossati come autore di canzoni, la strage dei camorristi con Ti Stringerò di Nada come sottofondo), gli effetti speciali sono caserecci ma funzionali allo scopo, e la recitazione, a parte qualche eccesso, rimane su buoni livelli. Bravo Santamaria, ingrassato di venti chili, alla maniera di Hollywood, nell'aggiungere qualche sfumatura al personaggio altrimenti monocorde di Ceccotti. Qualche dubbio in più per l'Alessia di Ilenia Pastorelli, sopra le righe e a tratti irritante, ma nel complesso tenera al punto giusto, e per il cattivone interpretato dal talentuoso Luca Marinelli, che forse esagera nel caratterizzare una sorta di Joker di borgata, non aiutato in questo da una sceneggiatura che appesantisce il suo personaggio con una serie di stereotipi dei villain hollywoodiani forse esagerata. La trama regge, alcuni passaggi sono molto telefonati, ma siamo comunque nel campo dei supereroi e non di fronte al nuovo film di Herzog, e l'approfondimento psicologico dei personaggi è abbastanza bi-dimensionale, ma vale il ragionamento di cui sopra.
In definitiva, un film che, tra eccessi pulp e qualche bella trovata, si fa guardare con piacere, anche se non me la sento davvero di unirmi a certe reazioni entusiastiche viste in giro(sette David di Donatello forse sono un'esagerazione), ma che ha la sua importanza più a livello simbolico di un cinema di genere che cerca di rinascere.

Voto: 6.5

4 commenti:

  1. Per me una delle più belle sorprese della stagione, insieme a "Veloce come il vento". Marinelli a tratti Tarantiniano. Attendo con ansia la prossima prova di Mainetti.

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    1. Sicuramente, magari con un budget all'altezza. "Veloce come il vento" devo recuperarlo, me lo consigli?

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    2. si si, ero scettica ma ne vale la pena

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    3. Ok, mi fido, intanto leggo la tua recensione...

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