mercoledì 18 maggio 2016

Alfred Hitchcock: Il Suo Cinema In Sette Film



Dopo Stanley Kubrick, passiamo in rassegna i sette film migliori, per i miei discutibili gusti, dell'altro mio mito cinematografico: Alfred Hitchcock.
La cosa che subito salta all'occhio analizzando la filmografia del Maestro del Brivido è che, a differenza di quello che capita spesso tra i grandi artisti, che spesso danno il meglio nelle loro prime opere, i suoi capolavori sono quasi tutti stati girati nella sua piena maturità. Infatti, dopo una prima parte di carriera spesa nella natia Inghilterra, promettente e già abbastanza vasta, e con almeno un paio di pellicole riuscitissime, come L'Uomo Che Sapeva Troppo, che avrebbe ripreso poi a Hollywood, Hitchcock intorno agli anni '40 emigrò negli Stati Uniti, dove, dopo una serie di film comunque passati alla storia (Rebecca, Io Ti Salverò, Il Sospetto, Notorius), metterà a segno i suoi colpi più brillanti tra gli anni '50 e i primi '60, prima di concludere la carriera con una serie di pellicole dignitosissime, su tutte lo stupefacente Frenzy.
Ma il nucleo dell'opera del Maestro si concentra appunto nel periodo citato. Andiamo a vedere.

7. Frenzy (S/T)1972

Capolavoro senile di Hitchcock, Frenzy omaggia la sua filmografia in alcuni temi, dal serial killer all'uomo comune che, scambiato per il colpevole, si improvvisa detective per difendersi, mentre traccia un solco di discontinuità nella scelta delle protagoniste femminili, tutte attrici di teatro poco conosciute e nell'uso esplicito di scene di violenza e nudo. Film ambientato e girato in Inghilterra, dopo anni di produzioni hollywoodiane, contiene, anche a livello registico, gli ultimi guizzi del fuoriclasse.



6. Il Delitto Perfetto (Dial M For Murder) 1954

Altro lavoro prettamente teatrale che vanta negli anni innumerevoli rivisitazioni e imitazioni, Il Delitto Perfetto è un film di una perfezione inavvicinabile, sarebbe il capolavoro della filmografia di decine di registi importanti, ma non per il Maestro. Favoloso l'incastrarsi di ogni elemento della cervellotica messa in scena, senza lasciare aperta nessuna falla narrativa. Sublime la recitazione all'insegna dell'understatement dei protagonisti, un impagabile Ray Milland nel ruolo di un appesantito ex tennista professionista che trama di uccidere la moglie, un'abbagliante Grace Kelly. Nulla andrà come previsto. Menzione a parte per lo stupendo John Williams nella parte dell'Ispettore Hubbard.


5. Nodo Alla Gola (Rope) 1948

Primo vero capolavoro di Hitchcock, all'epoca non apprezzatissimo, è un film fortemente innovativo; primo tentativo di pellicola girata completamente in piano-sequenza, cosa peraltro tecnicamente impossibile all'epoca per motivi tecnici, cosa questa by passata grazie a brillanti trovate, narra una storia di chiara impostazione teatrale, tratta da un fatto di cronaca (due amici gay che uccidono per il solo gusto di vedere che effetto fa) che purtroppo tornerò periodicamente alla ribalta della cronaca nera, anche ai giorni nostri. Tutto è perfetto come in un congegno a orologeria, in primis la recitazione (su tutti Jimmy Stewart) e i dialoghi. Forti implicazioni filosofiche.

4. La Donna Che Visse Due Volte (Vertigo) 1958

Uno dei grandi capolavori di Hitchcock, con l'ennesima grande prova del fido James Stewart, Vertigo, che oggi non manca mai in qualsiasi classifica sui più grandi film della storia, a volte anche al primo posto, all'epoca non ebbe grande successo, forse perché troppo complesso e all'avanguardia per quegli anni. La storia contorta del poliziotto Scottie, che perde per due volte la donna amata tra presunte possessioni, vertigini, scene cult e i soliti dialoghi brillanti, dà modo a Hitchcock di sfoggiare nuove trovate tecniche, tra cui l'inquadratura che simula le vertigini del protagonista, e che da allora prenderà il nome di effetto Vertigo.

3. La Finestra Sul Cortile (Rear Window) 1954

Nello stesso anno del Delitto Perfetto il Maestro del Brivido sforna un altro, ancora più grande, capolavoro, di nuovo di impianto fortemente teatrale. La Finestra Sul Cortile mischia temi cari al regista inglese, dalla commedia sofisticata alla suspance, dal vouyerismo all'arguta metafora sul cinema, e riesce a non annoiare in quasi due ore di ambientazione claustrofobica che faranno storia nel cinema thriller a venire. Sempre sugli scudi due attori feticcio di Hitchcock, il solito James Stewart e Grace Kelly, qui forse all'apice del suo algido fascino. E, tra un colpo di scena e l'altro, moderne riflessioni sul rapporto di coppia.

2. Gli Uccelli (The Birds) 1963



 Siamo di fronte, anche secondo una famosa critica di Fellini, a uno dei film migliori dell'intera storia del cinema. Una metafora filosofica criptica sul rapporto dell'uomo con la natura, secondo alcuni, con un finale aperto che all'epoca lasciò più di un critico con l'amaro in bocca. Gli Uccelli, che narra l'inspiegabile rivolta degli uccelli in una tranquilla cittadina della California rimane uno dei film più terrificanti di sempre, sospeso tra il tradizionale inizio hitchcokiano all'insegna della commedia raffinata, e il successivo incedere quasi da horror dalla forte carica innovativa. Il repertorio del cineasta c'è tutto, inquadrature dall'alto, lo stupefacente uso di effetti speciali e, soprattutto, sonori, con l'assenza totale di musica. E lo splendido finale, un'immagine quasi da Giudizio Universale. Alla fine non c'è una spiegazione, ma punizione divina o il cosmo impazzito che sia, a noi rimane una delle esperienze visivamente più forti a cui assistere al cinema.

1. Psyco (Psycho) 1960


 Il masterpiece della carriera di Hitchcock, e uno dei film più importanti della storia, era nato come un progetto a basso costo, motivazione questa a cui, probabilmente, si deve l'uso suggestivo del bianco e nero. La storia dello psicopatico Norman Bates, giovane solitario, succube dell'anziana madre, terrorizza gli spettatori ormai da oltre cinquant'anni. Grande successo di pubblico e vero forziere di scene entrate nel mito, a partire dall'omicidio sotto la doccia, non ebbe il plauso unanime della critica, forse perché episodio di grande rottura all'interno della cinematografia del nostro, a partire dall'uso del bianco e nero (già presente sì in Io Confesso e Il Ladro, ma con ben altri toni), alla violenza esplicita e alla quasi totale mancanza di scene di alleggerimento sempre presenti anche nei suoi film più cupi. Un film e un personaggio immensi, prototipi di decine di opere successive, e da cui Anthony Perkins non sarebbe riuscito più a liberarsi.

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