venerdì 16 ottobre 2009

Progressive italiano(1):Nuda-Garybaldi(1972)


Come già per il discorso intrapreso con il blues,questo post è il primo di una serie dedicata alle recensioni di alcuni album che hanno contraddistinto l'era del progressive in Italia.Si tratta di dischi che ho scelto non in base alla celebrità o alle copie vendute,ma esclusivamente in base al gusto personale e alla fruibilità da parte di un pubblico magari appassionato di rock,ma poco avvezzo al genere.Il prog fu sicuramente il periodo di massimo splendore per il rock italiano, genere altrimenti privo di grandi momenti,e riuscì nell'imprese di lanciare alcuni gruppi (vedi la PFM) anche oltreconfine,aldilà di quelle che per il rock di casa nostra si sono sempre rivelate delle vere e proprie colonne d'Ercole.Il periodo aureo del genere può essere individuato dalle prime avanguardie(70/71)agli ultimi fuochi(76/77).Il gruppo di cui parliamo oggi viene da Genova ed esordisce nel 1970 sotto il nome Gleemen ,con un album omonimo.Si tratta di un lavoro tardo-beat con ottime intuizioni sia a livello strumentale che melodico,con i testi come punto debole e che dà grande risalto al bravissimo chitarrista Bambi Fossati,vero epigono nostrano di Jimi Hendrix.L'album,inoltre,consegna alla storia uno dei migliori pezzi blues in lingua italiana,lo slow Chi sei tu,uomo?.Nel 1972 il gruppo ha cambiato nome in Garybaldi , quando dà alle stampe Nuda,destinato a diventare un album cult anche grazie alla copertina, firmata da Guido Crepax.Il lato "A" non si discosta troppo dal disco dei Gleemen,la musica è un robusto rock-blues di chiara matrice hendrixiana , purtroppo anche per quel che riguarda il canto,vero punto debole di Fossati.Le uniche tracce prog sono nelle lunghe divagazioni strumentali chitarristiche e dell'ottimo tastierista Lio Marchi.Inoltre i testi non colpiscono certo per profondità.La musica cambia letteralmente con la seconda facciata,interamente occupata dalla suite Moretto da Brescia.Tanto per cominciare a cantare è Maurizio Cassinelli,con un bel timbro forte e chiaro,mentre i testi si fanno assai più piacevoli,ricchi di suggestioni medievali e fantasy.La chitarra di Fossati si sgancia finalmente dal nume tutelare di Hendrix,per intraprendere voli pindarici che citano di volta in volta la musica classica,cristalline melodie molto mediterranee e qualche slancio dalle parti di Santana,il tutto con apprezzabili intarsi con le tastiere di Marchi.In definitiva un album assai piacevole,sia nella prima parte più leggera,che nella seconda,più impegnativa ma tra le pagine migliori dell'intero prog italiano.Purtroppo i Garybaldi non riusciranno a ripetersi completamente con il successivo Astrolabio,anche a causa di una produzione un po' distratta,prima di sciogliersi definitivamente.

Nessun commento:

Posta un commento