giovedì 28 maggio 2015

Avvistamenti: Barna Howard - Quite A Feelin' (2015)

Ricordo nel 2012 di aver sommessamente gridato al miracolo per l'uscita del lavoro d'esordio di Barna Howard, songwriter di Portland immerso fino al midollo in atmosfere folk e country che sarebbero parse d'attualità forse cinquant'anni fa, tanto da averlo inserito, se ben ricordo, tra i primi tre preferiti di quell'annata. E perciò era con grande attesa che, da inflessibile fustigatore del secondo album, che, chi ne sa più di me insegna, è sempre il più difficile, aspettavo l'uscita di questo nuovo lavoro, Quite A Feelin'.
Le sensazioni dopo svariati ascolti sono contrastanti; parliamoci chiaro, Barna per me rimane un fuoriclasse nel suo pur minore ambito, sicuramente il più talentuoso nonché ligio tra gli epigoni dei vari Townes Van Zandt, Johnny Cash e compagnia bella. Vi chiederete dove sto andando a parare e quando arriverà il fatidico "però". Vi risparmio l'attesa: però qualcosa non torna. Quite A Feelin' è un lavoro che prosegue esattamente dove tre anni fa si fermava il disco d'esordio, quindi chi temeva che il nostro si lasciasse prendere la mano da arrangiamenti ridondanti o ammiccamenti mainstream, può tirare un bel sospiro. Siamo sempre nel folk più puro, non contaminato non dico dall'elettronica ma nemmeno dall'elettricità; ne corre giusto un filo qua e là, vedi l'evocativa steel guitar in Rooster Still Crows, spostando le coordinate appena più verso lidi country e americana. Il punto è che i pezzi a tratti sembrano quasi delle outtake del primo lavoro, per non dire scarti, mancano quelle melodie struggenti, oltre probabilmente all'effetto sorpresa, del primo lavoro, tranne forse per quanto riguarda Indiana Rose, non a caso posta in apertura, o la bella Hands Like Gloves o la già citata Rooster Still Crows, o il filo d'elettricità che torna a irrorare la tradizionalissima Whistle Show. In sostanza il buon Barna si conferma talento cristallino nel suo genere, canta e pizzica la sua acustica da dio, ma per noi che cerchiamo sempre il pelo nell'uovo è lecito aspettarsi qualcosina di più a livello di scrittura. Se proprio voto dev'essere, io darei un sei e mezzo.

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