martedì 3 gennaio 2017

I Dischi dell'anno 30/21

Ed ecco, puntualmente in ritardo, la mia classifica dei dischi dell'anno; doveva essere una top 20, ma nell'attesa che digeriste le classifiche degli altri blog e delle varie testate, quelle serie con BowieRadioheadNickCave ai primi tre posti, gli album sono saliti a 30.
Inutile specificare che si tratta dei lavori che ho più ascoltato e che, per un motivo o per l'altro, mi hanno colpito; il mio blog ha una redazione piuttosto agile, che comprende "Me, myself and i", quindi non ho la presunzione di dire di aver ascoltato tutto quello che c'era da ascoltare, ma tant'è.

30. Higher Time - Electric Citizen

Un disco di classico hard rock anni '70, che pare tornato ormai ufficialmente di moda, con la bella voce femminile di Laura Dolan e le solite influenze tra Led Zeppelin Deep Purple e Black Sabbath; niente di nuovo ma, se fatto così bene, chi se ne frega.

29. Up To Anything - The Goon Sax

Australiani dall'età media che si aggira sui 17 anni che, anziché farsi selfie da bimbiminkia e postarli su Snapchat (Ma faranno anche quello, ne sono sicuro), se ne escono con un album perfetto tra indie sghembo e reminiscenze velvetiane.
28. Ruins - Wolf People

Il ritorno di Jack Sharp e soci dopo il bellissimo Fain. Le consuete atmosfere tra la tradizione d'Albione e pulsioni folk-progressive anni '70, in una visione più moderna e accelerata. Meno convincente del predecessore, ma comunque un bell'andare.

27. Blu & Lonesome - Rolling Stones

Dopo dieci anni gli Stones tornano in studio per registrare un album di cover blues. Le premesse per una bella fetecchia c'erano tutte, eppure Blue & Lonesome suona talmente genuino da ricordare quando il blues di Chicago, Jagger e soci, lo suonavano al Marquee. E ringiovanisce anche Clapton, presente in un paio di numeri.
26. Everything You've Come To Expect - The Last Shadow Puppets

Ritorno attesissimo, almeno dal sottoscritto, non completamente all'altezza del primo episodio. Ma dove i Puppets hanno perso in immediatezza e singoli killer, ne hanno guadagnato in raffinatezza.
25. My Way Home - Eli "Paperboy" Reed

Sembra uscito da una scena dei Blues Brothers, questo ragazzotto del profondo sud americano; perennemente sopra le righe, canta come un predicatore invasato dal signore e suona la chitarra come un novello Lightnin' Hopkins, impossibile non farsi contagiare.
24. Desire's Magic Theatre - Purson

La bellissima voce e presenza scenica di Rosalie Cunningham, vera dea psichedelica, la fanno da padrone nell'irresistibile ritorno dei Purson. Un sacrilego mischione di psichedelia, doom, hard rock e pop, dalle cui spire caleidoscopiche è un piacere farsi avvolgere.
23. IV - Black Mountain

Non delude l'atteso ritorno dei canadesi che dilatano sempre più il loro tipico hard rock in gustose cavalcate che fondono anche suggestioni cosmiche e atmosfere hippie. Sempre in attesa che sfornino il vero capolavoro.

22. The Hope Six Demolition Project - P.J. Harvey

Il glorioso ritorno di P.J. Harvey, ormai mosca bianca del rock, una delle poche a credere ancora nell'impegno civile a chitarra spianata. E riesce quasi a convincerci con un bel gruzzolo di pezzi quantomai centrati, avviandosi ormai nell'olimpo dei personaggi rock intoccabili.
21. La Fine Dei Vent'anni - Motta

Alla faccia della monnezza dei talent, alla fine una rivelazione italiana ce l'abbiamo pure quest'anno. Motta racconta le piccole storie che ognuno si porta dentro, più o meno consapevolmente, e, senza mirare troppo alto, costruisce un lavoro miracolosamente bilanciato tra canzone d'autore e pop.

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